Firenze 21 Dicembre 2024

La vera poesia, maschile o femminile che sia, si ha quando, andando al di là delle parole usuali, il linguaggio usato dal poeta “con sconfinata umiltà”, come diceva il poeta inglese Wystan Hugh Auden, descrive nella realtà ciò che per il senso comune era invisibile e indicibile rivelando una sentita partecipazione alla bellezza o al dolore nel mondo.

Ritratto di Gaspara Stampa, 1523- 1554 (fonte: Achille Bertarelli Print Collection, Milano, Castello Sforzesco)

In fatto di preferenze tra uomini o donne generalmente i canoni di giudizio critico con i quali si fanno le selezioni di antologie e di rivelazioni sulle pagine delle riviste culturali, prediligono il poeta anziché la poetessa, come è dimostrato dalla stessa storia della letteratura italiana che dal Rinascimento all’inizio del secolo scorso annovera solo poche grandi figure femminili. Nel Cinquecento fu la veneziana Gaspara Stampa a scrivere centinaia di liriche “petrarchesche”, fra le più interessanti del suo tempo. Nei due secoli successivi poesia e letteratura al femminile videro emergere dall’Accademia dell’Arcadia Petronilla Massimi, Aglauro Cidonia (pseudonimo di Faustina Zoppi) e Licori Partenopea (Rosa Taddei). Ma è soltanto nel secolo scorso che la poesia al femminile vede affermarsi figure di grande ispirazione come Ada Negri (1870-1945) che fu candidata al Premio Nobel del 1927, dato poi a Grazia Deledda, e la controversa e ribelle Sibilla Aleramo (1876-1960), la donna che Dino Campana amò pazzamente senza esserne corrisposto.

Un bella immagine di Ada Negri scattata nel 1913 da Emilio Sommariva

Per l’avvento della poesia femminile sulla scena letteraria italiana bisogna arrivare all’epoca contemporanea quando emergono figure di poetesse capaci di scrivere componimenti di grande impatto emotivo e raccontare la condizione della donna con spiazzante sincerità. I nomi più conosciuti sono quelli di Alda Merini, Alba Donati, Maria Luisa Spaziani, Amelia Rosselli, Patrizia Cavalli, Antonella Anedda, Patrizia Valduga.

Patrizia Valduga, poetessa e traduttrice raffinata, è nata nel 1953 a Castelfranco Veneto. E’ stata compagna fino alla morte di lui nel 2004, del critico letterario Giovanni Raboni (fonte: italian-poetry.org)

Vi è poi un’altra generazione di donne che dagli anni Ottanta ad oggi sta andando alla ricerca del senso e della centralità della lingua poetica contro lo sperimentalismo dell’avanguardia che aveva guadagnato la scena negli ultimi, frenetici decenni del Novecento.
Una decina di queste autrici merita di essere ricordata per l’indiscusso valore della loro produzione: Annelisa Alleva, Silvia Bre, Maria Borio, Nadia Campana, Mariangela Gualtieri, Maria Quintavalle, Francesca Ricchi, Irene Santori, Gabriella Sica e Giovanna Sicari. Proviamo, quindi, a dire in breve qualcosa che riveli carattere e qualità della poesia prodotta sia dal gruppo delle affermate che da quello delle emergenti.
Il senso esplicito dell’opera di Alda Merini (1931-2009) – una vita travagliata tra due mariti, la maternità di quattro figli (“una gioia continuamente sofferta” diceva lei) e i ripetuti ricoveri in cliniche psichiatriche – sta tutto nell’alternarsi tra sofferenza e illuminazione poetica, racchiuso in questo suoi versi. «L’io è profondo come la luce, ma verte verso il basso», dove la luce esprime la sua viscerale religiosità e il basso la sofferenza psico-fisica della sua vita.

La casa-museo di Alda Merini a Milano (foto di FlavMi)

La poesia di Patrizia Valduga, nata nel 1953 al Castelfranco Veneto, è sempre “alta”, sia che si proponga come erotica – nel senso che nasce da una perdita passionale della coscienza tale da smantellare l’equilibrio infelice della vita – sia che, nelle ottave di Requiem, testimoni, come avveniva nelle laudi di Jacopone da Todi, di un esercizio semplice, ma profondo, di verità umana davanti al dolore di una perdita, quella dei giorni in cui, “muta sull’orlo della vita”, assisteva all’agonia di suo padre.
Di Maria Luisa Spaziani – tutta una vita dedicata alla poesia nella quale voleva che «la parola fosse lancinante e assoluta» – si ricorda l’ amore incompiuto con Eugenio Montale -«entro in questo amore come in una cattedrale / come in un ventre oscuro di balena» – il quale nei suoi Madrigali la chiama volpe. Fu per tre volte candidata al Premio Nobel per quel suo genere di poesia che lei voleva riuscisse a «rivelare su una cifra il caos dell’esistente».

Alda Merini, poco prima della sua scomparsa (foto di Giuliano Grittini)

Alba Donati, nata nel 1960 a Lucca, è la nostra poetessa civile che scrive versi colmi di spiritualità e di commozione. Per lei male o sventure fanno dei vivi e dei morti una comunità, un mondo popolare che da quando è scomparso è diventato leggenda. Questo ci dice la sua famosa Ballata della repubblica contadina nella quale il dolore nel ricordare le persone amate e scomparse «cade lento come un fiocco di neve».
La poesia di Alba, come nei grandi Lee Master o Ezra Pound, non è mai celebrativa, ma epica anche quando affronta temi di vita quotidiana come quello della famiglia e dell’infelicità della donna nella vita domestica. Altra voce poetica femminile di grande effetto è stata quella di Patrizia Cavalli, scomparsa due anni fa. Scoperta da Elsa Morante, nelle prime opere, ricorrendo alla metafora come lezione di stile, ha scritto versi nei quali il senso della vita indugia nella dicotomia tra speranza e disperazione.
Nelle ultime opere confesserà come sia quest’ultimo sentimento a guidare il nostro corpo nel dare alla mente la percezione impalpabile di come e quando tutto stia per finire. È infine da ricordare Amelia Rosselli (1930-1996) che fu esule dalla nascita e orfana di un padre fatto uccidere dal fascismo. Un trauma che, a partire dall’infanzia, Amelia avvertirà sempre dentro portandola a esprimere una poesia che nasce dall’abbandono al flusso di una coscienza che avverte la vita come campo di battaglia.

Un bello scatto della poetessa Alba Donati nella sua libreria a Lucignana, in Garfagnana, dove si è trasferita da qualche anno. E’ presidente del Gabinetto Vieusseux di Firenze (fonte: Corriere Fiorentino)

Dal punto di vista dello stile, grazie alla sua formazione musicale e alla sperimentazione linguistica che amava praticare, i versi di Amelia Rosselli hanno il rigore delle tecniche musicali nelle forme del contrasto, dell’antitesi e dell’ossimoro.
È, infine, da ricordare, una poetessa singolare come Annelisa Alleva. Se volete leggere il modo straordinario di come un padre – mentre guida per accompagnare un cliente al proprio garage – racconta il lutto per la morte del proprio figlio in un incidente stradale leggete il Carrozziere di Annelisa Alleva e vedrete con quale naturalezza si possa, narrando, alleviare anche un grande dolore.

Immagine di apertura: foto di Ri_Ya

Vasco Ferretti
Toscano, laureato in Scienze dell'educazione all'Università di Urbino, giornalista fin dal 1975, ha lavorato alla "Nazione" per molti anni ed è stato Direttore dei fogli culturali "Fabbrica e cultura" e "Artetoscana". Per decenni docente di Storia e Filosofia nei licei classici, ha pubblicato vari libri. Fra questi, "Stragi naziste sotto la Linea Gotica: Sant'Anna di Stazzema e Marzabotto (Mursia, 2004), "La resistenza nell'area tosco-emiliana" (1943-45) edito nel 2018 dalla Regione Toscana. Autore di poesie, nel 2020 ha vinto il Premio "Città di Sarzana" con la lirica "Oh, presto, usciamo dalla guerra!" e il Premio "Rocco Carbone" con la raccolta "Come voce di mare sullo scoglio"; nel 2022 il Premio "Lord Byron Porto Venere Golfo dei Poeti", con la raccolta di epigrammi in poesia sulla vita dei poeti Alighieri, Calvalcanti, Rimbaud, Keats, Leopardi ed altri.

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