Bari 27 Luglio 2026
Il Venezuela è un Paese ad alta pericolosità sismica, poiché si trova in una zona di interazione attiva tra la placche tettoniche Caraibica e Sudamericana. Tuttavia, la sua sismicità non è limitata al margine settentrionale, ma interessa anche altre aree attraversate da importanti sistemi di faglie attive. Le due placche tettoniche scorrono lateralmente l’una rispetto all’altra, con un movimento di circa 20 millimetri all’anno.

Questo spostamento favorisce l’accumulo di energia elastica lungo le faglie, che può essere rilasciata improvvisamente sotto forma di terremoti. La sismicità venezuelana è storicamente documentata: negli ultimi quattro secoli si contano circa 180 terremoti con danni significativi. Nell’ultimo secolo, lungo la fascia sismica settentrionale, si sono verificati diversi eventi di magnitudo almeno pari a 6, tra cui il terremoto di Caracas del 1967, quello di Cariaco del 1997, nello Stato di Sucre lungo la faglia di El Pilar, e il sisma del 2018 nel nord-est del Paese.
Il 24 giugno 2026 nel nord del Venezuela si è verificato un evento di eccezionale gravità: un seismic doublet, cioè due scosse molto ravvicinate nel tempo, nella stessa area di deformazione tettonica e con magnitudo confrontabili. La sequenza è iniziata alle 18,04 locali con una scossa di magnitudo (parametro che misura l’energia liberata) pari a 7,2 Megawatt; appena 39 secondi dopo, prima che lo scuotimento fosse terminato, si è verificato il secondo evento, il principale, di magnitudo 7,5 Megawatt. Le due scosse indicano l’attivazione quasi simultanea di due segmenti del sistema di faglie, con una liberazione di energia eccezionalmente elevata.

L’epicentro del terremoto principale è stato localizzato circa 25 chilometri a est-sud-est di Yumare, nello Stato di Yaracuy. L’ipocentro, posto a circa 10 chilometri di profondità, indica un terremoto crostale superficiale: la sorgente sismica poco profonda ha favorito uno scuotimento intenso nelle aree epicentrali. L’intensità macrosismica, cioè gli effetti osservati su persone, edifici e territorio, ha raggiunto valori fino a circa VIII-IX della scala Mercalli modificata, corrispondenti ad uno scuotimento da severo a violento. Le zone più colpite si trovavano negli stati di Yaracuy, Carabobo e Miranda, con effetti significativi anche a Caracas e soprattutto nello stato costiero di La Guaira, tra le aree più devastate. Il bilancio umano è drammatico: oltre 4mila morti accertati, circa 16.700 feriti, più di 17.000 persone senza casa e fino a 50.000 dispersi. I danni hanno interessato abitazioni, scuole, ospedali, strade, reti elettriche e servizi essenziali e sono stati stimati in 37 miliardi di dollari (secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per la Riduzione del Rischio di Disastri).

Dal punto di vista geodinamico, il terremoto è avvenuto lungo un sistema di faglie trascorrenti destrorse, dove i blocchi di crosta si muovono prevalentemente in senso orizzontale. Gli studi preliminari collegano l’evento alla zona di raccordo tra il sistema strutturale della faglia di Boconó, orientato da sud-ovest a nord-est, e quello della faglia di San Sebastián, a direzione prevalente est-ovest. Queste strutture appartengono al più ampio sistema destrorso Boconó-San Sebastián-El Pilar, che caratterizza il margine meridionale della placca Caraibica. La doppia scossa suggerisce una rottura complessa: il primo terremoto potrebbe aver modificato lo stato di sforzo sulle faglie vicine, favorendo la seconda scossa ancora più energetica. Dopo i due eventi principali finora sono state registrate numerosissime scosse di assestamento, oltre mille, legate al normale riassestamento della crosta dopo una forte rottura sismica.

Le periodiche crisi sismiche impongono alle autorità del Venezuela di passare dalla sola gestione dell’emergenza ad una reale politica di prevenzione del rischio, capace di ridurre la vulnerabilità degli edifici e del territorio. Gli studi di “microzonazione” sismica dovrebbero diventare obbligatori nella redazione dei piani urbanistici, così da individuare le aree più sicure, evitare nuove costruzioni nelle zone più fragili e applicare correttamente norme antisismiche adeguate. Altrettanto urgente è l’aggiornamento delle norme tecniche per le costruzioni, come le COVENIN (acronimo della Comisión Venezolana de Normas Industriales, l’ente venezuelano fondato nel 1958 per stabilire i requisiti minimi per la sicurezza) sulla base dell’esperienza maturata con il sisma del 24 giugno e delle conoscenze più recenti sulla tettonica attiva del Venezuela. Le nuove costruzioni devono rispettare criteri antisismici rigorosi, ma il problema principale resta il patrimonio edilizio esistente: scuole, ospedali, ponti, edifici pubblici e abitazioni private, spesso costruiti su versanti instabili o su terreni che amplificano lo scuotimento. Per queste strutture sono necessari interventi mirati di miglioramento e adeguamento sismico. Oltre alle università e alle professioni tecniche, un ruolo centrale spetta a FUNVISIS, la Fundación Venezolana de Investigaciones Sismológicas, ente scientifico nazionale incaricato della gestione della rete di monitoraggio sismico.

Rafforzarne il personale, potenziare le stazioni di rilevamento e incrementare le risorse economiche destinate alla prevenzione sismica sono azioni essenziali per la mitigazione del rischio e per la salvaguardia della popolazione.
Ma la prevenzione non è solo ingegneria: è anche cultura del rischio: una parte della popolazione non era preparata ad un evento così distruttivo. Per questo l’educazione ambientale e sismica deve entrare stabilmente nelle scuole, nei quartieri e nei luoghi di lavoro, attraverso esercitazioni, corsi sulla gestione e mitigazione del rischio, conoscenza delle azioni di protezione civile, mappe di evacuazione, punti di raccolta sicuri e canali ufficiali di comunicazione. Il terremoto non si può evitare, ma il disastro può essere ridotto: memoria storica, conoscenza scientifica e consapevolezza collettiva restano gli strumenti più efficaci per salvare quante più vite è possibile.
Immagine di apertura: volontari alla ricerca disperata dei superstiti nei giorni immediatamente successivi al terremoto del 24 giugno (foto ANSA)




