Milano 27 Luglio 2026

Un ritratto inedito di Albert Camus, celebre giornalista, scrittore e filosofo francese nonché premio Nobel per la Letteratura nel 1957, tracciato dalle quattro donne che l’hanno amato in maniera incondizionata.

La copertina del libro “Vedove di Camus” di Elena Rui pubblicato dalla casa editrice l’Orma

Elena Rui nel suo libro Vedove di Camus (ed. L’Orma), finalista all’ultimo Premio Strega, indaga sull’aspetto più umano e più intimo del grande autore franco-algerino attraverso testimonianze, interviste, diari, lettere venuti alla luce dopo la sua morte, una morte prematura a soli 46 anni per un incidente stradale. La improvvisa scomparsa del genio, il 4 gennaio 1960, lascia sgomento e in lutto tutto il mondo letterario europeo e anche le quattro donne importanti nella sua storia di vita: Francine Faure, la moglie ufficiale, Maria Casarès, la grande interprete del teatro francese, Catherine Sellers, attrice/segretaria confidente e Mette Ivers, giovane pittrice danese, musa e rifugio dell’ultimo periodo. Ad ognuna di loro è dedicato un capitolo del libro in cui Elena Rui, supportata da un’accurata indagine documentaria ma anche da una fervida immaginazione, ricostruisce le singole esperienze.

Camus nel 1942 ad Algeri con Francine Faure (1914-1979) sposata nel 1940, da cui ebbe due figli (fonte: Facebook)

In un andirivieni temporale le quattro donne, dopo la disperazione e attraverso ricordi e biografie, ripercorrono le fasi del loro legame, mettendo a nudo reazioni e sentimenti provati. Da questo verosimile racconto emerge prepotente la figura e il pensiero del pensatore, scrittore, commediografo nei suoi aspetti artistici ed umani. Prende per prima la parola la moglie ufficiale, conosciuta sui banchi del liceo Burgeand di Algeri (dove Camus nacque nel 1913) che aveva provocato in Albert uno slancio di vita coniugale. Dopo la nascita dei gemelli, Catherine e Jean,  lui aveva seguito per 3 anni il cliché del padre/marito fedele, ma «l’appetito per la vita, il disagio della promiscuità della routine familiare, il bisogno di libertà e solitudine» lo fanno sentire prigioniero e lo riportano da Maria Casarès che 3 anni prima (1945) «si era fatta da parte perché non si vedeva amante di un uomo sposato con progetti di paternità»
E allora la passione per lei mai sopita riesplode, creando una vita parallela. «Da allora Maria non aveva mai smesso di esistere nella sua mente come incarnazione della donna ideale a cui Francine non sarebbe mai potuta somigliare».

Maria Casarès (1922-1996) attrice spagnola naturalizzata francese di cinema e di teatro (foto: studio Harcout)

La moglie, sessualmente abbandonata, continua ad amarlo con pazienza e sofferenza, ma, dopo la morte, è lei ad ereditare i lasciti letterari ed epistolari del marito e questo la ripaga della lunga esclusione e della frustrazione di un amore solo fraterno. A lei si devono sia la decifrazione, sia la trascrizione dell’ultimo libro di Camus Il primo uomo, quasi un testamento autobiografico. Segue poi la voce di Catherine, attrice di pièce teatrali messe in scena da Albert, suo mentore. È rosa dal desiderio di voler essere «la preferita, l’amore urgente da raggiungere subito dopo un’assenza, prima di Maria Casarès». Accetta, o finge di accettare, l’amore poliedrico, complesso e contraddittorio, ma la gelosia e il possesso la portano a violare l’intimità dell’amante, leggendo di nascosto le lettere di Maria e Mette.

Una bella immagine di Catherine Sellers (1926-2014), nota attrice francese (fonte: Unifrance)

È, quindi, il turno di Mette Ivers, l’unica ancora vivente – 93 anni – giovane pittrice danese che, dopo aver passato al setaccio la sua relazione nell’intento di capire Camus, giunge alla conclusione che «aveva offerto a Camus la venerazione ingenua che si prova una sola volta nella vita e che di certo lui aveva già ricevuto, ma a cui non pensava di poter anelare di nuovo prima della vecchiaia e della morte».
L’ultimo capitolo è dedicato a Maria Casarès, l’amore assoluto, l’”Unica”, come lui stesso la definiva. Uniti dall’amore per la vita e per il teatro, fonte incredibile di gioia, hanno mantenuto una fitta corrispondenza per ben 15 anni!  A lei il grande scrittore ha dedicato intense lettere d’amore. Maria, dopo un lutto molto sofferto, scrive un’autobiografia senza più remore e segreti in cui parla apertamente dell’amore, della perdita e del dolore.
Sono quattro donne che hanno avuto il privilegio di incontrare nella loro strada un uomo speciale a cui non hanno rinunciato, nonostante la condivisione sentimentale. Hanno vissuto una lotta intima fra ragione e sentimento per superare con varie strategie il problema della gelosia.

Albert Camus e Mette Ivers a Losanna nel 1959 (fonte: Facebook)

Camus era sfaccettato, sfuggente, solitario ma molto partecipe della vita delle sue donne. Le incoraggiava, le stimava e voleva per loro il successo. È una narrazione polifonica che mette in luce la complessità della vita dell’affascinante e carismatico letterato europeo. Albert Camus teorizzava l’assurdità e il non senso della condizione umana uniti al desiderio di felicità e chiarezza insiti in ogni essere. Rifiutando il nichilismo e la fuga nella religione, indicava nella ribellione e nella solidarietà gli unici strumenti per vivere in modo autentico.
Elena Rui ha scritto un libro originale, interessante, che non giudica, ma ricostruisce la mappa affettiva coerente che finisce per diventare una biografia dell’autore de Lo straniero e La peste. Un compito non facile affrontare la biografia di un pensatore che ha espresso magistralmente in immagini letterarie l’incontro e lo scontro con il male di vivere.
La lettura risulta piacevole e scorrevole grazie ad una scrittura chiara e molto curata. Il ritratto “amoroso” di Camus può dare adito a diversi sentimenti sintetizzati nel giudizio dei due figli: Catherine vedeva nel padre «un debordante appetito per la vita», Jean «un comportamento da maschio compiaciuto».
Ai lettori la sentenza, davvero molto ardua….

Immagine di apertura: Alberto Camus a Stoccolma alla consegna del Nobel

Maria Plantone
Nata a Noci (Bari) sull’altopiano delle Murge, è laureata in Lettere Classiche all’università Cattolica di Milano, città dove ha poi sempre vissuto e insegnato nelle scuole medie e in quelle superiori. Ama viaggiare, cucinare, frequentare i concerti, ma soprattutto leggere. E’ "un'appassionata" di parole scritte, soprattutto sulla carta e non su kindle.

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