È stata la prima visita di Leone XIV, il Papa americano, in Francia 18 anni dopo quella di Benedetto XVI, nel 2008. È un momento storico anche secondo la tv di Stato francese, che ha dedicato a Leone dirette ininterrotte. Ottantamila giovani per la veglia di preghiera a Saint-Denis, 300mila lungo il percorso tra la sede dell’Unesco e Notre-Dame, 800mila persone ieri per la messa in Place de la Concorde, tappa parigina prima di Lourdes e Metz. E i parigini non hanno brontolato: rispetto al grado di lamentela di cui sono capaci, nessuna protesta di fronte ai viali improvvisamente chiusi al traffico, alle corsie preferenziali ormai intasate, al traffico sostanzialmente bloccato. Parcheggiate le biciclette, hanno aspettato sorridenti la papamobile in un clima da Olimpiadi. Un’accoglienza da star, con le copertine di “Paris Match” e di “Le Figarò” dedicate a lui presenti ovunque. Come è possibile tutto questo nella laicissima Francia? Che cosa sta rappresentando Papa Prevost in questo momento? Atea da sempre e critica sul ruolo politico della Chiesa, una specie di succursale del male, regno dell’oscurantismo e dell’arretratezza, oggi mi interrogo sul perché il messaggio di Leone XIV risulti adesso così forte da costringere Donald Trump ad insultarlo pubblicamente e tale da riempire le piazze in Francia, dove la Repubblica sembra ora incontrare la Chiesa in un modo nuovo. In un momento storico difficilissimo, il Papa è diventato l’alleato più potente delle forze laiche che cercano di preservare la propria autonomia di fronte agli abusi e ai tentativi di asservimento di nuovi imperatori che calpestano i diritti umani e sanno fare soltanto la guerra, una guerra che nessuno vuole più. Ecco perché oggi non c’è un leader religioso che abbia un ascolto così ampio a livello mondiale.
