Firenze 21 Dicembre 2021

Tra pochi giorni ci lasceremo alle spalle un altro anno, brinderemo salutando il 2021. Ma quando l’uomo ha deciso di introdurre la convenzione dell’anno e perché? E da quando l’anno solare dura 356 giorni? Quando l’uomo ha inventato il calendario?

La prima pagina della bolla “Inter gravissimas” con cui Papa Gregorio XIII istituì nel 1582 il calendario gregoriano

Già nel II secolo a.C. Ipparco di Nicea, astronomo e matematico greco, calcolò che la durata dell’anno fosse di 365 giorni, 5 ore, 55 minuti e 12 secondi. Poi ci fu il calendario Giuliano che era un calendario solare, basato sul ciclo delle stagioni, elaborato dall’astronomo egizio Sosigene di Alessandria e promulgato da Giulio Cesare (da cui prende il nome) nel 46 a.C. Calendario che restò in uso anche dopo la caduta dell’Impero Romano di Occidente, addirittura fino al XVI secolo quando Papa Gregorio XIII, Il 4 ottobre 1582 (con la bolla Inter gravissimas) lo sostituì con quello Gregoriano, adottato poi dalla maggior parte dei Paesi e tuttora in vigore.
Conteggiare lo scorrere di secondi, giorni, anni sembra semplice, ma in realtà non lo è mai stato. Paolo Gangemi, matematico per vocazione, giornalista scientifico per scelta, in Le misure del tempo (Codice Edizioni) analizza la continua lotta dell’umanità per ingabbiare il tempo e lo fa con curiosità, aneddoti e leggende, ma anche con tanti richiami alla letteratura, alla musica, all’arte perché il tempo scandisce ogni ambito della vita. Il libro racconta come sono nate le unità di misura del tempo. Ogni suddivisione temporale ha una sua storia – a volte anche più di una – che può essere strettamente scientifica, ma anche di origine religiosa, politica, culturale, ideologica o nazionalistica.

La copertina del libro di Paolo Cangemi “Le misure del tempo” (Codice Edizioni)

Cangemi parte dalle unità di misura del tempo più grandi fino ad arrivare alle più piccole: inizia dall’Eone, l’unità cronologica di rango superiore nella scala dei tempi geologici (mezzo miliardo di anni). Il limite tra un Eone e il successivo viene posto in corrispondenza di un cambiamento fondamentale nella storia degli organismi viventi. La categoria di rango immediatamente inferiore è l’Era (molte centinaia di milioni di anni), per passare poi ai millenni, ai secoli, agli anni, alle stagioni, ai mesi, alle settimane, ai giorni, alle ore, ai minuti, ai secondi, fino all’istante misurabile più breve: il tempo di Planck.

Antropocene è l’epoca geologica in cui viviamo, denominata così per evidenziare la responsabiltà che le attività umane hanno sul pianeta, impatto ormai negativo dovuto ai cambiamenti climatici, ma già prima alle bombe atomiche responsabili di mutamenti fondamentali. Ma si parla anche di Capitalocene, per sottolineare l’incidenza del sistema capitalistico e scherzosamente il periodo attuale viene definito anche Cocacolocene, in chiaro riferimento al simbolo capitalistico. In realtà non è chiaro quando l’Antropocene sia iniziato esattamente; ci sono molte scuole di pensiero, ma un passaggio fondamentale sembra essere l’avvento dell’agricoltura e dell’allevamento.

Quirico Filopanti (1812-1894) in età avanzata. A lui si deve l’idea dei fusi orari

A proposito di ore, molti ricorderanno che qualche anno fa un sondaggio promosso dell’Unione Europea prevedeva di abolire l’ora legale, ritenuta da alcuni non più utile né conveniente (proposta poi rientrata). Ma prima dell’ora legale c’era stata l’invenzione dei fusi orari: ne fu artefice Quirico Filopanti (pseudonimo di Giuseppe Barilli) politico, astronomo e matematico italiano, il primo a proporre nel 1858 l’idea dei fusi orari come li abbiamo strutturati attualmente, dividendo la terra in 24 parti ognuna con la sua ora. Filopanti proponeva come fuso principale quello di Roma, in particolare dal Campidoglio per celebrare la Roma Repubblicana, al contrario di quello che verrà poi scelto per fini economici: Greenwich.


Perché è così importante misurare il tempo? Il tempo è una costruzione sociale, ma è anche una chiara espressione del potere. Un esempio è l’antico Giappone, dove I calendari erano così complicati che solo l’Imperatore poteva erogarli; il resto del popolo che non sapeva leggere né scrivere, era tagliato fuori dalla definizione e dall’uso del tempo, poteva soltanto subirlo. La Cina che è uno dei paesi più grandi del mondo, adotta un unico fuso orario, quello di Pechino, imponendo di fatto un’unica cultura.

Lo splendido orologio astronomico del Municipio di Heilbronn nel Baden Wuttemberg. Risale al 16° secolo

Venendo ai nostri tempi, secondo alcuni studiosi alcune convenzioni temporali non servono più, ad esempio, la settimana [dal latino tardo septimana «in numero di sette»), scansione cronologica ereditata dall’antichità, suddivisione del mese lunare, che nei paesi cristiani e anche presso molti altri popoli ha inizio con il lunedì e termina con la domenica successiva.
E arrivando ai Social, soggetti anch’essi alla misurazione del tempo, è interessante sapere che nel gennaio del 2018 Facebook ha lanciato una nuova unità di tempo, il flick, equivalente a un 705.600.000 di secondo, poco più grande di un nanosecondo e più piccolo di un microsecondo.
In realtà sono tutte convenzioni umane; secondo alcuni studiosi si potrebbe addirittura ipotizzare che ogni giorno inizi un nuovo decennio, un nuovo secolo, un nuovo millennio. Ma comunque sia stato stabilito, un altro anno sta per cominciare. Buon 2022 a tutti!

Immagine di apertura: foto Pixabay

Alessandra Maria Abramo
Fiorentina, laureata in Scienze Politiche all’università del capoluogo toscano, ha collaborato fin da giovanissima con alcune testate giornalistiche della sua città. Giornalista pubblicista dal 2006, ha lavorato presso l’emittente televisiva Video Firenze - Toscana Channel, poi all’ufficio stampa della Casa Editrice Giunti fino al 2017. Oggi è giornalista freelance e si occupa di uffici stampa e comunicazione. Vive a Marradi, nel Mugello.

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