Firenze 27 Maggio 2025
Il concetto di “mostruoso” ha avuto diverse evoluzioni nel corso del tempo, anche in architettura. In passato i mostri spesso erano rappresentati come incarnazioni di forze distruttive, mitologiche e religiose. Poi divennero guardiani di edifici sacri, in seguito figure psicologiche e simboliche ed oggi sono spesso utilizzati per esplorare le paure più profonde dell’uomo.

Ma in ogni epoca quello dei mostri resta un tema ricorrente e presente. Magari scolpiti su interi edifici, su parte di essi o mostri essi stessi, rappresentati in civiltà diverse, geograficamente e culturalmente fra loro lontanissime. Già nell’arte e nella cultura della Mesopotamia, sugli edifici erano rappresentati a protezione, o come simboli di potere e di controllo da parte di re o divinità, il terribile leone-aquila e i mostri con il corpo di toro, la testa umana e le ali della civiltà assira. Così come, all’entrata de sepolcri dell’antico Egitto, troviamo spesso statue enormi di divinità, mezze umane e mezze animalesche, come le Sfingi.
Le mitologie greca ed etrusca avevano in comune, fra gli altri, la Chimera, mostro con testa di leone, la coda di serpente e una testa di capra sul dorso. Invece Fidia (attivo nel 470 a.C.), genio di architettura e scultura, aborriva uno strano tipo di mostruosità: l’horror vacui (terrore del vuoto). Per lui, mostruosa in architettura era la mancanza di armonia fra pieni e vuoti e fra le proporzioni; era una fobia che portava l’artista a non lasciare mai spazi liberi.

Negli affascinanti edifici di stile romanico le figure mostruose sono inglobate nell’architettura che, avendo un calcolo rigoroso da rispettare, arriva alla creazione dell’opera dal frutto di leggi geometriche precise. Come nella chiesa di Saint Pierre a Chauvigny in Francia, dove ci sono colonne dai capitelli decorati con figure che provocano raccapriccio (una scultura ha due corpi e divora un uomo) ma che obbediscono alla necessità di garantire l’equilibrio architettonico.

Nel tempo, gli architetti di ogni epoca hanno seguito contemporaneamente la regola e la trasgressione nelle loro opere. Così, l’insofferenza per la concezione strettamente costruttiva e solo funzionale dell’architettura si arricchì di componenti decorative, fantastiche e mostruose. Nel periodo in cui l’arte romanica primeggiava, si decorava la parte architettonica con inserti animistici derivati da vari culti ed ai quali si attribuivano qualità soprannaturali, come nel Duomo di Modena, famoso per avere dei capitelli con rappresentazioni di mostri generati dalla fusione fra uomo e bestia.
Dal X al XII sec., le costruzioni romaniche cominciarono ad elevarsi verso il cielo e al nuovo stile fu dato il nome di gotico. Il termine fu ideato da Giorgio Vasari (il famosissimo architetto, artista e storico rinascimentale) in modo dispregiativo per indicare il nuovo stile, secondo lui, mostruoso e barbaro. Oggi invece lo stile gotico è molto ammirato per l’imponenza della verticalità e la leggerezza delle forme. E qui abbondano arpie, chimere, gargolle, mascheroni: nell’Occidente medievale i mostri sono ovunque; in architettura, nei bestiari, in letteratura e pittura.

Le gargolle, o gargoyles (sculture terminali di grondaie, dall’aspetto mostruoso ma anche decorative) nacquero come simboli legati a leggende ed interpretazioni esoteriche che avevano la funzione di allontanare diavoli e spiriti maligni dall’interno degli edifici. Si trovano soprattutto nelle chiese importanti in Francia a Chartres, Parigi, Reims, o in Inghilterra a Westminster Abbey e Salisbury, o in Germania a Colonia, oltre che in Italia, e perfino sul Chrysler Building a New York e a Washington.

Le gargoyles del Duomo di Milano sono particolarmente significative perché legate a una leggenda sulle origini della chiesa stessa, secondo la quale l’idea di costruirla venne a Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano, dopo che una notte sognò il diavolo. Sarebbe questo il motivo per cui le gargoyles della chiesa hanno una forma diabolica.
Procedendo nel tempo, non si può non ricordare Bomarzo, in provincia di Viterbo, con la sua famosa e suggestiva “Villa dei Mostri”, dove si viene accolti da un’enorme, spaventosa bocca di pietra e nel cui giardino si trovano sparse qua e là un delfino mostruoso, delle maschere simili a quelle del teatro greco, e molti altri elementi del genere che sono sparsi nel grande parco circostante chiamato Sacro Bosco. L’edificio fu voluto da Vinicio Orsini nel 1552, probabilmente in memoria dell’amata moglie Giulia Farnese ed oggi è utilizzato anche per allestire mostre di molti artisti.
A Roma, poi, a Trinità dei Monti, fra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento fu costruito dal pittore manierista Federico Zuccari un edificio sconcertante. È conosciuto anche come la “Casa dei mostri” per le decorazioni di porte e finestre della facciata che hanno l’aspetto di mostruose bocche aperte che inducono il visitatore a esitare prima di entrare.

A Bagheria, in Sicilia, c’è la settecentesca, bellissima, Villa Palagonia che è cinta da mura e chiamata “Villa dei Mostri’” I lavori per la sua costruzione furono commissionati nel 1715 da Ferdinando Francesco I di Gravina Cruyllas, Principe di Palagonia, all’architetto Tommaso Maria Napoli. Ma fu il nipote Ferdinando Francesco II a volere 200 statue di mostri a guardia delle mura dell’edificio. Di queste ne sono rimaste solo 62. Visitata anche da Goethe, nel suo Viaggio in Italia lo scrittore parla di statue di gobbi, deformi di tutti i generi, nani, esseri mitologici, cavalli con mani d’uomo, corpi umani con teste equine, scimmie deformi, draghi e serpenti, sdoppiamenti e scambi di teste. Dice anche che «i cornicioni delle costruzioni minori pendono a destra o a sinistra, così che il senso dell’orizzontale o della verticale riesce tormentato e torturato in noi». (vedi immagine di apertura)
Arrivati all’epoca moderna, invece, alcuni edifici sono stati giudicati autentici mostri in riferimento alla forma, al rispetto e contesto ambientale, alla scelta dei dettagli, dei colori e dei materiali. Fra questi la Torre Velasca a Milano di Nathan Rogers, o i cosiddetti “mostri di cemento brutalisti” di Nad al Sheba 3 a Dubai, o anche i Monster buildings di Hong Kong.
Emblematico, nella periferia di Roma, a Corviale, un complesso residenziale detto il Serpentone, lungo 986 metri.

L’architetto Mario Fiorentino morì per un infarto cardiaco lo stesso anno in cui lo finì e dicono che si sarebbe suicidato per il rimorso di aver creato un mostro. Un famoso ecomostro edilizio in Italia, fu il Mostro di Fuenti edificato nel 1968, un albergo sulla Costa Amalfitana che fece molto discutere perché la costruzione non si integrava affatto con l’ambiente in un posto di tale bellezza. Tanto che fu demolito nel 1999.
Immagine di apertura: una delle oltre 60 statue mostruose a guardia della settecentesca villa Palagonia, a Bagheria, in Sicilia (foto di Vincenzo Russo)




