L’articolo di apertura di questo numero rievoca la tregua cui dettero vita spontaneamente nei giorni di Natale del 1914 soldati inglesi e tedeschi sul Fronte Occidentale, a Ypres, nelle Fiandre, a distanza di pochi mesi dall’inizio della Prima Guerra Mondiale. I soldati improvvisamente smisero di sparare, uscirono dalle trincee e fraternizzarono, scambiandosi auguri, cibo e i pochi dolci che avevano, fino lanciarsi in una partita di calcio, con i cappotti utilizzati come porte, vinta poi dai tedeschi. Quando il quotidiano americano “The New York Times” pochi giorni dopo venne a conoscenza dell’accaduto, decise di diffondere la notizia in tutto il mondo suscitando scalpore e una profonda irritazione nei vertici militari di entrambi gli schieramenti che diffidarono le truppe dal prendere altre iniziative del genere. Questo evento straordinario è passato alla Storia come “La tregua di Natale”, ma oggi è stranamente dimenticato fuorché dai discendenti dei reduci della Grande Guerra protagonisti dell’episodio che ne celebrano la ricorrenza. Ci sarebbe un gran bisogno di ricordarlo, invece: viviamo un momento in cui parlare di pace nel mondo sembra un sogno utopico. Assistiamo avviliti ad una guerra in Ucraina che sembra non finire mai e ai vani tentativi in Medio Oriente delle forze diplomatiche in gioco per far accordare Hamas e Israele almeno su una tregua natalizia. Di cui per ora non si vede traccia. Hamas prima che qualsiasi accordo venga formalizzato vuole che Israele sospenda tutte le operazioni militari a Gaza e permetta l’arrivo di nuovi convogli di aiuti umanitari nella Striscia. Sospensione su cui non c’è possibilità di convergenza dal momento che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ripetuto fino allo sfinimento che non ha intenzione di fermare l’invasione di Gaza finché non avrà realizzato «tutti gli obiettivi che abbiamo fissato: eliminare Hamas, liberare i nostri ostaggi e rimuovere ogni minaccia da Gaza». La vicenda della “Tregua di Natale” di quel lontano 1914, così commovente nella sua spontaneità – i soldati arrivarono a scambiarsi gli indirizzi per potersi eventualmente rivedere a guerra finita, ma molti di loro morirono durante il conflitto – può, deve, ancora insegnarci qualcosa. Nell’augurare ai lettori un felice Natale nonostante tutto questo, ricordiamo con piacere che ilbuongiorno.com compie quattro anni di vita. Nel dicembre del 2019, quando cominciò questa avventura, non speravamo in tanta longevità. Invece…

Toscana, milanese di adozione, laureata in Medicina e specializzata in Geriatria e Gerontologia all'Università di Firenze, città dove ha vissuto a lungo, nel 1985 si è trasferita a Milano dove ha lavorato per oltre vent'anni al "Corriere della Sera" (giornalista professionista dal 1987) occupandosi di argomenti medico-scientifici ma anche di sanità, cultura e costume. Segue da tempo la problematica del traffico d'organi cui ha dedicato due libri, "Traffico d'organi, nuovi cannibali, vecchie miserie" (2012) e "Vite a Perdere" (2018) con Patrizia Borsellino, editi entrambi da FrancoAngeli. Appassionata di Storia dell'Ottocento, ha scritto per Rubbettino "Costantino Nigra, l'agente segreto del Risorgimento" (2017, finalista al Premio Fiuggi Storia). Insieme ad Elio Musco ha pubblicato con Giunti "Restare giovani si può" (2016), tradotto in francese da Marie Claire Editions, "Restez Jeune" (2017). Nel gennaio del 2022, ancora con Rubbettino, ha pubblicato "Cavour prima di Cavour. La giovinezza fra studi, amori e agricoltura".

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