Ratisbona (Germania) 27 Ottobre 2024

La Germania ha un fascino irresistibile per gli italiani, soprattutto sotto i quaranta? Si stenta a crederlo, ma bisogna arrendersi di fronte alle cifre. Nel corso degli ultimi anni oltre un decimo degli italiani “migrati” all’estero è andato in Germania, con una prevalenza di giovani e giovanissimi: 40,5 per cento minorenni, 23,4 per cento tra i 18 e i 29 anni, 22,8 per cento tra i 30 e i 44 anni. Numeri che destano sorpresa. Come si spiega questa scelta di un Paese con un clima freddo e con una mentalità molto più rigida della nostra? Abbiamo raccolto le esperienze di quattro giovani italiani che hanno trovato in Germania il luogo ideale per crescere e realizzarsi: Aurora, Giuseppe, Lorenzo e Mafalda.

Aurora, 26 anni, è arrivata a Ratisbona dall’Abruzzo. Ha fatto l’apprendistato come cuoca. Ora lavora in ambito commerciale

Aurora, 26 anni, abruzzese, ha trovato lì la possibilità di costruirsi una carriera attraverso una Ausbildung. Si tratta di una sorta di apprendistato, che si svolge presso scuole specifiche (Berufsschule, letteralmente scuole del lavoro) o aziende e prevede un percorso di avvio professionale dove si combinano elementi teorici ed esperienza lavorativa. Il tutto con un piccolo stipendio, peculiarità del sistema formativo tedesco, che offre un’ulteriore strada rispetto al percorso universitario “ortodosso” o ai famigerati stage, troppo spesso sfruttati dai datori di lavoro.
«I miei nonni sono stati in Germania per molti anni e ne hanno sempre parlato bene, anche se all’inizio per loro è stato difficile adattarsi – racconta Aurora -. Anch’io ho avuto difficoltà all’inizio, ma in Italia non c’è una Berfuschulen vera e propria e l’apprendistato è molto diverso. Non volevo andare all’università, ma non avevo abbastanza esperienza lavorativa. Il fatto che in Germania si possa lavorare e studiare allo stesso tempo mi ha convinta a provare».
Dopo essersi trasferita a Ratisbona, nonostante piccole difficoltà iniziali legate alle differenze culturali e alla lingua, Aurora ha scoperto una città dinamica e accogliente, dove gli studenti possono trovare numerosi progetti e opportunità. «Ho conosciuto tante persone e mi sono sentita a mio agio. Ratisbona mi ha colpito per la sua atmosfera suggestiva e per il fatto che, nonostante sia vivace, non è troppo caotica», afferma. Dopo un anno di esperienza in cucina, Aurora ha deciso di iniziare un’altra Ausbildung, questa volta in ambito commerciale. «Questo sistema mi ha permesso di crescere e di acquisire esperienze pratiche che in Italia non avrei potuto ottenere così in fretta» aggiunge.

Giuseppe, 22 anni, è arrivato a Ratisbona da Napoli per studiare Medicina

Giuseppe, 22 anni, originario di Napoli, ha fatto una scelta simile, optando per un percorso universitario. «Tanti fattori sono entrati in gioco nella mia decisione di trasferirmi in Germania per studiare medicina – racconta – . Per cominciare, è un Paese che offre molte più borse di studio e possibilità di vivere agli stranieri. Basta pensare alle tasse universitarie: paghiamo meno di duecento euro a semestre, a volte con possibilità di ulteriori riduzioni sulla base del reddito, cifre irrisorie rispetto all’Italia. Come se non bastasse, per la vita quotidiana ci sono sconti dedicati agli studenti; persino l’abbonamento per i mezzi pubblici è incluso nella spesa semestrale». Non sono solo economiche le ragioni della sua partenza, Giuseppe confessa: «Ho sempre sognato di poter uscire dalla mia zona di comfort, e appena mi si è presentata questa opportunità, non ho saputo resistere». In quanto aspirante medico poi, si dice particolarmente colpito dal metodo educativo: «Faccio molta più pratica rispetto ai miei coetanei in Italia. Questo approccio mi sta permettendo di acquisire competenze preziose che mancano nel sistema italiano».
Lorenzo, 26 anni, milanese di madre tedesca, si è trasferito in Germania inizialmente per uno stage in un’azienda, finendo poi per venire assunto in breve tempo. Il sistema lavorativo tedesco lo ha colpito per l’importanza data alle competenze e al merito, più che all’età o al titolo di studio.

Lorenzo, 26 anni, milanese di madre tedesca, è arrivato in Germania come stagista in una azienda ed è stato assunto nel giro di breve tempo

«In Italia come stagista, mi sentivo spesso trascurato o considerato solo un impiastro, cui è meglio non affidare compiti importanti – racconta -. In Germania, mi sono state date mansioni impegnative e stimolanti sin dal primo giorno e il mio lavoro è stato subito apprezzato». Un ambiente che gli ha permesso di crescere rapidamente: «In soli due anni ho visto una progressione che sarebbe stata impensabile in Italia dove l’anzianità gioca un ruolo troppo grande» precisa. Tuttavia, Lorenzo riconosce anche che alcuni aspetti della vita in Germania che non lo convincono completamente: «La cultura tedesca a volte può sembrare un po’ noiosa, ma l’efficienza e l’organizzazione sono aspetti che apprezzo molto». Oggi, non pensa di tornare a casa: «L’Italia è diventata un luogo dove tornare per le vacanze, non per lavoro. Le opportunità professionali in Germania sono troppo allettanti per lasciarle andare. Tuttavia, sono aperto all’idea di esplorare altri Paesi in futuro» conclude.

Mafalda, 31 anni, riminese. In Italia faceva l’infermiera, ma ad un certo punto ha deciso di studiare Ingegneria in Baviera

C’è poi chi una professione in Italia la aveva già, ma ha sentito la necessità di ricominciare da capo. È il caso di Mafalda, 31 anni, originaria di Rimini. Dopo anni passati a lavorare come infermiera in Italia, lo scorso anno si è trasferita in Baviera per studiare ingegneria. Pur non avendo mai pensato prima di lasciare l’Italia, è rimasta sorpresa da quanto velocemente si è sentita a proprio agio in Germania. «Mi sono sentita a casa fin dall’inizio – racconta -. C’è una cultura che dà grande importanza all’equilibrio tra lavoro e vita privata e ci sono innumerevoli opportunità di studio e lavoro». Mafalda ha scoperto che la Baviera, regione ricca, offre molti sostegni statali e modi per finanziare gli studi senza dover ricorrere a prestiti, un grande vantaggio rispetto al sistema italiano. Ciò che la ha colpita di più, però, è l’efficienza e l’organizzazione del sistema universitario tedesco. «Le università qui hanno veri campus, con uffici e personale dedicato a ogni singola esigenza degli studenti – aggiunge -. In Italia, queste strutture sono carenti». La possibilità di seguire un Duales Studium, programma universitario che combina studio e lavoro è stata fantastica per lei. «Sono davvero felice di essere qui. Le opportunità sono innumerevoli e mi sento valorizzata in modi che in Italia non sarebbero possibili» conclude.

Il municipio vecchio di Ratisbona. Il centro storico della città fa parte del patrimonio dell’UNESCO (foto di Peter Braun 74)

Quello che accomuna queste testimonianze è senza dubbio la necessità di mettersi in gioco trovando la forza d’animo di spostarsi, lasciando alle spalle il Paese in cui si è nati e cresciuti, paesaggi e aria familiari, abitudini consuete, ma soprattutto il fatto di essere dovuti partire alla ricerca di qualcosa che in Italia non esiste o è molto raro. A questo proposito vale la pena di soffermarsi sulla nozione della partenza alla ricerca dell’altro. Se è vero che per soddisfare una necessità di realizzazione personale, intima, non già una velleità, si ha il diritto di partire, non si dovrebbe avere il diritto, altrettanto sacrosanto, di crescere e fiorire restando dove si è nati? Ne parla l’antropologo Vito Teti, per molti anni all’università della Calabria, il quale teorizza proprio questo scenario, cui dà il nome di restanza nel libro edito da Einaudi con questo titolo nel 2022. La restanza non è rimanere a stagnare nella propria zona di confort, quanto la riscoperta dei propri luoghi di origine, la volontà di fiorirvi e di farli fiorire. Che cosa impedisce ai giovani di crescere professionalmente, di formarsi in Italia? Che cosa nega il diritto di restare? Sono domande che nelle testimonianze di questi ragazzi e di tanti come loro trovano qualche risposta. Le esperienze di Aurora, Lorenzo e Mafalda illustrano come la Germania rappresenti per molti giovani italiani non solo un luogo dove trovare lavoro, ma un ambiente che valorizza la persona e le sue competenze offrendo un sistema educativo e lavorativo più dinamici. All’insegna di una meritocrazia e della possibilità di acquisire esperienza pratica durante gli studi con supporti statali che sembrano attualmente opportunità remote nel nostro Paese.

Immagine di apertura: un suggestivo scatto notturno del Ponte di Pietra di Ratisbona, in Baviera; dietro la cattedrale (foto di Sharhues)

Jacopo Dentice
Nato a Genova, ha frequentato la Scuola Germanica. Ha conseguito la certificazione CELTA, che abilita all’insegnamento dell’inglese, lavorando poi come docente presso l’associazione Italo-Britannica di Genova. Nell’autunno del 2022 è partito alla volta di Ratisbona dove ha conseguito la laurea triennale in Filologia Moderna. Dal 2016 si dedica allo studio delle cornamuse del centro Francia e dal 2017 fa parte della formazione della Piccola Banda di Cornamuse, un ensemble polifonico sotto la direzione artistica di Gabriele Coltri, con cui ha suonato in vari concerti e ha inciso un disco di noëls.

1 commento

  1. […] Sul Pil pro capite, a parità di potere d’acquisto, al netto dei colpi assestati da demografia e inflazione, arrivano buone notizie dall’Europa. Su questo terreno – riporta Il Sole 24 Ore – l’Italia è arrivata ora a pareggiare i conti con la Francia. Abbiamo cancellato una distanza nel prodotto per abitante che era del 10,1% nel 2020 e dell’8,8% nel 2015, ha quasi dimezzato lo “spread” con la Germania. […]

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