In un momento in cui i bambini di Gaza ridotti a scheletri straziano i nostri occhi e si spera ogni giorno in un cessate il fuoco e in una presa di posizione ultimativa da parte dei paesi occidentali, inevitabilmente si cerca conforto in qualche buona notizia. A me dà conforto sapere che le librerie in Italia non stanno male, anzi, stanno meglio di qualche anno fa: sono in prima posizione come canale di vendita, con una quota del 54,5 per cento sul venduto totale mentre la grande distribuzione cala – è al 4,6 per cento – e gli e-book e gli audiolibri si collocano al 40,9 per cento. Sono dati resi noti dall’Associazione degli Editori in occasione dell’ultimo Salone del Libro di Torino. C’è da sperare, allora, che non ci sia per le librerie nel prossimo futuro l’ecatombe in corso da tempo per le edicole dei giornali. Oggi l’editoria libraria è un settore marginale dell’economia mondiale, sia per fatturato che per influenza politica: migliaia di prodotti “pesano” più del libro. Mi fa piacere ricordare, però, che non è stato sempre così. Come raccontarono due grandi storici degli Annales, Lucien Febvre e Henri-Jean Martin, la pubblicazione di libri fu una delle prime forme di impresa capitalistica: richiedeva investimento di denaro, mano d’opera qualificata, linee di rifornimento sicure per la carta e l’inchiostro, una rete commerciale articolata. Non a caso tra la Bibbia di Gutenberg, il primo libro stampato in Europa con la tecnica dei caratteri mobili nel 1455 e il 1500 furono stampati milioni di volumi (mezzo milione sopravvive ancora oggi nelle biblioteche europee e americane). Un grande successo. E dall’editoria è partito uno dei “paperoni” di oggi, Jeff Bezos, il terzo uomo più ricco del pianeta, che trent’anni fa iniziò proprio con i libri la sua attività di e-commerce in un garage di Seattle. Indubbiamente di librerie e di lettura il nostro Paese ha un gran bisogno: il tasso di abbandono scolastico è al 10,5 per cento, al quinto posto nell’Unione Europea, ma nel Mezzogiorno arriva al 17 e oltre. Di recente mi trovavo a Ravenna nei paraggi della tomba di Dante, e fra due quarantenni davanti a me avveniva questo strano dialogo: «Toh, guarda, qui c’è una tomba, di un certo Dante, ma chi è?» chiedeva l’uno. «Un poeta credo, ma proprio non saprei» rispondeva l’altro. No comment!
ilbuongiorno.com va in vacanza, ci rivediamo a settembre. Buone ferie a tutti i lettori!
