Firenze 27 Settembre 2025
Risale a 4.500 anni fa l’usanza di baciarsi sulla bocca. In Mesopotamia (oggi l’Iraq, parti della Siria e l’Iran occidentale) è stato trovato il primo bacio raffigurato della storia, inciso su una formella d’argilla e poi anche su rilievi e iscrizioni, in caratteri cuneiformi, su tavolette, sempre d’argilla, che testimoniano come il bacio sulle labbra facesse parte della vita quotidiana dell’epoca.

E risale a 3.500 anni fa un testo scritto in sanscrito, dove il bacio è definito come “respirare a vicenda l’anima dell’altro”. Quindi, già allora non era solo un gesto occasionale. L’etimologia del nome è varia: dal latino basium, probabilmente di origine celtica, a osculum, il bacio d’amicizia e rispetto scambiato tra famigliari, ma che poteva essere dato sulla bocca. Il suavium era, invece, il bacio con una forte carica passionale. Proprio come adesso, anche in antichità il bacio sulle labbra era considerato un’emozionante manifestazione d’affetto fra le persone. Poteva di amicizia, di simpatia o di amore, preludio o meno a rapporti sessuali. Nell’antica Grecia e nel Mondo Romano il bacio testimoniava rispetto e ammirazione. Era una cosa seria e poteva sostituire una firma: un cittadino greco o romano che non sapeva scrivere poteva baciare una X apposta in calce ad un documento: quel bacio era considerato giuridicamente vincolante.
Gli antichi romani si baciavano anche in strada per salutarsi. Gli Ebrei si baciavano sulla bocca per mostrare affetto e amicizia, anche se a volte è stato simbolo di tradimento, come il famoso bacio che Giuda dette a Gesù e che il Caravaggio dipinse magistralmente nel 1603.
Per i romani lo ius osculi, o “diritto di bacio” era un’usanza introdotta dal Diritto Romano secondo cui una donna baciava ogni giorno sulla bocca il marito, il padre e il fratello. Ma il gesto non era solo affettuoso; permetteva ai maschi di famiglia di controllare dall’alito se la donna avesse bevuto vino, violando un’antica legge che equiparava il bere alcolici all’infamia e all’adulterio; perciò punibile con la morte.

Nel Medioevo il bacio era simbolo di affetto, ma anche di rispetto e lealtà in ambito privato, religioso, sociale o politico. I condottieri, ad esempio, si baciavano sulla bocca per siglare un accordo raggiunto fra rivali o per una tregua. Invece, il “bacio vassallatico” era segno di sottomissione e lealtà verso il signore. Esisteva anche l’osculum infame, il bacio sul posteriore, ma faceva parte di riti pagani o sabbatici.
Quindi, in passato, il bacio era spesso un gesto rituale, come una stretta di mano oggi, un segno di rispetto, un sigillo di accordi e un’espressione di affetto. Ad esempio, era parte integrante di cerimonie e liturgie, utilizzato per distinguere i membri di un gruppo religioso o sociale. Ben noto ancora oggi il “bacio mafioso” o “bacio della morte” quando un boss mafioso bacia un membro della “famiglia” sul volto, indicando così che la persona è condannata a morte per aver tradito. Non a caso viene usato, in letteratura o cinema, per rappresentare la spietatezza della mafia. E comunque fra le famiglie mafiose, il bacio è sempre un segno identitario di appartenenza ad un clan.

Ma, paese che vai, riti e tradizioni che trovi. Infatti, varia spesso il numero di baci dati sulle guance nelle varie occasioni. In Italia sono generalmente uno o al massimo due i baci scambiati incontrandosi, ma diventano tre nei Paesi legati al cristianesimo ortodosso, come l’Ucraina, la Serbia, la Svizzera e la Polonia. In Francia invece il numero cambia da regione a regione e sono anche quattro in alcune aree nord-occidentali.
In Egitto, baciare qualcuno sulle labbra è considerato un preliminare sessuale e, visto che nessun atto erotico è tollerato in pubblico, i baci sono proibiti, al punto che se dovesse accadere per strada, i colpevoli sarebbero multati, se non addirittura processati per pubblica indecenza. Ma anche in alcune culture asiatiche nell’Ottocento baciarsi a bocca aperta era considerato addirittura ripugnante e, come scrisse l’antropologo francese Paul d’Enjoy: «un gesto simile al cannibalismo».

Charles Darwin, nel suo libro L’espressione delle emozioni negli uomini e negli animali (1872) scrisse che in varie parti del mondo, come fra i Maori, il bacio era sostituito dallo sfregamento dei nasi. È una forma di saluto chiamato hongi ed ha lo stesso significato del bacio, ma consiste nell’avvicinare i volti e toccare il naso e la fronte di quelli dell’altra persona. Questa pratica è simile al kunik degli Inuit (Siberia ed Alaska) che sfregano il labbro superiore ed il naso contro la fronte o la guancia dell’altra persona.
Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi, alla fine dell’Ottocento, visto che il primo bacio con la bocca si dà da neonati succhiando il latte dal seno materno, ipotizzò che quella sensazione di benessere e soddisfazione attraverso il contatto con le labbra durasse tutta la vita. Esiste anche una scienza, la Filematologia, che studia vari aspetti del bacio in una coppia. Non molti sanno che quando ci si dà un bacio d’amore, si attivano 146 muscoli per coordinarsi, 112 posturali e 34 facciali; che ci si scambiano 80 milioni di batteri utili a stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi. Anche il cuore beneficia del bacio perché il ritmo cardiaco aumenta e così effettua una sorta di “allenamento”.

E il bacio nell’Arte? In ogni tempo, il bacio ha ispirato quasi tutti i pittori. Il primo bacio raffigurato in pittura è attribuito a Giotto (1303/05) e si trova a Padova nella Cappella degli Scrovegni. È il bacio tra Gioacchino e Anna, genitori della Vergine Maria.

Uno dei baci più rappresentati è quello dipinto da Hayez, del 1859; ma anche il dorato bacio, stile Liberty, di Klimt, 1908, che immagina la completa fusione fra l’uomo e la donna. O quello di Ettore e Andromaca che rappresenta bene l’astrattismo metafisico di Giorgio De Chirico, 1917. René Magritte è invece l’autore surrealista del misterioso, velato bacio fra amanti, realizzato nel 1928. Affascinante è anche la complessità delle forme nel bacio di Picasso del 1969, o quello di mille altri, tutti famosi.
In scultura, il bacio più conosciuto è quello di Canova con Amore e Psiche, del 1787/93, ma famoso è anche quello di Auguste Rodin dedicato a Paolo e Francesca che curiosamente ha provocato scandalo in ogni museo sia stato esposto, dal 1888 al 2017.

In letteratura, c’è la celeberrima poesia Odio e amo, scritta dal poeta romano Catullo dell’84 a.C. per la donna che amava appassionatamente: «Dammi mille baci, poi cento, poi ancora mille, poi di nuovo cento, poi senza smettere altri mille, poi cento…». Le fotografie più famose di baci sono: quella di Alfred Eisenstaedt del 1945 dove un Marine al rientro dalla guerra bacia un’infermiera a Time Square, ma anche quella del 1979 che ritrae il bacio sulle labbra fra Breznev e Honeker, simbolo dell’intesa politica fra Germania e Russia e fu chiamato il “bacio fraterno socialista”.
Infine, il simbolo di saluto più rispettoso è il baciamano (desueto ma non dimenticato), nato nel 1500 alla corte polacco-lituana e poi continuata in tutte le altre corti europee, di Spagna, Austria, Ungheria, Russia. Tradizionalmente il rito del baciamano era iniziato dalla donna che porgeva all’uomo la mano ed è in uso ancora oggi in occasioni ufficiali o, comunque, prestigiose, ma l’iniziativa viene per lo più dall’uomo.
Immagine di apertura: Edward Munch, Il bacio con la finestra, 1892, olio su tela, Oslo, Galleria Nazionale





non avevo mai visto il bacio con tante sfaccettature e significati. molto interessante.
sono illuminato a scoprire cosa si nasconde dietro un semplice Bacio…..
interessantissimo.