Collodi (Pescia) 27 Settembre 2024

Angiolina Orzali, figlia del fattore e madre di Carlo Lorenzini (1826-1890), quel Collodi, giornalista e scrittore, che inventò la fiaba di Pinocchio, conosciuta dai bambini di tutto il mondo, e che del paese natale fece il suo pseudonimo, lavorò da ragazza come sarta in una grande villa a Collodi, nei pressi di Pescia, villa Garzoni e qui conobbe il futuro marito, Domenico, che era il cuoco dei marchesi Ginori di Sesto Fiorentino.

La settecentesca Villa Garzoni a Collodi (Pescia): sul retro si intravede la palazzina d’estate (foto di francenanni)

Visti i cordiali rapporti che intercorrevano tra le due nobili famiglie, era spesso uso che l’una andasse a trovare l’altra portandosi dietro tutta la servitù, e probabilmente fu proprio in queste occasioni che i due si conobbero e decisero di sposarsi. Primogenito di una numerosa famiglia che comprendeva ben dieci fratelli, Carlo, affidato ad una zia, riuscì comunque a frequentare le elementari a Collodi e visse un’infanzia felice in questi luoghi dominati dalla villa Garzoni.
L’edificio, subito al di sotto del paesino medievale intatto (vedi immagine di apertura), nella veste attuale è settecentesco ed è formato da due blocchi monumentali che si sviluppano su diversi piani della collina fino alla lunga scalinata che scende verso il giardino.

La monumentale scalinata che sale verso la villa, dietro si intravede la fontana a cascata

«Giardino – spiega l’architetto Maria Adriana Giusti, curatrice scientifica della villa, docente al Politecnico di Torino e membro del Comitato scientifico dell’Associazione parchi e giardini d’Italia – che si qualifica per la posizione autonoma rispetto al palazzo, cui è collegato da un sistema di visuali, secondo la concezione seicentesca dell’architetto urbinate Muzio Oddi e completato nel secondo Settecento su progetto dell’architetto Ottaviano Diodati». Coeditore dell’Encyclopédie e impegnato nell’architettura teatrale, Diodati riuscì a trasformare piante, acqua, e roccia in una grandiosa scenografia.
In questo modo si intrecciano architettura, ornamenti statuari, vegetazione, acqua, seguendo un andamento ascensionale a partire dal doppio ordine di parterre en broderie, (giardino su una superficie piana, costituito da aiuole a modelli simmetrici, separate e collegate da sentieri di ghiaia), salendo la scalinata monumentale a tre doppie rampe, con grotta e statue e una collezione di agrumi (cedrini e portogalli) e rose, il viale degli Imperatori (statue che richiamano l’antichità greco-romana), la fila di cipressi potati con “finestre” aperte sui busti all’antica. Ai lati c’è il bosco dei lecci attraversato dai sentieri che conducono al teatro di verzura, con quinte di tasso e statue allegoriche della Tragedia e della Commedia, al bambuseto (bosco di bambù) in prossimità del percorso d’acqua che separa giardino e palazzo, e al labirinto di bosso.

Il giardino nella parte bassa, con le aiuole fiorite (foto di Sailko)

«Il giardino – rileva la curatrice – negli ultimi anni ha subito un degrado del patrimonio vegetale e idraulico che rischiava di comprometterne irreversibilmente l’identità storica». Inoltre l’arrivo di parassiti esotici ha aggravato ulteriormente lo stato delle piante, in modo particolare delle siepi di bosso. Ma nel 2021 la Fondazione nazionale Carlo Collodi ha acquistato per 13 milioni di euro la storica Villa Garzoni con l’annesso giardino, oltre ad una fattoria, alla palazzina d’estate e i terreni circostanti. E sono arrivati i finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per il restauro del giardino. «Al fine di riportarlo all’antico splendore – afferma ancora Maria Adriana Giusti – ci siamo messi subito al lavoro per individuare le azioni da progettare».

La grotta di Nettuno (foto di Sailko)

Le fasi dei lavori di restauro sono essenzialmente tre. Nella prima, quella vegetale del giardino con le aiuole, verranno piantate fioriture ispirate al Settecento con garofani antichi, mentre nella platea attraverso la scalinata verranno riconfigurate tutte le siepi e anche il viale degli Imperatori. La seconda parte dei lavori riguarderà la fruizione del giardino da parte dei visitatori, specialmente quelli con problemi motori o di età avanzata. A questo scopo verrà costruito un sentiero, esterno al parco, che permetterà a piccoli veicoli elettrici, simili a quelli presenti nei campi da golf, di portare i visitatori alla quota desiderata.
Terza e ultima fase: il miglioramento della fruizione culturale del luogo passerà attraverso il completo restauro dell’ingresso e del bookshop, seguito dalla realizzazione di un museo del giardino per raccogliere i fasti del passato e dare spunti per nuove idee. Anche la galleria di foto di grandi personaggi che l’hanno visitato, per esempio attori come Gassman e politici come Fanfani o Nilde Iotti, possono dare spunti per l’organizzazione di iniziative culturali.
«I lavori inizieranno tra breve – aggiunge l’architetto Giusti – e per la prossima primavera avrei intenzione di preparare una grande mostra del giardino e dei suoi aspetti teatrali».

La palazzina dell’orologio, dietro la villa, progettata da Filippo Juvarra. Si usava l’estate perché era protetta dal sole dalla villa antistante

Anche la villa è fonte inesauribile di sorprese: si possono ancora ammirare saloni completamente affrescati, parafuochi, porte e pareti decorate con sete preziose che ricordano la lunga tradizione dei setifici della zona. «Nel Trecento la villa era una fortificazione – conclude Maria Adriana Giusti – donata dal patriziato lucchese ai Garzoni in cambio delle loro abilità guerresche. Una delle parti più preziose della villa è la “palazzina dell’orologio” (la palazzina d’estate al fresco dietro la villa, ndr) costruita su disegno di Filippo Juvarra. Grande artificio barocco che rappresenta uno dei migliori esempi del genere, al di fuori di Roma».
Molto soddisfatto del fervore progettuale, Francesco Bernacchi, Presidente della Fondazione Collodi e ingegnere prestato alle scienze politiche e alle pubbliche relazioni (è stato a suo tempo direttore delle Terme di Montecatini e ha curato volumi sul territorio) esprime ancora una volta la felice intuizione di aver chiesto, nel lontano 1995, oltre all’ampliamento del parco di Pinocchio, la ristrutturazione del giardino Garzoni, un vero gioiello prezioso di questo territorio.

Immagine di apertura: visione di insieme del borgo medievale di Collodi, di villa Garzoni e del giardino (foto di Pescia 77)

Gian Battista Ricci
Nato a San Giorgio di Lomellina, ma pavese di adozione, si è laureato in Filosofia e Psicologia a Pavia, dove ha risieduto dal 1975 al 2015, mantenendo attività clinica e didattica e dal 1999 è stato docente di "Tecniche di riabilitazione psichiatrica" nell'ateneo pavese. Psicoanalista e Arteterapeuta, allievo di Sergio Finzi e Virginia Finzi Ghisi è membro dell'associazione "La Pratica Freudiana" di Milano, dove dal 2000 ha tenuto seminari. Fondatore di "Tracce di Territorio", associazione no-profit con sede in Lomellina, è tra i promotori di gruppi di studio di Psicoanalisi e laboratori di Arteterapia. Ha pubblicato con Selecta : "L'insonnia", "Problemi etici in psichiatria", "Guida illustrata ai farmaci in psichiatria" Disegnatore anatomico, ha lavorato per diversi ospedali e per il "Corriere della Sera". Le sue opere sono state esposte recentemente nelle sale del Museo per la storia dell'Università di Pavia. Con Edoardo Rosati ha appena pubblicato "La mirabolante avventura dell'anatomia umana" (Dedalo Edizioni).

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