Pavia 27 Aprile 2023

In un’insenatura del Golfo di Pozzuoli, tra Punta Epitaffio e Punta Castello, le acque cristalline del mare conservano da più di duemila anni i resti di Baia, un’antica città romana composta, già a partire dal III secolo a.C., dalle lussuose residenze della nobiltà patrizio-plebea, che in questa terra fertile dalle benefiche acque termali e dal clima mite aveva trovato il luogo perfetto per godere dell’otium.
L’area del Parco Sommerso di Baia, sotto la Soprintendenza del Parco Archeologico dei campi Flegrei dal 2016, costituisce una realtà archeologica di eccezionale singolarità e valore che deve la propria identità al mare, il cui fondale cela un ricchissimo patrimonio oggi animato dalla flora e dalla fauna marina.

La volta del Tempio di Mercurio del parco sommerso di Baia (foto: Altsachse)

In questo luogo lavorarono i più importanti architetti romani, sperimentando strutture uniche, soprattutto nella realizzazione di terme private, per soddisfare l’esigenza di manifestazione del lusso da parte degli illustri committenti, fra cui gli Scipioni, Gaio Mario, Giulio Cesare, Cicerone, Pompeo Magno, Marco Antonio e gli stessi imperatori, che a Baia costruirono un palazzo imperiale dove soggiornarono Augusto, Tiberio, Claudio, Caligola, Nerone, Adriano e Alessandro Severo.
Tra i più notevoli resti di tali architetture monumentali, decantate in numerose fonti letterarie, vi sono i cosiddetti Tempio di Mercurio — il più antico esempio di cupola emisferica — Tempio di Diana e Tempio di Venere che, nonostante la denominazione attribuita dalla tradizione, sono in realtà le rovine di imponenti ambienti termali. I magnifici edifici rinvenuti a partire da 5 metri sotto il livello del mare, come il ninfeo di età claudia e le numerose ville, sono oggi visitabili a bordo di barche dal fondo trasparente oppure attraverso appositi programmi di snorkeling e immersione.

Marmo policromo del “Portus Julius”

La costituzione del Parco sommerso si deve al fatto che l’area dei Campi Flegrei, dal greco “terra ardente”, in cui si trova Baia è fortemente soggetta a bradisismo, un fenomeno tipico delle zone di origine vulcanica, che causa un innalzamento o abbassamento, come in questo caso, del livello del suolo — un movimento relativamente lento dal punto di vista umano, ma molto rapido rispetto ai tempi geologici.
I primi segnali di tale movimento discendente, che portò alla scomparsa della fascia costiera, iniziarono alla fine del IV secolo d.C. L’inesorabile sprofondamento della costa causò a poco a poco l’abbandono delle ville marittime: siti di grande importanza in epoca romana, dove Pozzuoli era la più celebre città commerciale, Baia la più famosa località residenziale e Miseno la sede della flotta militare, si trovano oggi sul fondale marino. Quello che il mare ha coperto è da immaginare in continuità con le Terme di Baia, un complesso di strutture archeologiche disposte sui terrazzamenti del versante della collina messi in comunicazione da molteplici rampe e scaloni, che affacciavano su una baia ben più ristretta di quella attuale, anticamente chiamata Baianus lacus, a cui si accedeva da un canale artificiale.

“Terme di Laucus”: lo splendido marmo policromo

I primi ritrovamenti di reperti archeologici avvennero negli anni Venti del secolo scorso quando, in occasione dell’ampliamento della banchina del porto, vennero portati alla luce sculture ed elementi architettonici. Negli anni Quaranta attraverso foto aeree scattate dal pilota Raimondo Baucher venne immortalata l’area archeologica sommersa del Portus Julius nello specchio antistante il lago Lucrino. Fu però solo negli anni Sessanta che si avviò nelle acque di Baia la prima campagna di rilevamento subacqueo che portò alla redazione della carta archeologica della città sommersa.
Solo negli ultimi decenni, il materiale sommerso della splendida baia è stato esplorato e messo in sicurezza con il recupero di importanti reperti scultorei oggi esposti nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei collocato nel Castello Aragonese di Baia. La Torre Tenaglia ospita la ricostruzione semi-fedele del ninfeo di Claudio, individuato nel 1959 durante il primo rilievo archeologico volto a determinare la morfologia di un complesso architettonico rinvenuto nei fondali di Punta Epitaffio.

anfore e rovine architettoniche

Dieci anni più tardi affiorarono, davanti al medesimo promontorio, due sculture di grande pregio (nonostante l’importante azione dei litodomi marini nella parte alta dei busti) nelle quali furono riconosciuti due protagonisti della celebre scena dell’ubriachezza di Polifemo: Ulisse che porge a Ciclope una coppa di vino, mentre un compagno ne versa da un otre. La leggenda fa risalire proprio all’Odissea l’origine stessa della città che si dovrebbe a Baio, prode compagno di Ulisse che, dopo la guerra di Troia, pensando erroneamente che il Re di Itaca fosse morto in battaglia, non cercò la via di casa ma viaggiò a lungo fondando diverse città, tra cui appunto Baia.
Oltre al ritrovamento di tali gruppi, furono rinvenute altre cinque sculture di cui le più belle e integre raffigurano un giovane Dioniso e una probabile figlia dell’imperatore Claudio. Lo straordinario spazio rettangolare absidato del ninfeo, circondato da un lungo corridoio con quattro nicchie per lato, appariva come una sorta di galleria di ritratti dinastici della gens Giulio–Claudia. Nelle vicinanze, nell’area denominata Terme di Laucus, il mare ha recentemente restituito alla vista un mosaico policromo perfettamente conservato e considerato il mosaico sommerso più bello al mondo. Della villa dei Pisoni, autori del complotto contro l’imperatore Nerone che confiscò poi la proprietà della dimora, oggi è possibile ammirare ciò che resta di un ampio giardino circondato da portico, fiancheggiato su un lato da un complesso termale e dall’altro da una serie di stanze di servizio che conducono alla parte marittima della casa, in cui sono ancora ben visibili le ampie vasche per l’allevamento dei pesci.

Un bellissimo ninfeo sommerso nell’area di Baia (fonte: ioviaggio.it)

Affreschi e mosaici perfettamente conservati sono visibili nella villa di Protiro, mentre la grande area del Portus Julius permette di ammirare le straordinarie strutture portuali dell’arsenale della flotta romana, resa spettacolare dall’incredibile stato di conservazione dell’apparato decorativo. Il fascino delle “terre ardenti”, come le chiamarono i primi greci che vi si insediarono, risiede nella loro storia millenaria di miti e leggende che si coniugano perfettamente con la sorprendente ricchezza delle testimonianze archeologiche seconde solo a Roma. Un territorio drammaticamente condizionato dal lento ma inesorabile mutamento del suolo, dall’imprevedibilità di un’attività vulcanica che rende fugace e ancor più preziosa la bellezza di questi luoghi.

Immagine di apertura: mosaico della villa dei Pisoni,  parco sommerso di Baia (foto di Pasquale Vassallo)

Giovane architetto pavese, formatasi al Politecnico di Milano e alla Pontificia Universidad Católica di Santiago del Cile, si è laureata con una tesi sulla valorizzazione paesaggistica del patrimonio UNESCO nel territorio tiburtino. Dal 2019 collabora a progetti di carattere editoriale con l’Accademia Adrianea di Architettura e Archeologia e alla didattica presso la facoltà di Architettura dell’ateneo milanese. Parallelamente agli studi prima e al lavoro poi, ha sempre coltivato una forte passione per l’arte, significativamente influenzata dall’insegnamento fondamentale di perseguire il bello nella realtà della vita quotidiana. Nel marzo 2022 scopre la pittura acrilica. Le sue opere sono state esposte in mostre collettive a Milano, Roma, Parigi e Berlino, dove è entrata a far parte degli artisti di Galeria Azur. Attualmente è collaboratrice di 24Ore Cultura per gli eventi presso Mudec, Palazzo Reale di Milano e GAM di Torino

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