Quest’anno ricorrono i cinquecento anni dall’avvio della costruzione della Sagrestia Nuova della Basilica di San Lorenzo a Firenze, opera celeberrima di Michelangelo Buonarroti. Un percorso abbastanza accidentato: con la morte di Lorenzo il Magnifico, nel 1492, le tumultuose vicende che seguirono fecero sì che San Lorenzo, la grande basilica brunelleschiana, restasse incompleta. Non solo mancava la facciata, ma anche il progetto di creare una nuova cappella, speculare alla Sagrestia Vecchia di Brunelleschi, fortemente voluto dallo stesso Magnifico, non era andato oltre una fase iniziale di lavori. La fabbrica della Sagrestia Nuova fu iniziata da Giuliano da Sangallo, per incarico di Lorenzo il Magnifico, solo dopo il ritorno al potere dei Medici, nel 1512, e, l’anno successivo, con l’ascesa al soglio pontificio di Giovanni de’ Medici con il nome di Leone X, tornò al centro dell’attenzione.
Nel 1516 fu bandito il “concorso” per la facciata, cui parteciparono Giuliano da Sangallo, Raffaello e lo stesso Michelangelo. L’anno seguente, dopo la morte del Sangallo, Michelangelo divenne protagonista. Da allora fino al 1526 il suo impegno fu prevalentemente dedicato a San Lorenzo: nel 1520 fu incaricato di realizzare la Sagrestia Nuova. Al pontefice premeva dare sepoltura ai Principi e ai Duchi della famiglia Medici. In fase progettuale Michelangelo pensò a varie soluzioni, prima di scegliere la versione definitiva. Il nocciolo della questione era come disporre i quattro sepolcri in rapporto allo spazio disponibile, all’altare e all’ingresso. L’artista ipotizzò anche lo schema delle tombe al centro, ma poi optò per addossarle alle pareti.

La statua del “Giorno” (1526-1531) di Michelangelo  sul sarcofago della tomba di Giuliano de’ Medici duca di Nemours, Cappelle Medicee, Basilica di San Lorenzo, Firenze (foto di Aurelio Amendola)

Nel 1521 erano completate le statue della Madonna col Bambino e quella di Giuliano Duca di Nemours con le sculture del Giorno e della Notte. Con la morte di Leone X i lavori si interruppero e si dovrà attendere il 1523 con l’elezione al soglio pontificio di un altro Medici, Clemente VII. Sotto questo Papa Michelangelo lavorò senza interruzione alla Controfacciata, alla Tribuna delle reliquie, alla Biblioteca Medicea con la “libreria secreta” fino al 1534, anno in cui partì per Roma lasciando incompiuti i lavori che saranno completati da Vasari e dall’Ammannati.

La tomba di Giuliano de’ Medici, Duca di Nemours, con le statue del Giorno e della Notte, Michelangelo Buonarroti, Cappelle Medicee, Basilica di San Lorenzo, Firenze

Il turista entrando nella Sagrestia Nuova trova alla destra dell’ingresso la Tomba di Lorenzo il Magnifico e di Giuliano. Su un semplice basamento sono appoggiate le statue della Madonna con bambino e ai lati i SS. Cosma e Damiano, protettori della casa Medici, realizzate da Giovanni Angelo Montorsoli e da Raffaello da Montelupo. Alla parete destra si trova il monumento a Giuliano Duca di Nemours (figlio di Lorenzo il Magnifico) rappresentato in vesti militari con il bastone del comando e il volto idealizzato. Sul suo sarcofago si adagiano le statue del Giorno e della Notte.

Statua di Lorenzo de’ Medici, duca di Urbino, Michelangelo Buonarroti, Cappelle Medicee, Basilica di San Lorenzo, Firenze (foto di Rufus 46)

La parete di fronte accoglie il monumento a Lorenzo de’ Medici duca di Urbino (nipote del Magnifico) ritratto in atteggiamento pensoso e sotto di lui sono collocate le statue dell’Aurora e del Crepuscolo. Il tema dell’intera cappella, come riporta il Condivi, è “il Tempo che consuma il Tutto”, una profonda riflessione quindi sulla vita dell’uomo e sull’eternità. Tutte le Allegorie sono caratterizzate da allungamenti e torsioni, e figurano “non-finite” in alcune parti. La schiena del Giorno della Cappella Medicea appare simile ad un dolente prigione in contrasto con le rigide membrature classiche dell’architettura che lo circonda.

L’Aurora di Michelangelo Buonarroti (1524-1527) sul sarcofago della tomba di Lorenzo de Medici, Cappelle Medicee, Basilica di San Lorenzo (foto di Aurelio Amendola)

La Notte ritrova i suoi attributi di Madre primordiale e viene associata alla figura di Leda. La civetta e i papaveri sono simboli della Morte e del Sonno. Secondo le dottrine dell’orfismo e del pitagorismo, Leda e la Notte sono la personificazione di una duplice teoria della morte, secondo cui gioia e dolore coincidono. Non dimentichiamo che Michelangelo in gioventù aveva frequentato la Scuola di San Marco e aveva ricevuto gli insegnamenti di Marsilio Ficino e Agnolo Poliziano. L’autore che ha saputo esaltare al meglio il capolavoro di Michelangelo è stato il fotografo Aurelio Amendola. Le celebri fotografie realizzate nel 1994 sono oggi gigantografie della collezione permanente alle Cappelle Medicee fiorentine.

Immagine di apertura: la scultura di Giuliano de’ Medici, Michelangelo Buonarroti, Cappelle Medicee, Basilica di San Lorenzo, Firenze (foto di Aurelio Amendola)

Veronica Ferretti
Nata a Pistoia, storica dell'arte, docente alle scuole superiori e giornalista, si è laureata in Lettere all'Università di Firenze. Direttrice dal 2003 al 2009 della Fondazione Jorio Vivarelli di Pistoia, fino al 2015 ne ha coordinato le attività culturali. Dal 2010 è Responsabile della sezione didattica del Museo della Fondazione Casa Buonarroti di Firenze. Ha curato mostre e cataloghi. Tra le pubblicazioni, il volume "Ugo Giovannozzi maestro dell'architettura eclettica", 2017, con le edizioni dell'Assemblea del Consiglio Regionale della Toscana.

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