Bologna 25 Giugno 2026
C’è stata un’epoca rivoluzionaria per le donne, per la loro libertà e la loro autodeterminazione, sul piano di quelli che, solo molto più tardi, sono stati riconosciuti come diritti riproduttivi. Il perimetro temporale di quel tempo può essere delineato a partire dalla fine degli anni Sessanta, dall’arrivo della pillola contraccettiva, legalizzata nel 1971, che ha separato nettamente sessualità e riproduzione. Poi, alla fine degli anni Settanta sono arrivate le tecnologie del concepimento, la cosiddetta Riproduzione Assistita. E anche in questo periodo il termine usato fu quello di Rivoluzione. Come non usarlo in effetti, dato che con queste nuove tecnologie si mettevano “letteralmente” le mani nelle fasi iniziali del concepimento. L’unione dei due gameti avveniva per la prima volta in una provetta, fuori dal corpo della donna.

Bologna di quel percorso è stata protagonista a livello nazionale ed internazionale ad opera di alcuni professionisti della medicina, dei quali Carlo Flamigni è stato una delle figure più rappresentative. Nato a Forlì nel 1933, si laureò in Medicina e si specializzò in Ginecologia all’università di Bologna, città dove visse poi per molti anni, diventando professore di Endocrinologia Ginecologica. Fu l’ideatore e il direttore, nel 1975, del Servizio di Fisiopatologia della Riproduzione presso l’Ospedale Sant’Orsola di Bologna. E successivamente Direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica.
La Medicina della Riproduzione era stata fino a quel momento, a metà degli anni Settanta, un settore disperso in mille rivoli specialistici senza che le fosse riconosciuta la centralità per la medicina delle donne. Quel piccolo reparto, con il suo stile di rispetto per le donne, la loro libertà, dignità, autonomia, segnò anche un modo di realizzare la relazione di cura, nel quale Flamigni ha molto creduto, che ha insegnato e praticato e a cui ha dedicato un libro, Nelle Mani del dottore?, pubblicato da FrancoAngeli nel 2014. Una medicina basata non su grandi proclami, tanto meno sul paternalismo, ma su un’etica che lui chiamava delle piccole virtù: pazienza, tempo, voglia di ascoltare, di mettersi accanto, non davanti alle pazienti. Medici, tecnici di laboratorio, personale, tutti, in quel piccolo reparto, hanno obiettivamente contribuito allo sviluppo di una nuova branca della medicina, di cui ancora sfuggivano a molti le potenzialità.

D’altro canto in quegli anni sono stati molti in Italia anche i fatti nuovi di rilievo normativo; per citarne alcuni, la riforma del diritto di famiglia nel 1970, l’introduzione del divorzio nel 1975, la legge 194 sull’Interruzione volontaria di gravidanza nel 1978. Carlo Flamigni ha attraversato quei tempi in modo estremamente attivo, mettendosi letteralmente al fianco delle donne e delle loro necessità. Dalla realizzazione dei Consultori Socio Sanitari a Bologna nel 1974, l’anno prima che una legge nazionale li istituisse nell’intero Paese, passando per le infinite occasioni di diffusione culturale delle materie di cui si occupava in ogni possibile sede, dai supermercati alle aule scolastiche, al fine di coinvolgere le donne informandole di quello che le nuove conoscenze avrebbero significato per lo sviluppo della loro autodeterminazione e della loro libertà. Di quegli anni, a fianco dell’Aied, l’Associazione Italiana per l’Educazione Demografica e a fianco delle organizzazioni femminili, restano molte tracce, una delle più significative forse la tessera UDI, l’Unione Donne Italiane, che gli fu consegnata.

Quando poi arrivò la rivoluzione riproduttiva, Il Servizio di Fisiopatologia della Riproduzione fu il centro dello studio prima, e della realizzazione poi, delle nuove tecniche. A Bologna nel 1984 la prima nascita. E nel 1987 mosse i primi passi persino la ricerca sull’utero artificiale. Flamigni sarà più volte presidente della Sifes, la Società Italiana di Fertilità e Sterilità. Tutto questo fino al 2004, anno in cui fu approvata la legge 40 che ha regolato il settore di quella che in Italia è stata chiamata la Procreazione Medicalmente Assistita.
In quegli anni si strutturava nel mondo anche la Bioetica, un campo di discussione e riflessione multidisciplinare nel quale si iniziava a ragionare sull’impatto delle nuove tecnologie in molti settori della vita. Nel 1989 a Torino nasceva la Consulta di Bioetica, di cui Flamigni fu tra i soci fondatori, nel 1990 la Presidenza del Consiglio dei Ministri istituì il Comitato Nazionale per la Bioetica e Flamigni ne fece parte per alcuni decenni. Tra i suoi ultimi impegni in questo settore la partecipazione al Comitato di Etica dell’Università Statale di Milano.

Ma Carlo Flamigni non era tutto qui; amante della musica, soprattutto della Lirica, infaticabile scrittore, lo era nell’ambito della medicina, cui ha dedicato molte pubblicazioni scientifiche, ma anche di carattere divulgativo, consapevole della importanza di quanto un sapere condiviso possa essere utile alle persone. È stato anche autore di libri di narrativa, tra i quali un romanzo, La certezza del ricordo, pubblicato da Baldini & Castoldi nel 2013, racconti e una serie di libri gialli di ambiente romagnolo – la sua terra d’origine – all’interno dei quali diceva «posso nascondere gli argomenti ai quali tengo, le cose in cui credo, la laicità, ma persino i temi bioetici, incartandoli con una carta più semplice da aprire». Fra questi, Un tranquillo paese di Romagna (2008) e Giallo uovo (2013), entrambi pubblicati da Sellerio. La conoscenza è potere, diceva, e va consegnata a quante più persone è possibile, perché la Bioetica non sia l’ennesimo sapere ultraspecialistico, fuori dalla portata dei singoli e autodeterminazione una parola vuota, ma una strada realmente percorribile da tutti.

All’epoca del dibattito sulla necessità o meno di una normativa ad hoc sulla Procreazione Medicalmente Assistita, lui era d’accordo con il giurista Stefano Rodotà, secondo il quale non serviva una legge specifica, perché la Costituzione conteneva già tutto.
Ancora oggi una posizione attuale: dover sempre parlare di diritti delle donne non significa in fondo che i diritti di cittadinanza non sono compiutamente garantiti? Carlo Flamigni si è spento a Forlì nel 2020.
Immagine di apertura: foto di Marina Mengarelli





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