Firenze 19 dicembre 2020

Una meraviglia questo castello che sta andando in rovina, non più visitabile perché staticamente insicuro e pericolante, ma che ha attratto l’attenzione di Italia Nostra, di Europa Nostra e, soprattutto, del FAI (il Fondo per l’Ambiente Italiano) visto che nel 2016 è stato al primo posto nel censimento dei “Luoghi del Cuore” da restaurare, con oltre 50mila voti. Di nuovo in lizza nel censimento di quest’anno che si è appena concluso, ne sapremo di più nel febbraio-marzo del 2021 quando saranno resi noti i risultati definitivi (per ora è al secondo posto con 54.711 voti).

La facciata del Castello di Sammezzano, a trenta chilometri da Firenze. L’esterno non fa presagire l’eclettismo degli ambienti interni (foto: FAI)

La meraviglia in questione è il Castello di Sammezzano con 50 ettari di parco storico; si trova a Leccio (Reggello), nella valle dell’Arno, non lontano da Firenze. Un edificio originale, frutto inconsueto della trasformazione di un antico immobile, nato in un luogo con memorie storiche fin da epoca romana e dove nel 781 esisteva una fortezza; lì, a quanto pare, si fermò Carlo Magno di ritorno da Roma. L’abitazione fortificata poi diventò una tenuta da caccia di proprietà di Ferdinando I dei Medici, confiscata agli Altoviti Gualtierotti, che si erano schierati contro di loro; nel 1596 la proprietà passò alla famiglia Ximenes d’Aragona.

La “Sala Bianca”, in stile moresco,  evidente omaggio all’Alhambra di Granada, decorata con stucchi raffinatissimi (Foto: FAI)

A metà dell’Ottocento il Marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes D’Aragona (1813-1897) ereditò questa grande proprietà che aveva l’aspetto di una villa toscana seicentesca e la trasformò in un castello eclettico con sapore spagnolo ed esotico, arabeggiante ed islamico, uno degli esempi più importanti di architettura orientalista in Italia (corrente culturale che a Firenze ebbe molti estimatori). Personaggio poliedrico e dai più vasti interessi, il Marchese proveniva da una ricca famiglia fiorentina, proprietaria di molti immobili in città, ma anche in zone più lontane, come la tenuta di Saturnia in Maremma, dove ora sono le famose terme.

La “Sala degli Specchi”, di forma ottagonale, ha la volta composta da tanti minuscoli specchi affiancati a stucchi. Pare che alla luce delle candele desse suggestioni tali da incantare anche Gabriele D’Annunzio e Galileo Chini (foto: FAI)

Collezionista, botanico, bibliofilo, imprenditore, architetto ed ingegnere, fu una figura emblematica della vita culturale, sociale e politica della Firenze di quell’epoca. Appassionato combattente durante i moti del ’48, fedele sostenitore della causa nazionale, fu protagonista della Firenze Capitale e Deputato del Regno fino al 1867, anno in cui, amareggiato, rassegnò le dimissioni.
Quando si allontanò dalla politica, che gli aveva procurato tante delusioni, Ferdinando decise di dedicarsi personalmente alla ristrutturazione della proprietà di famiglia di cui egli stesso pensò, progettò e finanziò i lavori. Volle ricostruire nelle stanze del castello la percezione di ambienti esotici perché si era appassionato all’orientalismo conosciuto attraverso i libri di cui era un attento e tenace collezionista, visto che non aveva mai viaggiato fuori dall’Europa.

La coloratissima “Sala dei Pavoni”, in stile indiano, la più famosa del castello. Era adibita a sala pranzo (foto: FAI)

Quale fu il risultato? A dispetto della severità della facciata, il castello si presenta come una costruzione eclettica, fantasiosa, con influenze di gusto spagnolo, indiano, arabo, moresco, persiano oltre che liberty e neogotico. Le sale sono una più sorprendente dell’altra, una girandola di capitelli, un’esplosione policroma di specchi e giochi di luce. La Sala d’ingresso e i corridoi accompagnano il visitatore allo spettacolo di forme e colori degli altri ambienti. In ognuna delle sale ci sono iscrizioni, in italiano, in latino, spagnolo, o altre ispirate a Dante. Alcune sono anche messaggi e grida di rabbia dopo le delusioni in campo politico. La Sala Bianca, o della Volta Celeste, è in stile spagnolo, tributo a Granada. La Sala da Ballo fu minuziosamente progettata per ottimizzare la sonorità per l’orchestra che doveva accompagnare le feste. L’ottagonale Sala degli Specchi pare che donasse suggestioni particolari quando era illuminata con le candele, tanto da emozionare Gabriele D’Annunzio e Galileo Chini.

“Il corridoio delle stallattiti”, un trionfo di stucchi, vetri e ceramica smaltata (foto FAI)

Del Corridoio della Giustizia o Corridoio delle Stalattiti, il Marchese presentò il progetto all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1855. Seminascosta da stucchi e colori, c’è una frase in latino, la cui traduzione in italiano è: «Mi vergogno a dirlo, ma è vero, l’Italia è in mano a ladri, puttane, esattori e sensali che la controllano e la divorano ma non di questo mi dolgo, ma del fatto che ce lo siamo meritato». In realtà tutte le sale contengono qua e là frasi che espongono il pensiero critico e pessimistico del Marchese. Si aprono poi la sala dei Gigli o della Musica, molto conosciuta, la Sala del Giuramento e la sensazionale Sala dei Pavoni, la più famosa di tutte, di stile indiano, con colori vivacissimi. Vari fumoire a forma ottagonale si frappongono tra le stanze.
L’atmosfera della Cappella celebra la religione cattolica, ma anche quella islamica; l’altare, prodotto in un solo pezzo di ceramica, propone anche un simbolo massonico. Ceramiche e manufatti utilizzati nel progetto furono materialmente realizzati nella proprietà: vennero costruiti forni per la cottura della ceramica e vennero istruite maestranze locali.

La “Sala dei Gigli” , decorata con stucchi e ceramica (foto: FAI)

Il Marchese amò molto il suo castello dove tuttavia accoglieva poche e selezionate persone (come il re d’Italia Umberto I che ospitò nel 1878), tanto che volle essere sepolto lì, lontano da Firenze, città che gli aveva dato delusioni politiche e personali.
Il Parco Storico non desta meno interesse: Ferdinando, studioso di botanica, per passione e curiosità, fece piantare oltre 100 specie arboree esotiche (ora in gran parte scomparse), acquistò la prima sequoia a 224 lire, poi molte altre, tanto che oggi se ne contano più di 100 di cui una gigante, la Sequoia Gemella (alta 53 metri), al secondo posto nella classifica degli alberi più alti d Italia. Il Castello è stato set di molti film, tra cui il Racconto dei racconti di Matteo Garrone. Ora aspetta il suo, meritato, restauro.

Immagine di apertura: la sala di ingresso del Castello di Sammezzano, a Reggello dove si mescolano elementi neogotici (il soffitto), con altri Liberty (le finestre), altri ancora orientali (la balaustra in legno). Un trionfo dello stile eclettico (foto: FAI)

 

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