Milano 27 Maggio 2026

Seconda puntata della ironica e divertente carrellata sul Risorgimento italiano di Stefano Jacini, profondo conoscitore di quel periodo storico anche per discendenze familiari. Dopo La cuoca di Radetsky, ambientato in una Milano ancora asburgica, dominata dal feldmaresciallo e alle prese con la Prima Guerra d’Indipendenza dall’Austria, ecco il sequel L’elmo di Scipio (La nave di Teseo), che completa il panorama di un’epoca fondamentale per le sorti del nostro Paese.

La copertina del libro “L’elmo di Scipio” di Stefano Jacini, edito da La Nave di Teseo

Radetzky, Napoleone Bonaparte, Carlo Alberto di Savoia cedono il posto a Napoleone III, Vittorio Emanuele II, Cavour, Garibaldi, fautori del processo di unificazione italiana. A fare da cornice alla storia risorgimentale è la vicenda personale dell’io-narrante, che, in occasione del funerale dell’adorato zio Camillo, fra un parentado ormai invecchiato e quasi sconosciuto, rivede Beatrice, una sua vecchia fiamma, arrivata a dare l’ultimo saluto ad un grande amico di suo padre. A lei aveva consegnato un suo romanzo «battuto a macchina in copia unica», perché lo leggesse in viaggio per il Brasile. Ma Beatrice, al ritorno, aveva dimenticato il dattiloscritto in aereo. Il nostro narratore, profondamente deluso e tradito, col tempo ne aveva dimenticato quasi del tutto il contenuto. Ma, dopo la meditazione sulla morte dello zio e l’incontro con la “traditrice”, il testo gli torna per filo e per segno alla memoria. Ricostruisce così l’opera, servendosi anche dei suggerimenti e dei consigli della sua vecchia conoscenza, volti ad inserire dettagli e figure di rilievo come quella del suo trisavolo (Nonno tris), uno dei personaggi più autorevoli della politica e dell’economia del Risorgimento italiano.

Il conte Stefano Jacini (1826-1891) trisavolo dello scrittore. Fu Ministro dei lavori pubblici del Regno d’Italia

Era stato nominato, infatti, per ben tre volte ministro dei Lavori Pubblici nel primo Parlamento, presieduto da Cavour. Parte, così, il racconto ambientato negli anni Cinquanta, Sessanta dell’Ottocento, dalla Seconda Guerra d’Indipendenza alla presa di Roma, con brevi ritorni al presente dettati dalle osservazioni di Beatrice. Protagonista è Michael, un giovane violinista, che, dopo aver studiato al conservatorio di Marsiglia, arriva a Milano per ricongiungersi a sua madre, Augustine Cardillac, proprietaria di un atelier di moda in contrada de’ Bigli, sede clandestina anche di un’attività sovversiva: gli abiti da lei creati vestivano bambole svitabili al cui interno si potevano nascondere documenti segreti. Il giovane si rende subito conto di essere capitato in una città viva, animata da un grande fermento rivoluzionario, pur sfaccettato in varie litigiose correnti. Riesce ad entrare nell’orchestra della Scala e incontra anche l’amore: Ortensia «dal mento aguzzo», maestra di canto presso l’asilo di via Fiori Chiari.

La targa che ricorda il salotto della contessa Clara Maffei sulla facciata di Palazzo Olivazzi (poi Trivulzio) a Milano in via Bigli (foto di Giovanni Dall’Orto)

La vita dei due giovani si inserisce nelle dettagliate vicende di Milano, ricostruite attraverso i pettegolezzi di governanti e servitori di case patrizie, voci del popolo, discussioni da salotto e da osteria. Sedi di infuocati dibattiti sono, soprattutto, la Scala, il caffè Cova, il salotto e anche il guardaroba e la cucina della contessa Maffei. Nel salotto, infatti, si radunano politici, intellettuali, musicisti, scrittori; nelle cucine, invece, Raffaella, governante della casa nonché madre di Ortensia, Giuditta, la cuoca-amante di Radetzky, Filippo, ex maggiordomo del feldmaresciallo, tutte figure già incontrate nell’opera precedente.
Quei grandi ed eroici eventi, raccontati con enfasi nei testi scolastici e nelle monografie, qui sono presentati in modo ironico e leggero e conditi da commenti di saggezza popolare che svelano i retroscena, gli intrighi di potere e che criticano il «vassallaggio in cui si è cacciata l’Italia, sempre al traino di un protettore, riducendosi così a strumento degli interessi altrui». Prima c’era la Francia fino al voltafaccia di Villafranca, adesso la Prussia. «Sarebbe meglio che parlassero di pace invece di annoiarci con la retorica della guerra». esclama Raffaella.

Una caricatura di Giuseppe Verdi di Melchiorre Delfico (1860)

Una volta nato il Regno d’Italia, ci sono poi le beghe del primo Parlamento, di cui fanno parte Verdi, Manzoni e Nonno tris. Le dispute polemiche, comunque, non riguardano solo la politica, ma anche la musica e la letteratura. Sono all’ordine del giorno divisioni fra wagneriani e verdiani, ammiratori e detrattori di Manzoni e del suo romanzo Les fiancés, alimentate anche dall’affermarsi della Scapigliatura, corrente letteraria che «voleva rivoluzionare le arti» i cui rappresentanti vengono poi accolti nel salotto della contessa Maffei. Non ci è dato sapere che fine abbia fatto un balletto ribattezzato enigmaticamente (ma non troppo) L’elmo di Scipio, quello che dà il titolo al libro. Annunciato più volte in preparazione, ma mai messo in scena, forse perché poco gradito al Re d’Italia, per il quale, notoriamente, «quell’elmo servirebbe meglio a cucinarci la pastasciutta». D’altra parte l’autore non fa mistero di presentare il primo sovrano della nazione unita con qualche tocco macchiettistico… In questa Milano infervorata anche Michael e Ortensia, fra lavoro alla Scala e spettacoli all’asilo di via Fiori Chiari, sono coinvolti in frequenti discussioni sia politiche, sia musicali, soprattutto tra orchestrali. Il loro legame è ormai solido e Augustine Cardillac, che nel frattempo ha iniziato una relazione con un giornalista in prima linea, deve chiedere a Raffaella la mano di Ortensia. Prima però deve rivelare un segreto tenuto in serbo per lungo tempo…..

Il salotto di Clara Maffei a metà Ottocento (fonte: Elleboro editore)

Finisce qui il romanzo risorgimentale e nel ritorno al presente un’amara sorpresa attende il nostro io-narrante….. Il libro è un fiume in piena. Oltre a presentare una galleria di personaggi ben delineati e visti con occhio critico, è denso di informazioni storiche, musicali e letterarie dell’epoca, inserite in un contesto realistico e umano di vita quotidiana che smitizza la retorica risorgimentale e mette a nudo anche gli opportunismi dei potenti. Il tutto narrato con ritmo incalzante e uno stile fluido, brillante, ironico che rende piacevole la lettura e favorisce l’immersione nell’ambiente ottocentesco. Forse la storia ai giovani studenti bisognerebbe trasmetterla anche in questo modo. E far capire loro come l’italica storia non solo di lacrime grondi e di sangue, ma anche di miserie umane, tragicommedie, chiacchiere, indiscrezioni.., Insomma un sano e istruttivo …spetteguless!

Immagine di apertura: Francesco Hayez, Ritratto della contessa Maffei, 1850, olio su tela, MAG museo Alto Garda

Maria Plantone
Nata a Noci (Bari) sull’altopiano delle Murge, è laureata in Lettere Classiche all’università Cattolica di Milano, città dove ha poi sempre vissuto e insegnato nelle scuole medie e in quelle superiori. Ama viaggiare, cucinare, frequentare i concerti, ma soprattutto leggere. E’ "un'appassionata" di parole scritte, soprattutto sulla carta e non su kindle.

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