FRANCAMENTE...

«Noi crediamo che siano i genitori a crescere i figli, non gli algoritmi predatori; i social media non sono un giocattolo». Lo ha affermato in aprile Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, presentando l’iniziativa dell’Unione, ancora in sperimentazione, per impedire l’accesso ai social ai minori di 16 anni. I dati, purtroppo, delineano una situazione pesante, a rischio: in tutta Europa, senza differenze significative da un Paese all’altro, gli adolescenti trascorrono ormai dalle 4 alle 6 ore al giorno sulle piattaforme digitali, da Instagram a Tiktok, da Youtube a Facebook. Inevitabilmente le contromisure fioccano: per primo il Canada in dicembre ha vietato l’accesso ai social ai minori di 16 anni, ora la Francia prevede il divieto per gli under 15 dal 1 gennaio 2027, limite che è in arrivo anche in Danimarca, in Portogallo e in Spagna. Al momento sembrano disponibili tecnologie adeguate a bloccare l’accesso senza incursioni nella privacy, ma molti sollevano dubbi. L’applicazione scelta dalla Commissione Europea è oggetto di test in cinque Paesi dell’Unione: Italia, Francia, Spagna, Grecia e Danimarca con l’obiettivo di inserirla nel portafoglio digitale europeo entro la fine del 2026. In Italia, il funzionamento dovrebbe prevedere l’interazione con l’App IO della Pubblica Amministrazione senza rilevare altri dati personali o tracciare l’utente. L’annuncio è stato accolto con scetticismo dagli esperti. Ci sarebbero vulnerabilità critiche, il primo a metterle in evidenza il ricercatore Paul Moore che 24 ore dopo l’annuncio di von der Leyen, ha condiviso su X un video in cui mostrava come hackerare il sistema in soli 2 minuti. La questione è senz’altro complessa sotto diversi profili, ma la problematica fondamentale resta quella educativa: quanto i figli sono influenzati dai comportamenti dei genitori, ormai schiavi dei social? Tanto, in modo determinante. Scrive Carlo Verdelli, ne “Il diavolo in tasca” pubblicato da Einaudi: «Gli adulti, prigionieri come i figli dello stesso stordente incantesimo, non solo non danno il buon esempio, ma chiudono gli occhi davanti al disagio manifesto di un’adolescenza, e anche di una infanzia irretita dalla lampada magica. Una pandemia sociale sottovalutata, senza vaccini e senza cure». Come curare questa pandemia? Più che con i divieti, credo che gli adulti debbano cominciare a “disintossicarsi” dai social media. Come dire, per una volta diamo il buon esempio ai figli!
ilbuongiorno.com va in vacanza, ci rivediamo a settembre. Buone ferie a tutti i lettori!











