Milano 27 Luglio 2026

Dopo tutto quello che è stato detto, scritto, raccontato, dibattuto, avrà ancor un senso andare al cinema a vedere l’Odissea di Christopher Nolan? Ovviamente sì. Perché, comunque lo si giudicherà, resta un film imperdibile per varie ragioni. A cominciare dal cast interstellare, Matt Damon Ulisse, Anne Hathaway Penelope, Tom Holland Telemaco, Robert Pattinson Antinoo, Samantha Norton Circe, Zendaya Atena, Charlize Theron Calipso. E poi il formato insolito, primo lungometraggio Imax su pellicola 70mm, fruibile integralmente solo in una quarantina di sale nel mondo, nessuna in Italia. E infine, e soprattutto, la decostruzione del mito, il ribaltare le prospettive dei personaggi, la rilettura politica della storia attraverso il tempo e la memoria.

Il manifesto del film con il suo cast stellare

Avventurandoci quindi nell’intricato viluppo dell’arazzo di Nolan, più insidioso di quello di Penelope, cerchiamo di dipanarne alcuni fili.
Odissea quale. Il poema del viaggio, dell’eroe che combatte, vince, sfida gli Dei, si perde e ritrova la strada di casa, ha la sua genesi in innumerevoli racconti orali da tramandarsi sempre uguali e sempre diversi. Una libertà narrativa che Nolan fa sua senza preoccuparsi troppo né della filologia, né di rispettare la sequenza canonica degli episodi, alcuni saltati a piè pari (il più evidente il soggiorno tra i Feaci e l’incontro con Nausicaa), altri stravolti del tutto (arduo individuare i Lestrigoni sotto le armature di latta da videogioco così come un po’ ridicoli appaiono Agamennone e Menelao in corazza e elmo da Batman). Brilla l’assenza degli Dei, resta solo Atena, coscienza infelice di Ulisse. Quanto a Polifemo, la sua deformità manca di appeal e l’aver ignorato l’inganno del nome, Nessuno, toglie sale alla vicenda. Lacune compensate da intuizioni estetiche di grande suggestione, il Cavallo di Troia semi sepolto nella sabbia così come la Statua della Libertà del Pianeta delle scimmie, simboli possenti di una civiltà distrutta.

Il Polifemo di Christopher Nolan

I guerrieri morti che nell’Ade spuntano dalla terra quali zombi rancorosi. Il rapper Travis Scott che si fa aedo e, invocando la Musa, chiama a raccolta la platea annunciando i temi cardine: la guerra, l’eroe, il viaggio…
Odisseo chi. L’uomo dal multiforme ingegno, l’eroe del folle volo che sfida gli Dèi “per seguir virtute e canoscenza”, qui diventa un sopravvissuto di una guerra infame, vinta con l’inganno, divorato dai sensi di colpa, terrorizzato dall’idea di tornare in una patria non più sua, una moglie non più tale, un figlio sconosciuto. Un cavaliere oscuro, proprio come Batman o Oppenheimer, antieroi di precedenti film di Nolan, uomini ossessionati dai rimorsi, in cerca di un’espiazione impossibile.

Anne Hathaway nel ruolo di Penelope (fonte: Fiction Horizon)

Calipso, maga che sembra aver letto Freud, riconosce il trauma, prima lo nutre con il loto per far svanire i ricordi insostenibili, poi, attraverso flashback, lo aiuta a ricomporre il mosaico del passato. Terapia in uso per tanti veterani di guerre efferate, dove uccidere, stuprare, torturare fa parte del mestiere del soldato. «Non ho fatto altro che svelare la loro vera natura» spiega Circe a Ulisse che ritrova i suoi compagni sotto forma di porci.
Odissea perché. Per parlare, attraverso una storia di 3200 anni fa, del nostro presente. Questo il vero tema, la scommessa che dà senso a un film altrimenti non troppo diverso da tanti kolossal milionari. Il cuore di tenebra di Odisseo, come quello di Kurtz di Apocalypse now, è l’emblema del fallimento morale non solo dell’eroe ma di un’intera nazione che del menar le mani contro altri popoli ha fatto il suo vessillo. Nelle rovine di Troia, bruciata e violata, inevitabile vedere quelle di Gaza, dell’Iraq, dell’Iran, di tutte le guerre imperialiste e colonialiste messe in atto da “bravi ragazzi” decisi a far fuori civiltà che non conoscono e non comprendono. I Popoli del Mare, razziatori del Mediterraneo all’epoca di Odisseo, altro non sono, suggerisce Nolan, che gli Stati Uniti di oggi. Così come la “legge di Zeus”, che impone il rispetto per lo straniero e il viandante, è ormai morta e sepolta in un Occidente dimentico di ogni pietas, sempre più intenzionato a accanirsi contro i migranti.

Christopher Nolan con “Odissea” ha realizzato il primo lungometraggio Imax su pellicola 70mm

Altre Odissee. Tra i primi effetti positivi del film, aver ridato linfa al botteghino (i 250 milioni di costo recuperati già nel primo weekend), l’aver fatto tornare di moda un antico poema che oggi pare andare a ruba nei paesi anglosassoni fino a ieri del tutto ignari dell’opera. E magari far venir voglia di rivedere il bel sceneggiato realizzato nel 1968 da Franco Rossi (ora su Rai Play) con la voce di Ungaretti che nel prologo illustra i resti di Troia. O il recente film, 2024, Itaca-Il ritorno, di Uberto Pasolini con un intenso Ralph Fiennes nei panni di un Ulisse reduce da un’Odissea nello spirito, senza mostri né dei, ma dove alla fine riesce a ritrovare, oltre alla patria, l’umanità perduta.

Immagine di apertura: Matt Damon che interpreta Ulisse in una scena di Odissea

Giuseppina Manin
Nata a Venezia, giornalista professionista di lunga militanza in Cultura e Spettacoli del "Corriere della Sera" con cui tutt'ora collabora. Specialista di musica e di cinema, ha seguito per circa 30 anni i principali festival europei, da Cannes a Venezia a Berlino. Per la casa editrice Guanda ha scritto in coppia con Dario Fo quattro libri, "Il mondo secondo Fo", "Il Paese dei misteri buffi", "Un clown vi seppellirà", "Dario e Dio". E da sola, sempre per Guanda, è autrice de "Nel giardino della musica. Claudio Abbado: la vita, l'arte, l'impegno", "Ho visto un Fo" , di "Complice la notte" dedicato alla grande pianista russa Marija Judina. nel 2021, e per la Nave di Teseo del recente "La Bambolaia"

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