Reggio Calabria 25 Giugno 2026

Con la mattanza di Amendolara, è iniziata la politica degli annunci. Il Ministro dell’Interno Andrea Piantedosi, ha annunciato l’avvio di un’attività di vigilanza straordinaria su tutto il territorio nazionale per prevenire e reprimere i fenomeni di sfruttamento del lavoro. La ministra del Lavoro Elvira Calderone ha anticipato la possibilità di aumentare gli ispettori del lavoro, e di smantellare la baraccopoli di San Ferdinando. Il Consiglio Regionale della Calabria, che pochi giorni fa ha stanziato 100mila euro per i funerali e per le famiglie delle vittime, preparerà un tavolo permanente per il monitoraggio delle condizioni di lavoro dei braccianti.

I quattro braccianti arsi vivi nel rogo di Amendolara (fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno)

Quando si potranno svolgere i funerali dei migranti uccisi, sarà proclamato il lutto cittadino in tutti i comuni dell’alto Ionio cosentino. La Segretaria del PD Elly Schlien e il Segretario della Cgil Maurizio Landini, giunti ad Amendolara dopo la tragica morte di Ulla Ismat Qiemi (19 anni), Waseem Khan (29 anni), Amin Fazal Khogjani (28 anni), Safi Iayjad (27 anni) hanno parlato di piaga strutturale, preannunciando iniziative. Anche la Conferenza Episcopale Calabra, con la Commissione Regionale della Pastorale Sociale del Lavoro, avvierà un percorso di approfondimento sui temi dello sfruttamento dei migranti e sulla piaga del caporalato. Eppure nel 2016, dopo la rivolta di Rosarno (era l’epoca del Governo Renzi) era stata varata la legge n° 199 contro il caporalato, che introduceva il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Legge che, tra l’altro, prevede la concessione del permesso di soggiorno a chi denuncia. Ma l’iter per ottenerlo è lungo e complesso tanto che c’è chi sostiene che bisognerebbe cancellare la legge Bossi-Fini per uscire dalla logica del contratto di soggiorno, perché bisogna sempre aspettare che il Governo emetta il decreto flussi (da otto mesi ad un anno e mezzo). Burocraticamente questo iter non risponde alle esigenze ed ai tempi dei datori di lavoro.

La raccolta dei pomodori in Calabria genera profitti fra i 10 e 15 milioni di euro all’anno (fonte: Croce Rossa Italiana/ Emiliano Albensi)

Antonio Di Franco, Segretario Generale della FILLEA -CGIL, sostiene che proprio la legge Bossi-Fini favorisce lo sfruttamento e l’illegalità come sistema. Nonostante l’impegno di associazioni di volontari e di rappresentanti sindacali, in Calabria il lavoro nei campi “dipende” sempre dai migranti. Dati raccolti dalla Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, stimano in circa 3 milioni le persone coinvolte nel lavoro sommerso e nel caporalato in Italia, con volumi di affari illegali, soprattutto al Sud, che valgono miliardi di euro. Per quanto riguarda il Mezzogiorno e la Calabria in particolare ci sono zone dove lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura è ben conosciuto da anni. Solitamente si fa riferimento alla piana di Gioia Tauro, ma gli “sfruttati” si trovano anche nel crotonese (raccolta di finocchi) e nella sibaritide, nel cosentino (raccolta di mandarini, arance e clementine). Si interviene e se ne parla solo in occasione di eventi eclatanti.

Giovanni Ferrarese, ricercatore Ismed CNR, docente di Storia Contemporanea università di Salerno

La tragedia di Amendolara ha riaperto un problema, mai realmente risolto, solo per la crudele ed efferata sequenza degli eventi. Giovanni Ferrarese, ricercatore Ismed CNR e docente di Storia Contemporanea presso l’Università di Salerno, curatore insieme a Donato Di Sanzo dell’ultimo Rapporto Agromafie e Caporalato con il sociologo Francesco Carchedi, sostiene «che il termine caporale sia preso dall’Esercito, in quanto non sono accettate insubordinazioni, e chi cerca di ribellarsi va punito per dare un esempio». Lo sfruttamento dei lavoratori, soprattutto nel Meridione, ha preso il via negli anni Ottanta, quando i boss in disarmo e nuove leve della criminalità – secondo Ferrarese – hanno capito che i migranti potevano essere una testa di ariete per controllare il settore agricolo. Da non sottovalutare poi, il cambiamento climatico che mette in crisi le aziende che sono e saranno costrette ad anticipare i raccolti, quindi a far ricorso a lavoratori extracomunitari. «Si potrebbe creare nei prossimi anni – prosegue Ferrarese – un crollo della tenuta sociale soprattutto nel comparto agricolo. Il caso di Amendolara  è emblematico, in quanto si è fatto ricorso alla violenza quando il ricatto non ha più funzionato».

Donato Di Sanzo, docente di Storia delle Migrazioni all’università di Salerno e ricercatore CNR

Il dramma degli “invisibili” costretti ad accettare soprusi e umiliazioni, non sembra trovare una soluzione. «Ci vorrebbero più investimenti e risorse sul territorio per aumentare i controlli» sostiene il ricercatore CNR dell’Istituto di Studi sul Mediterraneo Donato Di Sanzo, docente di Storia delle Migrazioni all’università di Palermo. Secondo il ricercatore il caporalato non sempre è legato alla criminalità organizzata e all’immigrazione di extracomunitari, impiegati soprattutto in agricoltura, perché lo sfruttamento di lavoratori secondo delle recenti ricerche si sta allargando anche in altri settori produttivi, basti pensare ai Rider. «La componente fondamentale del fenomeno caporalato – sostiene Di Sanzo – è la vulnerabilità, quindi la ricattabilità, dei lavoratori e lo stretto legame tra “caporali”, datori di lavoro e intermediari. Un fenomeno capillare anche in territori dove non si evince una forte presenza della criminalità organizzata. Istituti di ricerca ed organizzazioni sindacali, prime tra tutte la FLAI CGIL, stanno svolgendo un lavoro costante sul caporalato proponendo soluzioni, ma le risorse economiche sono modeste».

Al momento attuale lo sfruttamento degli “invisibili” continua a non trovare ostacoli (fonte: cipsi)

E insiste: «Ci vorrebbe un maggiore impegno da parte di chi, pur a conoscenza dei fenomeni di sfruttamento, non riesce a coordinare azioni concrete con altre realtà sociali che si occupano del  fenomeno».
Quanto successo ad Amendolara ha acceso ancor di più i riflettori sullo sfruttamento di uomini e donne ridotti praticamente in schiavitù. La speranza è che si continui a parlarne ma, soprattutto, che dagli annunci si passi finalmente ai fatti.

Immagine di apertura: fonte: Osservatorio legalità Comune di Bologna

Andrea Musmeci
Reggino, classe 1950, giornalista professionista iscritto all'Ordine della Calabria dal 1977. Dal 2021 segretario regionale del sindacato Giornalisti della Calabria. Ha esordito nella professione alla “Voce di Calabria” e, ottenuta la tessera di pubblicista, ha diretto “Radio RC International” ed è stato redattore di “TeleReggio”. Passato al quotidiano “Il Tempo” diretto da Gianni Letta con a capo della redazione reggina Antonio La Tella, ne è stato prima corrispondente e per 14 anni redattore. Nel 1991, dopo varie sostituzioni, è stato assunto in Rai come redattore collaborando per anni a vari programmi nazionali. Capo servizio della Tgr Rai della Calabria, poi vice capo redattore fino alla pensione nel 2015.

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