Firenze 25 Giugno 2026
Il 2 giugno 1946 gli elettori (comprese per la prima volta le donne) furono chiamati a scegliere attraverso un referendum tra repubblica o monarchia. Vinse la repubblica, creando una situazione istituzionale del tutto nuova. Quello stesso giorno si votò anche per eleggere la Costituente, che doveva scrivere la carta fondamentale dello Stato. E ci fu ancora una novità: tre dei sette partiti antifascisti presero insieme il 75 per cento dei voti e dei seggi: la Democrazia Cristiana col 35,2 per cento, il Partito Socialista Italiano d’Unità Proletaria col 20,7 per cento e il Partito Comunista Italiano col 18,9.

Per la prima volta furono elette ventuno donne: nove democristiane, nove comuniste, due socialiste e una nell’Uomo Qualunque. Cinque fecero parte della commissione ristretta incaricata di redigere il testo della Costituzione: Lina Merlin, socialista, Maria Agamben e Angela Gotelli, democristiane, Teresa Noce e Nilde Iotti, comuniste.
Avevano avuto vite molto diverse, ma in comune c’era la volontà di togliere le donne da una condizione di subalternità. Così, nonostante le contrapposizioni della Guerra Fredda, votarono sempre compatte, mettendo in minoranza i colleghi maschi meno propensi alla parità di genere. Un bel libro di Serena Dandini, Paura non abbiamo, appena uscito per Einaudi, ne traccia di ciascuna un breve profilo.

La più anziana – ma non la meno combattiva – era Lina Merlin (Padova 1887-1979). Allieva di Turati e Matteotti (aveva collaborato al dossier sui brogli e le violenze fasciste nelle elezioni del 1924, che doveva costare la vita al deputato socialista), espulsa dall’ insegnamento per attività antifascista e condannata a cinque anni di confino in Barbagia, dopo l’8 settembre 1943 partecipò alla Resistenza milanese insieme al futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini. A lei si deve l’inserimento delle parole “di sesso” nel primo comma dell’articolo 3: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Voleva che il divieto di discriminazione di genere fosse esplicito per evitare qualsiasi ambiguità interpretativa in futuro.

Lina Merlin fu rieletta al Senato per tre legislature. Il suo nome resterà legato alla Legge 75/1958, che abolì la regolamentazione statale della prostituzione e dispose la chiusura delle case di tolleranza. La sua battaglia, durata dieci anni di durissimi scontri parlamentari, non era puritana ma di giustizia sociale: voleva liberare quelle donne dallo sfruttamento dello Stato (che incassava le tasse sulle licenze) e restituire loro dignità, eliminando la “tessera sanitaria” che le marchiava a vita.
Maria Agamben (L’Aquila, 1899-1984), di origini armene, insegnante di Lettere, per sfuggire al soffocante clima fascista, scelse di lavorare nelle scuole italiane all’estero. Per dieci anni visse con il marito, il commediografo Mario Federici, a Sofia, ad Alessandria d’Egitto e soprattutto a Parigi. Rientrata a Roma, dopo l’8 settembre 1943 entrò nella Resistenza e nel 1944 partecipò alla fondazione delle ACLI e del Centro Italiano Femminile.

Alla Costituente si oppose con fermezza a chi (come il futuro Presidente della Repubblica Giovanni Leone) voleva escludere le donne dalla magistratura per presunte “questioni emotive”. Grazie alla sua tenacia, l’articolo 51 della Costituzione stabilì il principio di accesso in condizioni di uguaglianza tra i sessi a tutti i pubblici uffici, anche se la legge d’attuazione arriverà soltanto nel 1963. Rieletta alla camera nel 1948, lasciò poi il parlamento per dedicarsi, nei quarant’anni successivi, a tutelare i diritti dei lavoratori italiani all’estero e delle loro famiglie rimaste in patria.
Teresa Noce (Torino, 1900-1980) aveva avuto la vita più dura e avventurosa. Nata in una famiglia poverissima e operaia fin da bambina, era divenuta socialista nel 1919 e comunista nel 1921. Nell’ambiente politico torinese conobbe Luigi Longo, partigiano e antifascista, destinato a diventare segretario generale del PCI dal 1964 al 1972. Si sposarono (dall’unione sarebbero nati tre figli) e nel 1926 scelsero l’esilio, lavorando nella clandestinità per organizzare la rete comunista in Europa e partecipando alla guerra civile spagnola.

Arrestata dalla Gestapo e internata nel campo di concentramento di Holleinschen, fu liberata dagli Alleati nel maggio del 1945. Pesava quaranta chili. Insieme a Maria Agamben fu il motore dell’Articolo 37 sulla parità salariale e sui diritti delle lavoratrici, insistendo sul fatto che la maternità non dovesse mai più essere causa di licenziamento, ma un valore sociale protetto dallo Stato. Fu la madre della legge 860/1950 per la “Tutela delle madri lavoratrici”, base della moderna legislazione sul congedo di maternità.

Angela Gotelli (Parma, 1905-1996) insegnante di Lettere, entrò nel 1926 nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana, diventando presidente nazionale femminile e collaborando con monsignor Montini (il futuro papa Paolo VI) alla formazione dei quadri dirigenti cattolici. Dopo l’8 settembre 1943 lasciò l’insegnamento per entrare nella Resistenza tra le montagne dell’Appennino. Alla Costituente si batté per inserire nell’articolo 30 i diritti dei minori al mantenimento, all’istruzione e all’educazione da parte dei genitori e, in caso di loro incapacità, da parte dello Stato, compresi i figli nati fuori del matrimonio.
Dopo la Costituente fu parlamentare per tre legislature, sempre occupandosi di temi sociali; fu la prima donna sottosegretario al Lavoro e alla Sanità. In seguito fu dal 1963 al 1973 presidente dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia, che trasformò in senso moderno.
Nilde Iotti (Reggio Emilia, 1920-1999) era la più giovane delle cinque: aveva ventisei anni. Nata in una famiglia operaia e socialista, si era laureata grazie a una borsa di studio all’Università Cattolica di Milano (“Meglio i preti dei fascisti”, aveva deciso suo padre). Do-po l’8 settembre 1943 era entrata nella Resistenza e alla liberazione era stata eletta consigliere comunale a Reggio Emilia.

Alla Costituente lavorò con Maria Agamben alla stesura degli articoli sulla famiglia. A loro si deve il testo dell’articolo 29, che dichiara “Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi”. Fu compagna di Palmiro Togliatti dal 1946 fino alla morte di lui nel 1964. Rieletta alla Camera nel 1948 sedette tra i banchi di Montecitorio fino al 1999. Nilde Iotti si è sempre impegnata per l’emancipazione delle donne, conducendo lunghe battaglie per le leggi 898/1970 (divorzio), 151/1975 (riforma del diritto di famiglia) e 194/1978 (aborto). Nel 1979 è stata la prima donna eletta Presidente della Camera, carica mantenuta per tredici anni.
Queste poche righe sono sufficienti per rendersi conto di quanto tormentato sia stato il cammino dell’emancipazione femminile in Italia e come sia stato difficile tradurre in legge e in realtà i principi stabiliti dalla Costituzione. Il libro di Serena Dandini si sofferma estesamente su questa battaglia che ancora continua: basti pensare all’effettiva parità salariale uomo donna, non ancora raggiunta, alla violenza sessuale o ai femminicidi. La “lunga marcia” avviata dalle donne costituenti non è ancora finita.
Immagine di apertura: fonte: La voce di New York




