Ursula Von der Leyen è arrivata al capolinea? La sua presidenza della Commissione Europea ha i giorni contati? Dopo un’estate dominata dell’accordo commerciale concluso tra l’Unione e gli Stati Uniti, il recentissimo sondaggio realizzato da “Le Grand Continent” (autorevole rivista di geopolitica indipendente pubblicata online in cinque lingue) in Francia, Italia, Spagna, Germania e Polonia, rivela un tasso di insoddisfazione verso la Presidente della Commissione significativo. Anzitutto, è bene precisare che la prima domanda rivolta ai cittadini europei è stata il loro livello di conoscenza degli accordi: il 71 per cento degli intervistati ha affermato di saperne a sufficienza. Un risultato eccezionalmente elevato per una questione così tecnica. Il livello di informazione in merito sembra trasversale a tutti i Paesi intervistati, con percentuali molto elevate in Italia, 80 per cento, Francia, 78 per cento, Spagna 77 per cento e Germania 72. La Polonia si distingue per un tasso più basso: 29 per cento. Un grado di attenzione così alto rivela che per gli europei questo accordo va ben oltre le questioni commerciali: è diventato una prova di sovranità nei confronti di Washington e di Trump. Non a caso, quando agli intervistati è stato chiesto come si sentivano dopo la conclusione dell’accordo doganale, il sentimento dominante emerso è stata l’umiliazione (52 per cento). La Commissione ha presentato l’accordo come un male minore di fronte alle minacce di Trump, ma evidentemente la sua versione non ha funzionato: invece di calmare gli animi, ha alimentato la frustrazione. Sentimento particolarmente marcato in Francia, presente in quasi due terzi degli intervistati ma maggioritario anche in Spagna (56 per cento), Italia (51 per cento) e Germania (51). Solo in Polonia, meno informata sulla questione e fortemente atlantista, la percentuale di umiliati scende al 23 per cento. Per un argomento tecnico come le tariffe doganali, si tratta di cifre sorprendenti: l’accordo ha scatenato una reazione politica ed emotiva potente, ben al di là della dimensione commerciale. Appare evidente che gli europei identificano chiaramente la Commissione – e, implicitamente, la sua Presidente – come responsabile di un accordo che ha svilito l’Europa. Ed è interessante notare che anche in Germania, suo Paese natale, l’operato di Ursula von der Leyen viene giudicato negativamente. Il 75 per cento dei tedeschi ritiene che la presidente abbia difeso male gli interessi dell’Unione nel contesto dei negoziati commerciali, mentre il 37 per cento ritiene addirittura che li abbia difesi «molto male». La parabola della signora è in discesa….

Franca Porciani
Toscana, milanese di adozione, laureata in Medicina e specializzata in Geriatria e Gerontologia all'Università di Firenze, città dove ha vissuto a lungo, nel 1985 si è trasferita a Milano dove ha lavorato per oltre vent'anni al "Corriere della Sera" (giornalista professionista dal 1987) occupandosi di argomenti medico-scientifici ma anche di sanità, cultura e costume. Segue da tempo la problematica del traffico d'organi cui ha dedicato due libri, "Traffico d'organi, nuovi cannibali, vecchie miserie" (2012) e "Vite a Perdere" (2018) con Patrizia Borsellino, editi entrambi da FrancoAngeli. Appassionata di Storia dell'Ottocento, ha scritto per Rubbettino "Costantino Nigra, l'agente segreto del Risorgimento" (2017, finalista al Premio Fiuggi Storia). Insieme ad Elio Musco ha pubblicato con Giunti "Restare giovani si può" (2016), tradotto in francese da Marie Claire Editions, "Restez Jeune" (2017). Nel gennaio del 2022, ancora con Rubbettino, ha pubblicato "Cavour prima di Cavour. La giovinezza fra studi, amori e agricoltura". A settembre del 2025, è uscito "La Dama Bianca" (Mursia), di cui è autrice insieme a Gabriele Moroni.

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