Pavia 23 Settembre 2020

Accanto alle borgate della bassa Tivoli, nei pressi delle cave di travertino e poco distante dal fiume Aniene incontriamo le rovine di una grandiosa villa che ha ispirato generazioni di architetti, da Piranesi a Palladio, da Le Corbusier a Louis Kahn e Alberto Campo Baeza, fino agli studenti che ogni estate prendono parte al Piranesi Prix de Rome. È Villa Adriana costruita per volontà dell’imperatore Adriano tra il 117 e 138 a.C. sui Monti Tiburtini, ad una trentina di chilometri da Roma, raggiungibile sia con la via Tiburtina che con la via Prenestina, oppure navigando l’Aniene. Non si è a conoscenza dell’identità dell’architetto, o degli architetti, che contribuirono al disegno della residenza, ma sappiamo che l’imperatore ne curò personalmente il progetto e la realizzazione.

La vasca del Canopo che evoca il braccio del Nilo che congiungeva la città di Canopo con Alessandria. Attorno alla piscina, il colonnato con le statue. L’esedra (l’incavo semicircolare sovrastato da una semi-cupola) alla fine della vasca presenta il triclinio imperiale; vi si tenevano banchetti con spettacolari effetti d’acqua.

L’intero complesso, frutto di una progettazione unitaria come hanno rivelato gli studi dei sistemi di canalizzazione e della geometria, è formato da una sequenza di padiglioni, con una predilezione per gli edifici a cupola, e contiene le riproduzioni in scala dei luoghi che più avevano colpito Adriano nei suoi viaggi attraverso le province dell’Impero. Ha un’estensione di 120 ettari (più della superficie occupata dal centro storico di Tivoli), e costituisce un unicum per la quantità di soluzioni inedite e, soprattutto, per la spazialità e la disposizione – solo all’apparenza disomogenea – dei padiglioni. Ognuno di essi ha, infatti, una funzione ben definita e tutti sono in relazione tra di loro secondo uno schema geometrico basato su assi originati da centri generatori che definiscono una configurazione fintamente disordinata.

La vasca del Pecile, una grande piazza colonnata quadrangolare, che voleva essere la ricostruzione della Stoà Pecile (portico dipinto), il centro politico di Atene, città amata da Adriano.

Nonostante prima della decadenza e dopo la sua riscoperta sia stata depredata dei materiali preziosi e degli elementi ornamentali che ne decoravano gli ambienti, il sito conserva ancora tutta la sua maestosità. Benché non si trovi nelle esatte vicinanze dell’Aniene è grazie ad esso che riesce ad alimentare le terme, le vasche e le piscine, grazie ad un ramo di uno degli acquedotti che captavano dal fiume. L’essenza dell’intero complesso sta nei giochi d’acqua che accompagnano il percorso attraverso i padiglioni: si pensi alla vasca del Pecile, al Canopo-Serapeo, al Teatro Marittimo, alla Piazza d’Oro, ai complessi termali e alle fontane decorative.

Il Teatro marittimo (nome attribuito in epoca moderna), una delle prime costruzioni della Villa, probabilmente la parte privata del palazzo. Qui vediamo il portico circolare a colonne ioniche che si affaccia su un canale con al centro un isolotto.

La bellezza della Villa sta nella sua struttura che permette in ogni punto ci si trovi di percepire prospetticamente i volumi circostanti, ma anche nel fatto che è un paesaggio di memorie sostenuto dall’acqua. Delle elaborate decorazioni non restano che ricordi e documenti ma è rimasta, indelebile ed eterna, la geometria, la forma della villa: il complesso giace su un terreno in pendenza e il suo ordine, apparentemente casuale, fa in modo che le distinte quote su cui sono dislocati i padiglioni risultino perfettamente naturali, creando l’illusione di una natura in cui l’architettura trova il suo assetto perfetto, mentre, in realtà, è stata completamente disegnata, scavata e trasfigurata dalla mano dell’uomo.

La volta crollata delle Grandi Terme destinate al personale della Villa, mentre le Piccole Terme erano riservate alla famiglia imperiale.

Inserita dal 1999 nella lista dei luoghi Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, Villa Adriana fu seguita poco dopo, nel 2001, dalla Villa d’Este di Tivoli, fatto che sancì il primato di compresenza di due siti UNESCO nello stesso contesto urbano. L’inscrizione avvenne durante la presidenza, al Gruppo Nazionale per la Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, di Giuseppe Proietti, attuale sindaco di Tivoli, che aveva già avviato progetti di recupero per le due Ville e per il Santuario di Ercole Vincitore.

La piazza d’Oro, ovvero quello che resta del tempio circondato da un portico con colonne, con una vasca centrale rettangolare che tagliava la spianata dei giardini.

Benché i due siti siano sottoposti allo stesso vincolo di protezione, gli effetti a lungo termine sono stati differenti perché diverse sono le condizioni ambientali: Villa d’Este si configura come complesso circoscritto e, collocandosi nel centro di Tivoli, è armonicamente inserita nel contesto urbano. Al contrario, nell’area di Villa Adriana e la villa stessa, gli scavi archeologici continuano a portare alla luce nuovi resti per i quali il perimetro effettivo del complesso non è definibile con certezza; non solo, alcune porzioni sono ancora oggi proprietà di privati e il territorio che circonda la villa è stato oggetto di piani di lottizzazione selvaggi e di urbanizzazioni aggressive che ne hanno intaccato i confini e l’integrità, non ultima la minaccia, che si è presentata più volte, perfino pochi mesi fa, di una discarica.

Ancora una veduta della vasca del Canopo

Nel 2018 l’Accademia Adrianea di Architettura e Archeologia ha indetto un bando internazionale al quale hanno partecipato atenei italiani ed esteri e studi di architettura. La proposta del bando è quella di estendere l’area tutelata circostante – la cosiddetta Buffer Zone – alla porzione dell’Aniene che si snoda dal basso corso del fiume sino alle cascate del tratto più alto, una notevole estensione di territorio costellata da elementi di grande valore archeologico e storico. L’obiettivo è riqualificare e restituire il giusto significato paesaggistico e architettonico all’intera area, ma, più in generale, riformulare il concetto di “area cuscinetto”. pensandola non come perimetrazione volta alla anacronistica conservazione del patrimonio, ma come strategia di sviluppo del sito allo scopo di evitare sia l’urbanizzazione sia un congelamento allo stato di enclave.

Immagine di apertura: Il Teatro Marittimo con il suo colonnato ionico

Tutte le foto del servizio sono di Alessia Rampoldi

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