Lucca 27 Settembre 2023

L’etnologo e antropologo parigino Marc Augé sviluppò nel 1994 le sue riflessioni nel volume: Ville e tenute. Etnologia della casa di campagna, a partire dagli annunci sui giornali e le riviste relativi a seconde case di indubitabile prestigio. Dimore più che case, chateau, in Francia. Ville diremmo noi, e tenute, ma si badi bene, non semplici aziende agricole bensì qualcosa che rimanda, non poco, alla rinascimentale immagine di Signoria.

La copertina del volume “Ville lucchesi, le delizie della campagna” edito da Publied, Lucca

Tutto ciò calza a pennello con quella vera e propria “civiltà delle ville” che investì la struttura e l’identità culturale del paesaggio che si formò intorno a Lucca fin dal Medioevo. Ma a differenza di oggi, in cui l’immobiliarismo la fa da padrone, queste meravigliose dimore che ancora punteggiano il territorio toscano, ebbero le proprie radici nella profonda consapevolezza di essere sia luoghi di svago e di vacanza, o meglio di “ozio” proficuo, sia immensi patrimoni di duro lavoro agricolo, e di intensi ma impegnativi commerci. Uno di questi gioielli è Villa Torrigiani, a Camigliano presso Capannori, senza dubbio una delle più scenografiche e lussuose. Risale alla seconda metà del XVI secolo e rappresenta uno dei migliori esempi di architettura barocca in Toscana. Parco e villa furono edificati dalla famiglia Buonvisi, comprese le due maestose ali di cipressi, lunghe quasi un chilometro, che ne annunciano la facciata. Artefice della villa attuale fu nella seconda metà del Seicento il marchese Nicolao Santini, ambasciatore della Repubblica di Lucca presso la corte di Luigi XIV, il Re Sole, e presso lo Stato Pontificio dopo il matrimonio con Maria Luisa Bonvisi.

Il salone centrale all’interno della villa (foto di Sailko)

Affascinato dallo sfarzo che aveva visto oltralpe, il funzionario decise che era venuto il momento di plasmare la sua personalissima Versailles. Così ripensò la villa secondo i canoni innovativi di una reggia, ridistribuendo gli spazi e gli ambienti. Alla facciata venne conferita una sapiente policromia grazie alla pietra grigia, il tufo giallo, il marmo bianco e l’intonaco ocra. Consultando gli elenchi dei lavori intercorsi per volere di Santini possiamo notare l’incrociarsi di più filoni culturali che convergono verso la teatralizzazione dell’intero sistema, come afferma l’architetto Maria Adriana Giusti nel bel volume: Ville lucchesi. Le delizie della campagna, pubblicato dall’editore lucchese PubliEd.
In primo piano la tradizione della scenografia e dell’architettura teatrale emiliana, la scuola romana e i modelli francesi nell’allestimento dei parterre del giardino, per i quali si è ipotizzato l’intervento di André Le Nôtre, il più famoso architetto paesaggista francese in epoca barocca, ideatore in gran parte dei giardini di Versailles. Si pensa che il geniale architetto abbia creato anche il Giardino-Teatro di Flora con grotte e giochi d’acqua ancora funzionanti e visibili nella Grotta dei Venti.
Cuore della villa è il Salone del Palazzo, attorniato da sale sontuosamente arredate, tappezzate in seta a rievocare la gloriosa storia dei mercanti e degli artigiani locali (Lucca divenne ricchissima grazie alla produzione e al commercio di tessuti in seta ispirati all’Oriente e alla Cina, apprezzati in tutta l’Europa).

Villa Torrigiani, la peschiera (foto di Sailko)

All’interno di questo salone centrale si notano i due grandi dipinti, opera del pittore fiorentino Vincenzo Dandini (1607-1675) inseriti nelle cornici di stucco e trapunte di motivi a palmette, floreali che si aprono sul cielo della volta che celebra il Santini tra i quattro continenti, nelle vesti di “Restauratore del Mondo”, come Alessandro Magno e Aureliano, dominatori delle Gallie e dell’Oriente.

Il giardino di Flora, premiato come il giardino più bello d’Italia nel 2018  (foto di Gian Battista Ricci)

Il giardino entra nella villa attraverso gli affreschi del quadraturista Pietro Scorzini, realizzati con tecnica trompe l’oeil che raffigurano il magnifico Giardino di Flora composto da grotte, parterres e statue allegoriche.
L’ultimo passaggio di proprietà documentato, per via dinastica femminile, tramite il matrimonio tra Vittoria Santini, figlia di Nicolao Junior e Pietro Guadagni Torrigiani, marchese fiorentino, coincide con l’adeguamento di primo Ottocento dei giardini, in cui vengono cancellati compartimenti e parterre documentati nel 1770 da Antonio Cerati, nobile, scrittore e filologo. Arrivando poi al Novecento, la marchesa Simonetta Torrigiani nel 1937 sposò il principe di Stigliano Don Carlo Colonna, dai quali deriva l’odierna discendenza che tuttora abita la villa d’estate (non c’è mai stato riscaldamento di alcun genere, dal momento che era una residenza estiva). Gli arredi sono tutti d’epoca e hanno permesso l’ambientazione di film storici come il famoso Il marchese del Grillo del 1981, diretto da Mario Monicelli, con Alberto Sordi (il film è stato girato anche nel palazzo Pfanner nel centro di Lucca).

Villa Mansi con la sua facciata in stile barocco francese (foto di Elfrancoh)

Da ricordare anche Villa Mansi a Segromigno in Monte, a pochi chilometri di distanza da villa Torrigiani, che con la sua bella facciata in stile manierista rappresenta un gioiello non comune. Risale al 1600, fu proprietà della famiglia Benedetti e venne in seguito ceduta ai Cenami. Nel 1675 passò al marchese Raffaello Mansi ed è famosa per l’eleganza delle sue linee architettoniche e per la bellezza dei suoi giardini. Sotto i Mansi subì una trasformazione della facciata e del giardino, tuttora ricco di statue e con una bellissima peschiera, per opera del noto architetto Filippo Juvarra che realizzò anche il sistema idrico che permetteva i giochi d’acqua e molti effetti scenografici perduti nella successiva risistemazione ottocentesca del parco in stile inglese.

Il letto settecentesco, unico arredo rimasto a Villa Mansi (foto di Gian Battista Ricci)

Tra i numerosi affreschi che la decorano da ricordare quelli del pittore neoclassico Stefano Tofanelli, molto apprezzato anche da Elisa Baciocchi, principessa di Lucca, Massa e Carrara e poi granduchessa di Toscana, sorella di Napoleone che a Villa Marlia, poco distante dalle due ville appena citate, realizzò agli inizi dell’Ottocento una splendida residenza in stile neoclassico.
Oggi purtroppo villa Mansi è una bella scatola vuota, dato che gli arredi sono stati tutti alienati tranne un letto a baldacchino settecentesco. Rimangono soltanto gli splendidi lampadari e le decorazioni delle pareti. Si vocifera che sia stata messa in vendita per 19 milioni di Euro, e sia quindi in attesa di diventare proprietà di oligarchi e tycoon. Per ora viene affittata per eventi, soprattutto matrimoni, dagli ignoti proprietari che l’hanno comprata nel 2008.

Immagine di apertura: foto di Franca Porciani

Nato a San Giorgio di Lomellina, ma pavese di adozione, si è laureato in Filosofia e Psicologia a Pavia, dove ha risieduto dal 1975 al 2015, mantenendo attività clinica e didattica e dal 1999 è stato docente di "Tecniche di riabilitazione psichiatrica" nell'ateneo pavese. Psicoanalista e Arteterapeuta, allievo di Sergio Finzi e Virginia Finzi Ghisi è membro dell'associazione "La Pratica Freudiana" di Milano, dove dal 2000 ha tenuto seminari. Fondatore di "Tracce di Territorio", associazione no-profit con sede in Lomellina, è tra i promotori di gruppi di studio di Psicoanalisi e laboratori di Arteterapia. Ha pubblicato con Selecta : "L'insonnia", "Problemi etici in psichiatria", "Guida illustrata ai farmaci in psichiatria" Disegnatore anatomico, ha lavorato per diversi ospedali e per il "Corriere della Sera". Le sue opere sono state esposte recentemente nelle sale del Museo per la storia dell'Università di Pavia.

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