Firenze 27 Aprile 2026
Quest’anno ci separano cinquant’anni dalla scomparsa di Agatha Christie (1890 –1976), l’autrice di lingua inglese più tradotta al mondo dopo William Shakespeare.

Dama dell’impero britannico e signora incontrastata del giallo psicologico all’inglese, ha scritto ottanta romanzi e racconti, creando personaggi indimenticabili come Hercule Poirot e Miss Jane Marple. La scrittrice nacque il 15 settembre 1890 a Torquay, in Inghilterra, da una famiglia dell’alta borghesia. Rimasta orfana a soli dieci anni del padre, un facoltoso americano, venne cresciuta dalla madre e dalla nonna. Fu una lettrice vorace fin dall’infanzia. Nel 1914 sposò il brillante aviatore Archibald Christie, uno dei primi piloti dei Royal Flying Corps operanti nella Prima Guerra Mondiale, da cui ebbe nel 1919 l’unica figlia, Rosalind. Cominciò a scrivere biografie romanzate sotto lo pseudonimo di Mary Westmacott; opere ignorate sia dalla critica che dal pubblico. Il suo primo successo risale al 1926, Dalle nove alle dieci. Seguì un periodo negativo per il divorzio astioso (Archie si era innamorato di un’altra, ma lei ne mantenne il cognome), reso ancora più doloroso dalla morte della mamma.

Improvvisamente alla fine del 1926 scomparve per undici giorni e venne ritrovata ad Harrogate, nello Yorkshire (la sua ricerca impegnò mille agenti di polizia e 15mila volontari). Il periodo di crisi terminò quando, durante un viaggio in treno per Bagdad, trovò l’ispirazione per scrivere il suo romanzo più famoso Assassinio sull’Orient Express, e si innamorò di Max Mallowan, un archeologo più giovane di lei di 13 anni. Lo sposò nel 1930 e con lui condivise la vita fino alla morte nel 1976, a 85 anni.
Agatha Christie è stata una persona molto riservata e non ha mai concesso ai media la sua vita privata. Le poche persone che hanno avuto il privilegio di intervistarla hanno incontrato una tranquilla signora, dalla conversazione convenzionale, amante del giardinaggio e della campagna – come molti altri inglesi – magari con qualche tratto un po’ eccentrico come la passione per i viaggi esotici, ma anche questo rientra nella migliore tradizione britannica. L’unico episodio clamorosamente noto – la scomparsa per undici giorni alla fine del 1926 – non è mai stato oggetto d’interviste e nell’autobiografia (pubblicata postuma) non è nemmeno rammentato.

Chi era dunque Agatha Christie? Forse il modo migliore per tracciarne un profilo psicologico è leggerne i romanzi. La Christie è stata una critica lucida e spietata dell’Upper Class britannica per la quale, com’è stato detto, “lo scandalo è peggiore del delitto”. L’implacabile indagatore di questo mondo, Hercule Poirot, ne è infatti estraneo: un piccolo investigatore belga, borghese ed eccentrico fino ad essere comico, che inchioda alle loro responsabilità i protagonisti blasonati dell’alta società: gentiluomini eleganti e raffinate signore, che uccidono senza rimorsi per nascondere un’amante segreta, una figlia illegittima, un passato inconfessabile, un amore proibito o semplicemente per impadronirsi di un mucchio di soldi, in dispregio della loro apparente indifferenza per il danaro. La cattiveria della scrittrice verso i colpevoli (e verso i lettori che cercano d’indovinare l’assassino!) la spinge a metterne in luce gli aspetti più simpatici o affascinanti, in modo da lasciarci sbalorditi quando il piccolo belga smaschera il responsabile e ci fa comprendere quanta invidia, avidità e meschinità si nascondono dietro la facciata levigata dell’aristocrazia britannica.

E il fatto che questa cattiveria non nasconda un atteggiamento socialmente rivoluzionario dell’autrice non l’assolve ma costituisce semmai un’aggravante. Mettere in luce solo quest’aspetto della Christie tuttavia sarebbe riduttivo. I “cattivi” dei suoi romanzi non sono esclusivamente membri della classe dirigente ma anche medici condotti, infermiere, giudici di provincia, mediocri scrittori, la gente comune insomma. E i loro modi d’uccidere sono ancora più semplici: veleno per topi, punture d’insetti o semplicemente le mani. In questi casi il detective non è estraneo all’ ambiente ma ne fa parte: è un’amabile vecchia signora (anzi signorina!), Miss Marple, che vive in un villaggio di campagna e passa il tempo a potare le rose, lavorare a maglia, consigliare ragazze sprovvedute, collaborare alle iniziative di beneficienza del vicariato e tuttavia è capace di comprendere come nessun altro gli abissi di malvagità in cui può cadere l’essere umano. Il suo metodo d’indagine è discreto e il suo sguardo sulle miserie della vita è spesso pietoso, ma non per questo il giudizio è meno implacabile: come Poirot può dichiarare «Io disapprovo il delitto». Dietro la prosa piacevole, anzi brillante, della nostra autrice si nasconde quindi una morale severa, davvero vittoriana. Ma oltre a quest’aspetto ce n’è un altro, forse ancora più importante.

Quando i protagonisti fanno parte della gente comune, la Christie, delicatamente, quasi inavvertitamente, fa scivolare dentro di noi un’orribile consapevolezza: la quotidianità del delitto. Non occorre lottare per un titolo o un patrimonio per essere assassini, è sufficiente voler impadronirsi della casa di famiglia, essere invidiosi della fortuna del vicino o gelosi di un amore. Anche qui invidia, avidità e meschinità perché – come non manca mai di rammentarci dame Agatha – la natura umana è sempre la stessa, quali che siano le condizioni sociali o i tempi o i luoghi in cui si vive. Non a caso un suo giallo è ambientato nell’antico Egitto.

E allora la cattiveria dell’autrice nei confronti del lettore diventa ancora più grande. Non solo perché fra tanti sentimenti comuni è più difficile scoprire l’assassino ma anche perché, a un certo punto, inevitabilmente, ci facciamo tutti la stessa domanda: «Quanti delitti ci sono stati intorno a me senza che nessuno se ne sia accorto?» «Quante torte avvelenate, medicinali scambiati o tisane letali si nascondono dietro le morti, ritenute naturali, di vecchie signore, anziani pensionati, stimati professionisti?» E un brivido ci corre lungo la schiena… Altro che Hitchcock e giovani disturbati travestiti da madri possessive! La quotidianità del male è la cifra psicologica della “duchessa del delitto”. Fra i suoi libri più famosi oltre a Assassinio sull’Orient Express, Fermate il boia, Poirot a Styles Court, L’Assassinio di Roger Ackroyd, C’è un cadavere in biblioteca, Se morisse mio marito, La serie infernale, Assassinio sul Nilo, Dieci piccoli indiani.
Immagine di apertura: il Memoriale dedicato ad Agatha Christie nel centro di Londra





GRAZIE SILVIO, CON PATRIZIA
ABBIAMO LETTO TUTTI I ROMANZI DI AGATHA….