Milano 28 Giugno 2022

I giornali di gossip si interessano spesso alla famiglia reale svedese, soprattutto perché i principi, compresa l’erede al trono Vittoria, hanno sposato persone borghesi, seguendo l’esempio del Re in carica, Carlo XVI Gustavo di Svezia, il primo nella storia della Corona svedese a convolare a nozze nel 1976 con una donna senza quarti di nobiltà, Silvia Sommerlath, di padre tedesco e madre brasiliana.

Un’immagine giovanile di Jean Baptiste Bernadotte ritratto da Francois Kinson, Reggia di Versailles

Pochi sanno, però, che questo signore è il sesto discendente di quell’ardimentoso Generale di Napoleone, Jean-Baptiste Bernadotte, che nel 1818 dette origine alla casata tuttora regnante (Bernadotte, appunto) anche lui di estrazione borghese, oltre che francese e incapace di parlare una parola di svedese. Ma chi era costui e come fu possibile la sua straordinaria ascesa fino al trono di Svezia? Jean-Baptiste Bernadotte (1763-1844), era nato a Pau, nel Sud Ovest della Francia, figlio di un avvocato, quindi di famiglia benestante, ma i tribunali non lo interessavano: così a diciassette anni entrò nell’esercito. Quando scoppiò la Rivoluzione Francese era sergente, ma poteva finalmente aspirare a diventare ufficiale, perché era stato abolito il privilegio che riservava la carriera militare ai nobili. Così fu Colonnello, Generale di Brigata, pochi mesi dopo Generale di Divisione. Imponente fisicamente, non bellissimo (aveva un gran naso aquilino) ma aitante e impetuoso, capace di coraggio sul campo di battaglia, dal 1794 al 1796 guidò le truppe nella Valle del Danubio con grande maestria tanto che venne trasferito all’Armata d’Italia con a capo il giovane Napoleone Bonaparte con cui fece subito scintille, dando vita ad una rivalità che accompagnò per sempre il loro rapporto.

Desirée Clary ritratta da Robert Lefèvre nel 1807

Nel frattempo era diventato amico del fratello maggiore di Napoleone, Giuseppe, che aveva sposato una ragazza di Marsiglia, Giulia Clary. Così conobbe la sorella di lei, Desirée (1777-1860), guarda caso ex fidanzata “fugace” di Napoleone e la sposò. Indubbiamente con questo matrimonio (ma pare che fosse vero amore) entrò nella “cerchia” della famiglia Bonaparte, circostanza che probabilmente garantì a Jean-Baptiste una certa indulgenza da parte di Napoleone nonostante le sue continue critiche. Sta di fatto che quando quest’ultimo divenne Primo Console, Bernadotte si ritirò in campagna. Ciononostante venne richiamato e partecipò alla battaglia di Marengo distinguendosi per le grandi capacità sul campo di battaglia. Nel 1804 giurò fedeltà a Napoleone e fu elevato al grado di Maresciallo dell’Impero. Nel 1805 divenne Governatore di Hannover, dove lasciò il segno: abolì i ghetti e instaurò un regime fiscale equo. Ma presto riprese la guerra, a capo della 1° Armata contro l’Austria.

Una scena del film “Desirée” del 1954: da sinistra a destra Jean-Baptiste Bernadotte (Michael Rennie), Desirée (Jean Simmons) e Napoleone (un giovane Marlon Brando)

Conquistò Salisburgo e grazie al suo accerchiamento, la battaglia di Ulma si concluse con la resa degli austriaci (ottenne così il titolo di Principe di Pontecorvo). Non andò altrettanto bene nelle battaglie di Jena e di Auerstädt, dove mostrò una grave indecisione. Bernadotte per cancellare la pessima figura, inseguì le truppe prussiane, le sconfisse, e conquistò Lubecca dove catturò un’intera divisione svedese. Durante il saccheggio della città, cercò di proteggere i vinti, soprattutto le truppe e gli ufficiali scandinavi, cui fece restituire cavalli e bagagli. Dopo una serie di parziali insuccessi, nella battaglia di Wagram del luglio 1809, non obbedì agli ordini di Napoleone che gli imponeva di mantenere la posizione e fu destituito sul campo. Ma proprio quell’anno i nobili svedesi, dopo aver detronizzato Re Gustavo IV, giudicato responsabile delle ultime sconfitte, avevano messo sul trono lo zio del sovrano, il vecchio Carlo XIII senza figli. Ma il successore designato, il principe danese Cristiano Augusto d’Augustenborg, morì nel 1810 per una caduta da cavallo. E qui arriva il colpo di fortuna: il barone Carlo Otto Mörner, diventato amico di Bernadotte a Lubecca nel 1806 perché questi si era comportato con umanità nei confronti dei prigionieri svedesi, propose la sua candidatura a Principe Ereditario di Svezia.

Bernadotte, divenuto Carlo XIV di Svezia e Carlo III di Norvegia, in un ritratto di Emile Mascré, 1843, olio su tela, Museo Nazionale, Stoccolma

Napoleone non la ostacolò pensando che potesse fargli gioco, rendendo il Paese Scandinavo meno ostile nei confronti del suo Impero. Così Jean-Baptiste il 21 agosto 1810 divenne principe ereditario con il nome di Carlo Giovanni. Ma non fece gli interessi di Napoleone, tutt’altro; stipulò un’alleanza segreta con lo Zar Alessandro I tanto che prese parte alla campagna del 1813 contro la Francia alla testa dell’esercito del Nord formato da truppe prussiane, russe e svedesi e, grazie alla sua conoscenza della tattica napoleonica, nella battaglia di Lipsia contribuì alla sconfitta dell’Imperatore. Forte del successo, riuscì ad annettere la Norvegia sottratta alla Danimarca.

Al Congresso di Vienna del 1815,  grazie all’appoggio dell’Inghilterra e dello Zar, conservò il titolo di principe ereditario e tre anni più tardi, nel 1818, alla morte di Carlo XIII, divenne Carlo XIV di Svezia e Carlo III di Norvegia.
Bernadotte fu un sovrano dedito alla pace e al progresso: incoraggiò lo sfruttamento razionale delle foreste, la produzione di utensili di ferro e lo sviluppo dei trasporti. La grande opera legata al suo nome fu lo scavo del Canale di Göta, che consente di passare dal Mar Baltico al Mare del Nord.

Desirée, divenuta Regina di Svezia con il nome di Desideria, ritratta da Fredric Westin, olio su tela, Museo Nazionale, Stoccolma

Non tornò mai in Francia e morì a Stoccolma, dove è sepolto, nel 1844. Gli successe il figlio Oscar dando inizio a quella dinastia che è tuttora sul trono di Svezia. E Desirèe che Regina fu? Quantomeno bizzarra; adducendo motivi di salute visse a lungo in Francia come Contessa di Gotland e si innamorò del primo Ministro francese Armand Emmanuel de Vignerot du Plessis, duca di Richelieu, visse con lui e solo alla sua morte tornò in Svezia. Dove fu incoronata nel 1829 con il nome di Desideria (i rapporti con il marito erano ormai solo formali), ma si lamentava del clima troppo rigido; non si trovò bene a Stoccolma e non imparò lo svedese. Sopravvisse al marito per diversi anni (morì nel 1860) e di lei si ricordano soprattutto le eccentricità: di notte vagava per i corridoi del Castello Reale oppure guidava la sua carrozza per le strade di Stoccolma.

Immagine di apertura: una scena del film Desirée del 1954, diretto da Henry Koster: Jean Simmons è Desirée mentre Michael Rennie interpreta Jean Baptiste-Bernadotte

Toscana, milanese di adozione, laureata in Medicina e specializzata in Geriatria e Gerontologia all'Università di Firenze, città dove ha vissuto a lungo, nel 1985 si è trasferita a Milano dove ha lavorato per oltre vent'anni al "Corriere della Sera" (giornalista professionista dal 1987) occupandosi di argomenti medico-scientifici ma anche di sanità, cultura e costume. Segue da tempo la problematica del traffico d'organi cui ha dedicato due libri, "Traffico d'organi, nuovi cannibali, vecchie miserie" (2012) e "Vite a Perdere" (2018) con Patrizia Borsellino, editi entrambi da FrancoAngeli. Appassionata di Storia dell'Ottocento, ha scritto per Rubbettino "Costantino Nigra, l'agente segreto del Risorgimento" (2017, finalista al Premio Fiuggi Storia). Insieme ad Elio Musco ha pubblicato con Giunti "Restare giovani si può" (2016), tradotto in francese da Marie Claire Editions, "Restez Jeune" (2017). Nel gennaio del 2022, ancora con Rubbettino, ha pubblicato "Cavour prima di Cavour. La giovinezza fra studi, amori e agricoltura".

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