mercoledì 14 Aprile 2021

FRANCAMENTE...

"Respirare «un’aria d’altro luogo e d’altro mese/ e d’altra vita: un’aria celestina/ che regge molte bianche ali sospese….». Così Giovanni Pascoli,  ne L’aquilone. La Pasqua in arrivo suscita in tutti noi un desiderio di rinascita, di godersi la natura che in questi giorni scopre, come ogni anno, la magia della primavera. E, anche se fortunatamente, andare a fare una passeggiata ci è concesso, il clima che ci grava addosso in questi giorni non conosce leggerezza, è plumbeo, perché di questa pandemia non si intravede la fine. Mentre tutti i disservizi sulle vaccinazioni ci lasciano l’amaro in bocca e un gran senso di impotenza. Tanti morti ogni giorno, ospedali ingolfati di pazienti Covid. Pur ricoverati e trattati, non tutti i malati ce la fanno. A casa non viene curato nessuno, evidentemente, ora come esattamente un anno fa… E il ruolo dei medici di famiglia (non chiamiamoli di base, per carità, si offendono!) dove è finito? Lascia stupefatti quanto riportava alla fine di novembre del 2020 la circolare del Ministero della Salute sulla “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da Sars-CoV-2”, arrivata decisamente in ritardo, visto che l’epidemia era iniziata nella primavera: «i Medici di Medicina Generale, grazie alla presenza capillare nel territorio e alla conoscenza diretta della propria popolazione di assistiti, devono giocare un ruolo cruciale nella gestione dei malati Covid-19 rispetto ai seguenti aspetti: monitoraggio e gestione domiciliare dei pazienti che non richiedono ospedalizzazione, istituzione di un’alleanza terapeutica con il paziente e con il caregiver, istruzione dei pazienti sull’utilizzo dei presidi di monitoraggio a domicilio etc etc….». Ma di quale mondo parla la Circolare del Ministero? La presenza capillare dei medico di famiglia nel territorio è scomparsa da tempo, forse il ministro Speranza non se n’è accorto; altrettanto è successo con la conoscenza diretta degli assistiti (a cui i medici ormai mandano la richiesta di esami per mail, dopo un contatto telefonico). E nella pandemia a casa dei malati non si sono fatti vedere…  Purtroppo anche le Case della Salute, tentativo tosco-emiliano di ridisegnare la medicina italiana troppo "ospedalecentrica" sull’idea di aggregare medici di famiglia e pediatri in una struttura capace di garantire una continuità di assistenza, in molte realtà non hanno retto alla prova del Covid 19. E stupisce che pochi giorni fa la Società italiana di medicina generale (SIMG) abbia licenziato delle linee guida in cui alla domanda: quali pazienti Covid 19 potrebbero essere trattati a casa? si risponde «che la decisione se isolare e curare un paziente Covid a casa dipende dalla valutazione clinica effettuata caso per caso. I pazienti asintomatici o quelli con malattia lieve o moderata senza fattori di rischio per evoluzione sfavorevole possono non richiedere intervento medico in urgenza o ricovero ospedaliero e potrebbero essere sufficientemente assistiti presso il loro domicilio». Ma da chi? Da un medico che finora si è limitato a dare la tachipirina per telefono? Se a distanza di un anno dalla prima emergenza, si licenziano documenti come questi, il nostro scoraggiamento è più che giustificato. Eppure la ricostruzione della medicina del territorio è una scelta prioritaria da fare. Speriamo che Draghi se ne accorga.     Milano 26 Marzo 2021"

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