Le ambulanze della difesa civile corrono verso il pronto soccorso dell’ospedale Najdeh a Nabatieh, nel Sud del Libano, con le sirene spiegate. I soccorritori scaricano un ferito. «Oggi la situazione è molto grave. Abbiamo ricoverato un uomo sulla sessantina con un trauma toracico» racconta Shafi Fouani, Primario dell’ospedale. Poche ore prima, attacchi israeliani avevano colpito i dintorni dell’ospedale e i villaggi vicini, provocando incendi che hanno circondato la città. Fouani e il suo team sono in stato di allerta dal 2 marzo, data che ha segnato una nuova escalation del conflitto tra Hezbollah e Israele. L’8 aprile, uno dei giorni più sanguinosi del conflitto, oltre 100 raid aerei hanno colpito il Paese in meno di 10 minuti. Secondo il Ministero della Salute libanese, quasi 400 persone sono state uccise quel giorno, tra cui molte donne, bambini e anziani. Abbiamo parlato più volte, anche su questa rivista, della disperata situazione sanitaria di Gaza, ma in Libano le cose non vanno molto meglio. Il bilancio è pesante: cinque ospedali, due nel Sud e tre a Beirut, e 49 centri di assistenza primaria, sono stati costretti a chiudere, altri funzionano a capacità ridotta. Stando a quanto ha  denunciato “Human Rights Watch” il Tebnine Governmental Hospital, l’unico ospedale operativo in alcune zone del sud del Libano, è stato colpito ripetutamente; danneggiato il Pronto Soccorso, ferito il personale. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dal 2 marzo ci sono stati 148 attacchi contro la Sanità in Libano, con 103 morti e 233 feriti, inclusi operatori sanitari. All’ospedale Jabal Amel di Tiro, le finestre sono state distrutte dai bombardamenti vicini. «I chirurghi stavano operando quando sono arrivati i colpi. Hanno continuato l’intervento nonostante tutto», racconta il direttore esecutivo Faraj Hamadeh. I pazienti in terapia intensiva non potevano essere spostati; le infermiere sono rimaste con loro, rischiando la vita. Gli attacchi israeliani hanno danneggiato o distrutto la maggior parte dei ponti a sud del fiume Litani, lasciando per settimane il ponte Qasmieh come unico grande collegamento. E i bombardamenti sui civili si stanno intensificando. il Sud del Libano come Gaza? (fonte: reportage di Amelie David per la rivista Lancet)

Franca Porciani
Toscana, milanese di adozione, laureata in Medicina e specializzata in Geriatria e Gerontologia all'Università di Firenze, città dove ha vissuto a lungo, nel 1985 si è trasferita a Milano dove ha lavorato per oltre vent'anni al "Corriere della Sera" (giornalista professionista dal 1987) occupandosi di argomenti medico-scientifici ma anche di sanità, cultura e costume. Segue da tempo la problematica del traffico d'organi cui ha dedicato due libri, "Traffico d'organi, nuovi cannibali, vecchie miserie" (2012) e "Vite a Perdere" (2018) con Patrizia Borsellino, editi entrambi da FrancoAngeli. Appassionata di Storia dell'Ottocento, ha scritto per Rubbettino "Costantino Nigra, l'agente segreto del Risorgimento" (2017, finalista al Premio Fiuggi Storia). Insieme ad Elio Musco ha pubblicato con Giunti "Restare giovani si può" (2016), tradotto in francese da Marie Claire Editions, "Restez Jeune" (2017). Nel gennaio del 2022, ancora con Rubbettino, ha pubblicato "Cavour prima di Cavour. La giovinezza fra studi, amori e agricoltura". A settembre del 2025, è uscito "La Dama Bianca" (Mursia), di cui è autrice insieme a Gabriele Moroni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.