Firenze 27 Febbraio 2026

Difficile oggi, per il credente, abituato ai canoni architettonici delle chiese ricche e preziose del passato, accettare la fredda, esasperata purezza estetica di molte chiese del Novecento. In verità non assomigliano all’idea di Chiesa della nostra millenaria tradizione, ma hanno come elemento distintivo la sperimentazione formale.

La suggestiva copertura a tenda della “Chiesa dell’autostrada” realizzata dall’architetto Giovanni Michelucci fra il 1961 e il 1964 (fonte: visitituscany.com)

Architetti di spicco hanno abbracciato lo stile modernista, adottando forme geometriche pure e minimaliste: linee rette, superfici lisce e materiali innovativi come il cemento armato, l’acciaio e il vetro. L’obiettivo era creare spazi sacri che riflettessero una nuova visione del divino in linea con il rinnovamento liturgico operato dal Concilio Vaticano II (1962/65) che prevedeva fra l’altro la costruzione di chiese unite a più spazi per favorire la partecipazione di molte persone. Il punto focale resta l’altare, che è centrale e posto più vicino ai fedeli, in modo che la parola sia protagonista, trascurando decori e simboli.

L’interno della “Chiesa dell’autostrada del Sole”

Troviamo espresso tutto questo nella Chiesa di S. Giovanni Battista del grande architetto pistoiese Giovanni Michelucci (1891-1990), meglio conosciuta come la “Chiesa dell’Autostrada del Sole”, realizzata a metà del tragitto fra Milano e Roma, in cemento armato, pietra e rame fra il 1961 e il 64 a Campi Bisenzio (Firenze), per commemorare gli operai caduti sul lavoro durante la costruzione dell’autostrada. La copertura è fatta a tenda, in rame, con l’apice in corrispondenza dell’altare maggiore. Alla nascita di una nuova spiritualità aspirava anche Gio Ponti, architetto e designer fra i più significativi del Novecento (1891-1979) quando il 6 dicembre del 1970 completò la Concattedrale Gran Madre di Dio a Taranto, in cemento armato, una costruzione estremamente singolare.

La cattedrale di Taranto, opera del celebre architetto Gio Ponti, ha una facciata leggera e traforata, formata da setti di cemento armato bianco

La chiesa ha una cupola rettangolare e una doppia facciata: una in basso, sporgente, per accogliere e invitare i fedeli e l’altra, arretrata,d che si slancia in alto fra i due campanili: da qui la chiesa e l’altare vengono irradiati giorno e notte dalla luce esterna.
Paolo Portoghesi (1931/2023), architetto fra i maggiori esponenti del postmodernismo italiano (movimento artistico che si oppone alla standardizzazione del modernismo e rivisita stili del passato con ironia e creatività, mescolando elementi storici con tecnologie moderne) nel 1977 a Salerno progettò la chiesa dedicata alla Sacra Famiglia. Creata in calcestruzzo, ha molti elementi circolari. All’interno, tre grandi volte gradonate si incontrano sopra l’altare, che è al centro, secondo i dettami della riforma conciliare del ’65, ed il soffitto è ad anelli concentrici.

La chiesa in calcestruzzo creata dall’architetto Paolo Portoghesi a Salerno nel 1977

Le tre volte, che si innestano una nell’altra, sono definite da Portoghesi come tre alberi giganteschi, simbolo della Trinità, nell’occhio luminoso della cupola centrale. Pochissimi i simboli sacri: la chiesa è essenziale. Però ha più spazi limitrofi comuni, sia interni che esterni, dedicati ad attività ludiche, sportive e culturali, per invitare sia fedeli che laici ad una più vasta aggregazione sociale.
A Riola di Vergato (Bologna), in un bell’ambiente naturale circostante, troviamo la Chiesa di S. Maria Assunta, progettata nel 1978 dall’architetto finlandese Alvar Aalto (1898-1976). Per realizzarla, collaborarono la Curia, gli Enti locali e privati cittadini. L’estetica della chiesa è minimalista. Domina il bianco, con le linee pulite dei volumi, in modo da concentrare l’attenzione sull’altare, ben illuminato dalla luce naturale.

L’interno della chiesa progettata dall’architetto finlandese Alvar Aalto a Riolo, vicino a Bologna (fonte: atlante di architettura contemporanea)

La grande luce interna simboleggia la presenza divina. A Roma L’architetto fiorentino Pierluigi Spadolini (1922- 2000) progettò nel 1987 a Tor Bella Monaca la Chiesa Santa Maria Madre del Redentore, con pianta triangolare (che iconograficamente rappresenta Dio) e fa pensare vagamente ad una stella, con una punta altissima, slanciata verso l’alto, da lui creata perché non apparisse soffocata dagli edifici vicini. I due pinnacoli esterni fanno entrare la luce, che, all’interno, resta tagliata a forma di croce. Una sua chiesa quasi uguale, dedicata a San Carlo Borromeo, si trova a Napoli (una curiosità: Gio Ponti le definiva le chiese Pinocchio).

La chiesa svettante verso l’alto, realizzata dall’architetto Pierluigi Spadolini a Roma nel 1987

Arrivando a chiese più recente, l’architetto svizzero Mario Botta ha realizzato in pietra (porfido) una delle architetture ecclesiastiche più particolari. Si tratta della chiesa di S. Maria degli Angeli, costruita sul monte Tamaro nel Canton Ticino fra il 1992 e il 1996, alla fine di un pendio dal quale si gode una vista eccezionale. Fra le chiese più apprezzate dell’architettura contemporanea, è decisamente sorprendente. Lo spazio liturgico è in parte interrato ed in parte esterno. Da lì si apre un camminamento di 150 metri da dove si domina il panorama.

La splendida chiesa di Mario Botta nel Canton Ticino, con un camminamento esterno di 150 metri (fonte: Artribune)

La chiesa progettata per il Giubileo nel 2003, a Roma, Tor Tre Teste, da Richard Meier (vincitore del concorso internazionale 50 chiese per Roma 2000) è rinomata per la tecnologia e per l’uso suggestivo della luce al suo interno. Ricorda una nave, con le sue tre “vele” esterne in cemento bianco speciale, che è autopulente, verso la ricerca dell’umano (il cui simbolo è il quadrato) e del divino (simboleggiato da parti di cerchio).
Fra le chiese recenti, c’è quella che l’architetto Renzo Piano realizzò nel 2004 a San Giovanni Rotondo, in Puglia: enorme, dedicata a Padre Pio, può contenere 7mila persone. Il campanile è orizzontale, con 8 campane (vedi immagine di apertura).

La discussa chiesa, tutta in cemento, creata a Foligno dall’architetto Massimiliano Fuksas (fonte: altervista.org)

Fra le più criticate quella di Massimiliano Fuksas, a Foligno, dedicata a S. Paolo Apostolo: ha la forma di un grande cubo ed è tutta in cemento. Sembra composta da due “scatole”, una dentro l‘altra, con all’interno alcune aperture che generano giochi di luce che simboleggiano il collegamento fra terrestre e divino. Vittorio Sgarbi l’ha definita «immonda scatola di scarpe»
Ma anche la chiesa di Ludovico Quaroni a Gibellina (Trapani), che è un enorme globo bianco, incontra pochi giudizi positivi. Posta su una collina vicina al paese, non è funzionale poiché poco raggiungibile, troppo scomoda per gli anziani e nemmeno la forma piace: è stata soprannominata la “Chiesa palla” dai paesani. Perciò, dato che non ci vanno i fedeli, vista la sua originalità, è diventata un monumento per turisti.

Immagine di apertura: L’interno della chiesa di San Pio da Pietralcina, completata nel 2004, opera dell’architetto Renzo Piano che contiene fino a 7mila fedeli (fonte: Atlante di Architettura Contemporanea)

Daniela Vannini
Toscana, ha vissuto l’infanzia a Siena per poi studiare lingue a Firenze e conseguire il diploma in Langue et Civilisation Françaises Université de Grénoble. Pittrice, ha esposto le sue opere a Villa Bottini a Lucca nel 2005 (personale), alle Terme Tamerici e alle Terme Tettuccio di Montecatini Terme (dove vive) nel 2006, alla Versiliana di Marina di Pietrasanta nel 2007. Si interessa ad ogni forma d’arte, specialmente se insolita o curiosa.

1 commento

  1. chiese che non sembrano chiese. costruzioni strane. che si amano o si odiano. più una gara tra architetti che creare luoghi che invitino alla introspezione, alla preghiera…

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