Un medico ucraino ha raccontato alla rivista medica “Lancet” di aver eseguito interventi chirurgici d’urgenza nel seminterrato del suo ospedale mentre veniva bombardato. Non c’era né acqua né elettricità, ma i chirurghi sono andati avanti, usando la luce del cellulare per vedere cosa stavano facendo. E ci sono riusciti perché il loro ospedale, in una città in prima linea, è sottoposto ad attacchi aerei continui e lavorare in condizioni estreme è diventata una routine. È incredibile come ci si abitua a tutto, si sopravvive a tutto. La guerra diventa abitudine. Pochi giorni fa ricorreva l’anniversario dell’invasione russa: quattro lunghi anni di devastazione. Il sistema sanitario è stato preso di mira pesantemente con oltre 2800 attacchi, che hanno distrutto o danneggiato oltre mille strutture causando la morte di centinaia di operatori sanitari. E ora ospedali e cliniche si trovano ad affrontare carenze di attrezzature, medicinali e, soprattutto, di personale. «L’invasione su vasta scala ha cambiato tutto per noi. Lavoriamo costantemente sotto la minaccia delle bombe – , ha confessato al “Lancet”, che in Ucraina ha svolto un’inchiesta appena pubblicata, Serhiy Chernyshuk, direttore sanitario dell’ospedale pediatrico Okhmatdyt di Kiev, colpito da un attacco missilistico russo mortale nel luglio 2024 -. Non hai tempo per riposare veramente. Durante il giorno lavori, e di notte c’è l’allerta aerea, o non dormi o sei sotto stress, e poi torni al lavoro: è un circolo vizioso di stress 24 ore su 24, 7 giorni su 7. E va avanti così da 4 anni». “Lancet” ha intervistato decine di operatori sanitari in tutto il Paese: alcuni ritengono che la carenza di personale sia il problema più urgente. Migliaia di medici si sono arruolati nell’esercito dal 2022, molti altri hanno lasciato il Paese o sono stati sfollati a causa dei combattimenti. Si stima che manchino 4mila medici e quelli rimasti sono oberati di lavoro e mal pagati, circa 300 euro al mese, sufficienti appena a soddisfare i bisogni primari. Nel frattempo, il numero dichiarato di persone con disabilità è aumentato di quasi 390.000 unità (oltre il 10 per cento) da febbraio 2022, ma l’accesso alla riabilitazione rimane fortemente limitato. Solo il 4 per cento degli ospedali offre servizi di questo tipo e solo il 3 per cento dispone di protesi. Quando finirà tutto questo?

Franca Porciani
Toscana, milanese di adozione, laureata in Medicina e specializzata in Geriatria e Gerontologia all'Università di Firenze, città dove ha vissuto a lungo, nel 1985 si è trasferita a Milano dove ha lavorato per oltre vent'anni al "Corriere della Sera" (giornalista professionista dal 1987) occupandosi di argomenti medico-scientifici ma anche di sanità, cultura e costume. Segue da tempo la problematica del traffico d'organi cui ha dedicato due libri, "Traffico d'organi, nuovi cannibali, vecchie miserie" (2012) e "Vite a Perdere" (2018) con Patrizia Borsellino, editi entrambi da FrancoAngeli. Appassionata di Storia dell'Ottocento, ha scritto per Rubbettino "Costantino Nigra, l'agente segreto del Risorgimento" (2017, finalista al Premio Fiuggi Storia). Insieme ad Elio Musco ha pubblicato con Giunti "Restare giovani si può" (2016), tradotto in francese da Marie Claire Editions, "Restez Jeune" (2017). Nel gennaio del 2022, ancora con Rubbettino, ha pubblicato "Cavour prima di Cavour. La giovinezza fra studi, amori e agricoltura". A settembre del 2025, è uscito "La Dama Bianca" (Mursia), di cui è autrice insieme a Gabriele Moroni.

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