Milano 23 Gennaio 2021

Studenti in protesta, Regioni in contrasto tra loro, famiglie in difficoltà. A colpi di ricorsi e ordinanze, quest’anno scolastico, causa pandemia, è decisamente segnato da una grande confusione e disparità di accesso alla didattica. Ma c’è una ricerca italiana, pubblicata di recente dalla rivista Nature and Science of Sleep, coordinata dal Dipartimento di Psicologia dell’università La Sapienza di Roma che sembra mettere un punto fermo nella riflessione sulla riorganizzazione del sistema scolastico: dormire di più, e entrare più tardi in aula, anche soltanto di un’ora, è sufficiente a migliorare le performance dei ragazzi. Aumenta il livello di attenzione e il rendimento scolastico. Ed evita il tanto temuto assembramento.
Non è una novità: diversi studi in proposito nel mondo anglosassone sono arrivati alla stessa conclusione. In Gran Bretagna già da qualche anno si è messa in moto la volontà di un cambiamento nella high school, con un’attenzione particolare al problema del sonno, soprattutto per gli adolescenti con il progetto TeenSleep, attivo dal 2015 in oltre cento scuole del Paese, coordinato dall’università di Oxford, che posticipa di un’ora l’ingresso a scuola. Negli Stati Uniti da tempo si dibatte su un’eventualità  analoga (teniamo presente che lì si entra in classe alle 7,30) ed è nato, addirittura, un movimento di opinione in questo senso, Start School Later. Già nel  2014 l’American Academy of Pediatrics  aveva raccomandato di spostare l’inizio delle lezioni dalle 7,30 alle 8,30, ma l’idea stenta a trovare un consenso generalizzato.

Il logo dell’associazione americana “Start School Later” che si batte per spostare avanti di un’ora l’ingresso a scuola dei ragazzi

Le iniziative, intanto, fioriscono: la città di Columbia, in Carolina del Sud, ad esempio ha adottato un nuovo orario di inizio delle lezioni nei licei: non più le 7:45 ma le 9, accolto, a quanto sembra, in modo favorevole. Nel 2019 la rivista Science Advances ha pubblicato una ricerca dell’Università di Washington che ha verificato l’esito di una modifica nell’orario di ingresso (dalle 7,50 alle 8,45) su 180 studenti di due scuole superiori di Seattle. Con quali risultati? Ottimi sul rendimento scolastico e 35 minuti di sonno guadagnati ogni giorno. «In effetti esiste un’evidenza consolidata dell’importanza del sonno nel favorire i meccanismi dell’apprendimento e della memoria – afferma Luigi De Gennaro, Professore di Psicologia della Sapienza e coordinatore dello studio insieme al dirigente scolastico Salvatore Giuliano – . Così come è emerso, a livello globale, il problema che gli adolescenti non dormono abbastanza. È un vero problema di salute pubblica».

«Per ragioni emotive e ormonali l’adolescente è soggetto a perturbazioni che possono alterare le sue abitudini del dormire. Inoltre a questa età si tende a spostare in avanti il ritmo di sonno e veglia, a diventare più gufi che allodole. Se a questo si associano abitudini scorrette, come l’utilizzo di tablet e pc prima di dormire, la tendenza ad addormentarsi a tarda sera diventa ancora più spinta e si traduce in una vera privazione di sonno» spiega Carolina Lombardi, Responsabile del Centro di Medicina del Sonno dell’Istituto Auxologico Italiano – Ospedale San Luca di Milano.
L’idea di base dello studio è stata quella di posticipare di un’ora l’entrata a scuola. Grazie al supporto dell’Istituto Ettore Majorana di Brindisi, nell’anno 2018-2019, gli studenti del primo anno delle superiori sono stati divisi in due gruppi: metà degli studenti è entrata all’orario tradizionale, alle 8 del mattino, l’altra metà un’ora dopo. Questo per tutta la durata dell’anno scolastico e ogni mese sono stati monitorate le caratteristiche del sonno e le prestazioni raggiunte durante il giorno.

Un’immagine che abbiamo visto troppo spesso in questi mesi: una ragazza sui gradini della scuola dove non può entrare (foto di Andrea Picquadio)

«Prima di tutto andava sfatata la convinzione che far svegliare i ragazzi più tardi significasse anche farli addormentare più tardi, vanificando il rientro ritardato. L’altro punto era verificare che allungando le ore di sonno ci fosse effettivamente un impatto positivo sul rendimento scolastico» spiega De Gennaro. I risultati del lavoro hanno confermato le aspettative dei ricercatori: aumento del tempo di sonno (in media circa 35 minuti in più per tutto l’anno), diminuzione delle sue alterazioni, costante miglioramento dell’attenzione durante le ore scolastiche. Inoltre i ragazzi  sono arrivati in ritardo con minor frequenza e hanno chiesto meno permessi di uscita. Per osservazione degli stessi docenti, il progetto ha contribuito a ridurre la dispersione scolastica dei ragazzi difficili.
«Il sonno è molto importante per tutta la struttura encefalica: gioca un ruolo centrale nella maturazione del sistema nervoso centrale e nel consolidamento dei ricordi. Inoltre funziona come “spazzino” del cervello, liberandolo da alcune sostanze che si depositano e possono favorire l’insorgenza di patologie della memoria. L’importante è che alla concessione di dormire un’ora in più si associ l’educazione all’addormentamento. Bisogna mantenere sane abitudini, preservando le ore prima del sonno da stimolazioni luminose ed emotive» precisa la dottoressa Lombardi.
Quindi, la proposta di diversificare l’ingresso a scuola dei ragazzi per evitare assembramenti, trova in questo studio ottime ragioni per  essere messa in pratica……
«Non è cosa da poco – risponde De Gennaro -. Modificare gli orari scolastici ha conseguenze sui sistemi di trasporto, ricadute sulla scuola e sulla famiglia; per questo incontra tante resistenze. Il posticipo comporta una grande riorganizzazione, quindi, una spesa importante, che, però, secondo le stime degli economisti, verrebbe riassorbita nell’arco di pochi anni».
Ma in una scuola immobile da secoli, come quella italiana, tutto questo sembra fantascienza.

Immagine di apertura: foto di Polina Kovaleva

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