Milano 27 Maggio 2025

L’anno scorso sono stati i cent’anni dalla sua nascita, l’anno prossimo saranno i trenta dalla sua scomparsa. Due anniversari a stretto giro che hanno riportato alla ribalta la figura oscura e luminosa di Goliarda Sapienza. Attrice, cantante, scrittrice, affabulatrice.

Una bella immagine di Goliarda Sapienza (1924-1996), attrice e scrittrice (fonte: Il recensore)

Donna emblema di un Novecento rivoltoso e nevrotico, una ribelle anarchica, amorale e bisessuale, pronta a sfidare ogni regola morale, rubare gioielli in una casa borghese e finire in galera. Esperienza più che traumatica, salvifica. L’incontro con le libere donne di Rebibbia, le sole capaci di non giudicare e prenderla per quel che è, per Goliarda rappresenterà l’esperienza di rinascita capace di farle ritrovare la voglia di vivere e di scrivere. Quell’Arte della gioia, raccontata in un romanzo così scandaloso che nessuno osava pubblicare, uscito due anni dopo la sua morte. Testamento e capolavoro letterario ripreso nella bella serie televisiva diretta da Valeria Golino. Che ora ritroviamo nella sua veste d’attrice, protagonista di Fuori, nuovo titolo di Mario Martone, scritto con Ippolita di Majo, accolto con molti applausi al festival di Cannes e da qualche giorno nelle sale per 01 Distribution.

Donatella Finocchiaro in una scena della pièce teatrale “Il filo di mezzogiorno” tratto dal romanzo di Goliarda Sapienza. Adattamento teatrale di Ippolita Di Majo, regia di Mario Martone

Liberamente ispirato a due libri fortemente autobiografici, L’Università di Rebibbia e Le certezze del dubbio, il film porta a compimento il percorso su Sapienza iniziato da Martone tre anni fa a teatro con Il filo di mezzogiorno, interpreti Donatella Finocchiaro e Roberto De Francesco. Se lì si raccontava la tormentata analisi psicanalitica di Goliarda negli anni Sessanta, il film adesso ce la mostra vent’anni dopo, reduce dall’esperienza carceraria.
Uscita di prigione, Goliarda riallaccia i legami con due sue compagne di cella, Roberta (Matilda De Angelis) e Barbara (Elodie), la prima finita dentro per droga, la seconda per militanza politica sovversiva. Tornate in libertà, le tre donne si riprendono il tempo sospeso dell’estate romana. Con le sue notti lunghe, roventi, perfette per instaurare un’intimità senza barriere, dove le confidenze si mescolano ai bicchieri di vino e magari si finisce per fare la doccia tutte insieme, in giocosa sensualità.

Valeria Golino (Goliarda) in una scena alla stazione (foto di Mario Spada)

La sorellanza spalancata di Goliarda, che ama le donne e va a letto con gli uomini, è raccontata con acuta e sfaccettata empatia da un Martone mai come qui in the mood for women. A sostenerlo nell’impresa un trio di attrici straordinariamente brave capitanato da una Golino in stato di grazia, magistrale nell’evocare la Goliarda affamata di vita, pronta a passare in un attimo dall’euforia alla disperazione, triste e felice sempre oltre i limiti. O, come la definisce Martone, «Esplosiva perché inclassificabile».
Sempre dentro e fuori dalla realtà e da se stessa, a suo agio nella gabbia della cella, dell’inquadratura, dello sguardo di chi osserva. Di memorabile epicità le scene carcerarie, con i corpi delle detenute costretti a una convivenza spudorata, squassati da vertigini emotive, malinconie sconfinate. Come la struggente Sinno’me moro che Luisa De Santis va a cantare per le donne, ladre, prostitute, tossicodipendenti, ancora costrette dietro le sbarre.

Il manifesto del film, nelle sale da pochi giorni

Dolore e tenerezza, memoria e identità, temi cari a Martone fin dai tempi de L’amore molesto e L’odore del sangue, qui rivivono nella dicotomia libertà prigionia. O forse in quella libertà che solo nella prigionia si può trovare. Fuori e dentro sono due facce della stessa realtà, si incrociano, si mescolano di continuo nella storia e nell’anima della sua protagonista. Di Goliarda alfiera dinamitarda di una libertà al femminile, che è stata e resta l’unica vera rivoluzione politica dei nostri tempi.
Figura incandescente e incontenibile, la donna Goliarda lascia un po’ ai margini la Sapienza scrittrice. La cui storia inizia di fatto alla fine del film, quando in stazione Roberta le consegnerà una valigia piena di lettere fuoriuscite dal carcere. Un mondo di storie, di vite, di verità capaci di scavalcare ogni menzogna. Di far ritrovare la voglia di una scrittura che, se necessaria, è atto di resistenza, di svelamento e sparizione.

Immagine di apertura: Matilda De Angelis (Roberta) e Valeria Golino (Goliarda) in una scena di Fuori, regia di Mario Martone (foto di Mario Spada)

Giuseppina Manin
Nata a Venezia, giornalista professionista di lunga militanza in Cultura e Spettacoli del "Corriere della Sera" con cui tutt'ora collabora. Specialista di musica e di cinema, ha seguito per circa 30 anni i principali festival europei, da Cannes a Venezia a Berlino. Per la casa editrice Guanda ha scritto in coppia con Dario Fo quattro libri, "Il mondo secondo Fo", "Il Paese dei misteri buffi", "Un clown vi seppellirà", "Dario e Dio". E da sola, sempre per Guanda, è autrice de "Nel giardino della musica. Claudio Abbado: la vita, l'arte, l'impegno", "Ho visto un Fo" , di "Complice la notte" dedicato alla grande pianista russa Marija Judina. nel 2021, e per la Nave di Teseo del recente "La Bambolaia"

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.