Firenze 26 Febbraio 2022

Per onorare il genius loci che ha ispirato alcuni dei più celebri scrittori e musicisti a realizzare i loro capolavori, Aidyn Zeinalov, maestro della scultura russa contemporanea, sta da alcuni anni collocando diverse sue opere in quella parte della Toscana che va da La Spezia, a Montecatini Terme, a Firenze. Il genius loci che ne La Repubblica di Platone era il dáimōn che ci accompagna fin dalla nascita a seconda del luogo in cui si vive, per i Romani era lo spirito che caratterizza la natura di un dato ambiente. Oggi potremmo dire – pensando a L’infinito di Giacomo Leopardi – è un luogo che, nello stato d’animo in cui un artista lo vive, riesce suscitare intuizioni e pensieri nuovi di grande valore.

La statua in bronzo che l’artista russo ha dedicato a Giuseppe Verdi a Montecatini Terme, dove  il musicista soggiornò a lungo e compose una parte del Falstaff

Seguendo questa traccia, Aidyn Zeinalov ha realizzato una statua di Giuseppe Verdi per Montecatini Terme. Dove durante uno dei suoi tanti soggiorni dedicati alla serenità del luogo e all’efficacia della acque termali, il maestro compose nel 1886 il terzo atto dell’Otello e una parte del Falstaff. Nella cittadina termale un’altra opera dell’artista russo raffigura Giacomo Puccini che nel 1893, soggiornando tra la vicina Santa Lucia Uzzanese e Montecatini, detta a quel tempo “La piccola Parigi”, compose il secondo e terzo atto de La Bohème.
Due personaggi mitici che, nelle sculture a grandezza naturale di Zeinalov, rappresentano la stagione d’oro della Belle Époque durante la quale, con Giacomo Puccini, Pietro Mascagni e Ruggero Leoncavallo si ebbe la fioritura della Nuova Scuola Musicale italiana.

La stessa identificazione di genius loci è avvenuta per Richard Wagner con La Spezia. Durante il suo consueto soggiorno estivo in quella città, nel 1852, ammirando quel golfo, il musicista trovò l’ispirazione per comporre il preludio orchestrale de L’Oro del Reno che per più volte e, inutilmente, aveva cercato di scrivere.

La scultura in bronzo di Richard Wagner realizzata da Aydin Zeinalov. Si trova in una piazzetta del centro storico di La Spezia

Zeilanov, tre lauree in scultura, architettura e storia dell’arte, Maestro dell’Accademia di Mosca e di quella di Firenze, ne ha scolpito la statua, realizzata in duplice esemplare, uno dei quali chiesto da Bayreuth, la città in cui il grande compositore visse e operò. Il celebre scultore russo chiama questo suo modo di operare My Way to Italy. Nel novero dell’omaggio ai geni letterari di ogni tempo non poteva, quindi, mancare, nell’anno appena trascorso, un’opera dedicata al genio universale Dante Alighieri per le celebrazioni dei 700 anni dalla sua morte. Si tratta di un busto in bronzo collocato nel Palazzo Strozzi Sacrati in Piazza Duomo a Firenze, sede della Regione Toscana.
«Quando ho pensato a come plasmare il busto di Dante – ha dichiarato Aidyn Zeinalov – ho cercato di rappresentarmi la sua immagine come quella di un uomo consapevole del proprio valore nel giudicare il male che affliggeva la società del suo tempo e capace di indicare nella Divina Commedia la lunga e faticosa via di una salvezza spirituale. È per tale motivo che ho deciso di raffigurarne il volto con gli occhi chiusi, mentre in esilio pensa alla sua Firenze, alle lotte politiche fratricide e alle ingiustizie non per dimenticarle, ma per interiorizzarle con l’immaginazione e poterle poi rappresentare nel suo Poema, a partire dai drammatici personaggi che sono tormentati nell’Inferno».

Il busto in bronzo di Dante che lo scultore russo ha creato per Firenze. E’ collocato nell’atrio di Palazzo Strozzi Sacrati in Piazza Duomo

Il Sommo Poeta ha le braccia chiuse e poggia il Libro sulla spalla sinistra. Non ha bisogno di guardarlo perché è la storia della sua vita e rappresenta, in maniera allegorica, il lungo processo di purificazione con il quale tutta l’umanità, guidata dalla filosofia e dalla fede, può giungere al riscatto dei propri peccati, alcuni dei quali simboleggiati fin dall’inizio dell’opera con la lonza (invidia e lussuria), il leone (violenza e superbia) e la lupa (malizia e avarizia). Zeinalov ha raffigurato sulla copertina della Commedia i simboli dell’Amore e del Bene. Altre piccole figure aggrappate al manto del Poeta, siano angeli o diavoli oppure geni dell’umanità come Giotto, Socrate e Aristotele stanno a indicare l’inesauribile ricchezza delle vicende contenute in quest’opera immortale e come l’uomo possa innalzarsi dall’oscurità del peccato alla luce della conoscenza più alta e universale. Nella parte posteriore del busto si apre una cavità che indica l’inizio del Viaggio ultraterreno.

Un particolare del busto dedicato a Dante: gli angeli che popolano la copertina della Divina Commedia

Dante pellegrino è raffigurato assieme a Caronte e Virgilio. Per purificarsi dal carcere del male, seguendo le indicazione della sua Guida e la strada tracciata da Cristo con la discesa agli inferi, giungerà davanti a Lucifero. Da qui oltrepasserà il centro della terra avendo terminato ogni discesa possibile e, capovolgendosi, uscirà a «riveder le stelle». Solo a questo punto potrà riprendere la retta vita e incamminarsi verso il Sacro Monte, il Purgatorio, e poi da qui alle soglie del Paradiso dove sarà Beatrice, simbolo della Teologia e della Grazia, a guidarlo fino all’Empireo.
Sempre a Firenze lo scultore ha realizzato in occasione del 200esimo anniversario dalla nascita, su invito del Comune e con il patrocinio dell’ambasciata russa, la statua a Fëdor Michajlovič Dostoevskij che ora si trova nel parco delle Cascine. L’autore di Delitto e castigo e dei Fratelli Karamazov, nel capoluogo toscano del 1868 scrisse uno dei suoi capolavori, L’idiota, da intendersi nel senso di “persona assolutamente buona” (un Cristo del XIX secolo) fino al punto di sembrare ridicola nonostante che l’intento dello scrittore fosse quello di “rappresentare una natura umana pienamente bella”.

La statua di Fëdor Michajlovič Dostoevskij realizzata dallo scultore russo per il parco delle Cascine

Il genius loci, in questo caso, operò un nesso tra l’ideale bellezza morale, che per Dostoevskij era rappresentata dal principe Myškin, e quella di bellezza artistica della città di Firenze dove si era trasferito, assieme alla moglie incinta, nell’ennesima fuga da Baden-Baden a causa dei ripetuti debiti contratti per il gioco d’azzardo.
Possiamo dire, in conclusione, che il motivo che ha portato Zeinalov a scolpire grandi personaggi del passato – diventati creativi in città della Toscana dotate di eccezionale bellezza artistica – è un modo di rivivere la scoperta, fatta per esperienza personale di vita in quelle stesse città, del genius loci che in passato suscitò la nascita di opere d’arte immortali.

Immagine di apertura: Il busto in bronzo di Dante Alighieri, opera dell’artista russo Aidyn Zeinalov, collocata a Firenze nell’atrio di Palazzo Strozzi Sacrati

  • tutte le foto del servizio sono di Carlo e Umberto Visintini
Pistoiese, storica dell'arte e docente. Laureata all’Università di Firenze è stata direttrice della Fondazione Pistoiese Jorio Vivarelli e successivamente ha lavorato presso la Fondazione di Casa Buonarroti a Firenze. Attualmente è nel CdA della Fondazione dell’Antico Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena e collabora con ArtinGenio Museum a Pisa. Ha curato numerose mostre tra le quali quelle di Luciano Minguzzi e di Jorio Vivarelli a Palazzo Vecchio, di Renato Guttuso a Pontassieve, di Michelangelo a Forte dei Marmi e Firenze. Per la Regione Toscana, ha realizzato la mostra permanente sul percorso storico-artistico sulla “Identità della Toscana” a Palazzo Pegaso. Tra le sue numerose pubblicazioni il volume “Ugo Giovannozzi” per le Edizioni dell’Assemblea della Regione Toscana e assieme ad Antonio Paolucci, Francesco Gurrieri e Aurelio Amendola, “I crocifissi di Jorio Vivarelli per le chiese di Giovanni Michelucci”.

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