Firenze 27 Gennaio 2023

Manie, fissazioni, fobie, ossessioni: pensieri che vengono costruiti dalla mente per controllare il proprio agire che talvolta condizionano la vita al punto di diventare trappole da cui difficilmente si riesce ad uscire. Ma è anche molto raro non averne affatto. Ne sanno qualcosa personaggi storici, politici, dello spettacolo e della cultura. Pitagora (580 a.C./495 a.C., l’inventore del famoso Teorema), grande filosofo e matematico di Samo, anche se vegetariano, odiava le fave e proibiva ai suoi studenti non solo di mangiarle ma anche di toccarle. Secondo Diogene, Pitagora morì perché, mentre fuggiva da Cilone di Crotone che lo inseguiva per ucciderlo, si trovò davanti a un campo di fave, e per non calpestarle, preferì fermarsi ed essere catturato e ucciso dai suoi nemici. L’ossessione di perdere tempo prezioso dormendo, invece di dedicarlo al lavoro, è stato il problema di molti personaggi geniali. Leonardo da Vinci (1452-1519), forse il più grande genio di tutti i tempi, praticava il sonno polifasico, alternava sonnellini di 20 minuti a fasi di veglia di 4 ore, a ripetizione. Così poteva recuperare sufficienti energie per dedicarsi ai suoi progetti, invenzioni, disegni, sculture e pitture.

Nikola Tesla, fotografato a 34 anni nel 1893 da Napoleon Sarony

Un altro grande del passato che sacrificò ore di sonno per dedicarsi ai suoi studi, fu Nikola Tesla (1856-1943). Il famoso inventore e fisico alternava fasi di 2 ore di sonno a cicli di lavoro di 4 ore. Ma aveva anche altre manie: prima di mettersi a letto piegava e distendeva le dita dei piedi per 100 volte; lo credeva indispensabile per attivare i suoi neuroni. Era anche ossessionato dai piccioni, li adorava al punto che si era innamorato di una femmina bianca di piccione (“come un uomo ama una donna e anche lei mi ama” diceva), mentre odiava le donne grasse e i gioielli. La mania per il sonno polifasico aveva conquistato anche Thomas Edison, (1847-1931), che ideò il precursore del proiettore cinematografico, e Alexander Graham Bell (1847-1922) da alcuni ritenuto l’inventore del telefono, come alcuni capi di Stato come Thomas Jefferson (1743-1826), terzo Presidente degli Stati Uniti, o grandi uomini come Napoleone Bonaparte (1769-1821). Al contrario Albert Einstein dormiva almeno 10 ore a notte. Sembra però che prendesse sonno in poltrona e sempre con un cucchiaino sulla mano, così quando i muscoli si rilassavano e la posata cadeva rumorosamente a terra, era il momento di svegliarsi. Questo famosissimo scienziato era molto eccentrico. Portava i capelli lunghi e spettinati perché aveva un rifiuto maniacale dei barbieri. Portava le scarpe senza calze perché le considerava inutili. Inoltre, ogni tanto assaggiava cavallette vive (questo in verità lo rende molto attuale).

Honoré de Balzac in un dagherrotipo del 1842 di Louis-Auguste Bisson

Honoré de Balzac (1799-1850) fu un prestigioso romanziere, critico letterario, giornalista e stampatore. La sua famosa, gigantesca opera, è La Comédie Humaine, pubblicata in 16 volumi. Lavorava di continuo e il suo segreto, secondo lui, per riuscire ad avere tanta resistenza era quella di bere ogni giorno 48 caffè con il ritmo di uno ogni 20 minuti. Poche persone riuscirebbero a tollerare una dose tanto alta di caffeina. Igor Strawinskji (1882-1971) Il grande compositore russo, diceva di non poter raggiungere il meglio della sua creatività musicale se prima non faceva la verticale a testa in giù per un quarto d’ora. Inoltre, aveva la mania di mangiare un uovo sodo prima di ogni concerto. Friedrich Nietzsche (1844-1900), importante filosofo e pensatore, aveva la fissazione di lavorare sempre in piedi e con poche pause. Era convinto che assumendo la posizione eretta il cervello umano fosse più produttivo e non sopportava di vedere persone che studiavano o lavoravano sedute. Charles Dickens (1812-1870), famoso scrittore e giornalista inglese dell’epoca vittoriana, aveva molte manie. Era di una pignoleria esasperante, specialmente quando scriveva. Addirittura si pensa che soffrisse di disturbo ossessivo compulsivo. Oliver Twist e David Copperfield, fra i suoi romanzi più famosi, sono infatti curati nei minimi dettagli. Inoltre, non riusciva ad esprimere a pieno la sua creatività se nello studio in cui si metteva a scrivere non erano presenti oggetti da lui selezionati: un soprammobile a forma di foglia dorata con un coniglio finto, una piccola statua di bronzo raffigurante due rospi armati di spade, un coltello e un piccolo vaso di fiori. Ma Dickens era anche maniaco della precisione a tutto tondo, sia nel suo lavoro che nella cura della sua persona. Infatti, si pettinava con estrema pignoleria per ottenere capelli, secondo lui, perfetti.

Gabriele D’Annunzio odiava il numero 13 e Elisabetta II anticipava o posponeva gli eventi importanti quando cadevano il giorno 13 (foto di Karin Henseler)

Altra mania comune a molti personaggi famosi è la superstizione. «Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male», diceva Eduardo De Filippo (1900-1984), il grande attore, drammaturgo e regista napoletano. Comunque, in ogni ambiente sociale, molti sono stati o sono vittime della superstizione. Corna, chiodi, carte e amuleti affascinano ancora oggi personaggi colti e politici. La regina Caterina de’ Medici (1519-1589) figlia di Lorenzo e sposa di Enrico II, una delle donne più potenti del suo tempo, era dedita all’occultismo e fissata sul numero 3. Ad un pranzo di gala in suo onore a Parigi, nel 1549, pretese che i cibi dovessero essere divisibili per tre, il suo numero perfetto: «33 arrosti di capriolo, 33 lepri, 66 fagiani, 3 staia di fagioli, etc».

Palmiro Togliatti durante un comizio nel 1948. Nascondeva spesso in tasca qualche chiodo (fonte: Enciclopedia Treccani)

Gabriele D’Annunzio (1863-1938), com’è noto, era prevalentemente ossessionato dal sesso ma anche dal numero 13; se il Vate doveva scrivere quel numero, lo sostituiva con 12 +1. Già, odiava il numero 13 proprio come la Regina Elisabetta II d’Inghilterra (1926-2022) che, nel 1965, durante una visita nella Germania dell’Est, visto che il numero del binario d’arrivo del treno era il 13 lo fece cambiare in 12/A. Anche quando aveva un ricevimento o un evento importante per quel giorno lo anticipava al 12 o lo posponeva al 14. Palmiro Togliatti (1893-1964) tra i più importanti dirigenti comunisti, in circostanze a lui potenzialmente sfavorevoli, toccava ferro e per premunirsi nascondeva spesso in tasca qualche chiodo. Aveva anche la passione dei Tarocchi. Ma anche nel mondo del cinema le manie abbondano. Alfred Hitchcock (1899-1980) ,era maniaco del controllo, soprattutto sul set, poi soffriva di ovofobia, la fobia delle uova. Hitchcock diceva «Ho paura delle uova, mi rivoltano. Non ne ho mai assaggiato uno». Infine, Woody Allen, il noto regista, è il personaggio che più di tutti racchiude in sé fobie, ossessioni e manie come: claustrofobia, ipocondria, agorafobia, paura di cani, strapiombi, cervi, insetti, colori accesi, spazi ristretti, folla, raggi troppo forti del sole. È una persona psicoanalisi-dipendente che dice: «La vita è una commedia scritta da un sadico che fa il commediografo».

Immagine di apertura: Corneille de Lyon, Ritratto di Caterina de’ Medici, olio su tavola, 1536, Polesden Lacey, Surrey, Gran Bretagna

Toscana, ha vissuto l’infanzia a Siena per poi studiare lingue a Firenze e conseguire il diploma in Langue et Civilisation Françaises Université de Grénoble. Pittrice, ha esposto le sue opere a Villa Bottini a Lucca nel 2005 (personale), alle Terme Tamerici e alle Terme Tettuccio di Montecatini Terme (dove vive) nel 2006, alla Versiliana di Marina di Pietrasanta nel 2007. Si interessa ad ogni forma d’arte, specialmente se insolita o curiosa.

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