Pavia 27 Gennaio 2026
È possibile una rinascita urbana attraverso l’arte? Pare proprio di sì. La incarna perfettamente Bussana Vecchia, un borgo ligure nei pressi di Sanremo sospeso tra memoria, rovina e creazione contemporanea che deve la propria identità alla capacità di un gruppo di artisti di trasformare un paese abbandonato in un laboratorio di sperimentazione culturale e sociale.

L’insediamento di Bussana Vecchia avviene in epoca medievale nell’entroterra sanremese e viene strutturato secondo un impianto compatto e verticale tipico dei villaggi fortificati della Riviera di Ponente. Subisce, tuttavia, una frattura decisiva il 23 febbraio del 1887, quando un violento terremoto devasta gran parte della Liguria occidentale rendendo inagibili le case. Giudicato pericolante, il borgo venne progressivamente evacuato e i suoi abitanti costretti a trasferirsi nel nuovo centro ricostruito più a valle, da cui il nome Bussana Nuova, lasciando le vecchie case ad un lento, ma inesorabile, degrado fatto di crolli, vegetazione spontanea e strutture sospese nel tempo. Per decenni il paese rimane un intreccio di muri crollati, archi sospesi e strade invase dalla vegetazione, una rovina romantica in cui il tempo sembra essersi fermato. Finché, negli anni Sessanta del Novecento, un gruppo eterogeneo di artisti, artigiani e viaggiatori provenienti da diverse parti d’Europa, riconoscendo in quelle architetture ferite un potenziale creativo straordinario, decide di insediarsi tra le macerie, restaurando le abitazioni con interventi spontanei e autogestiti nel rispetto della materia originaria, che viene al tempo stesso rivoluzionata attraverso l’introduzione di nuove funzioni legate alla produzione artistica.

Dalla riscoperta del paese nasce la definizione di “borgo degli artisti”, non come semplice etichetta turistica ma come espressione di una comunità fondata sulla pratica quotidiana dell’arte intesa come abitare, condividere e reinterpretare lo spazio.
Gli artisti di Bussana Vecchia non costituiscono un gruppo omogeneo né un movimento formalmente organizzato, ma una comunità fluida e internazionale accomunata dalla scelta di vivere e lavorare in un contesto marginale, autogestito e profondamente legato alla dimensione manuale del fare artistico. Fin dagli anni Sessanta il borgo ha attirato pittori, scultori, ceramisti, musicisti e artigiani provenienti soprattutto dall’Europa centrale e settentrionale, molti dei quali legati alla cultura alternativa, al nomadismo creativo e a una critica implicita ai modelli urbani e produttivi dominanti.

Tra le figure storiche più significative si ricordano Mario Giani, scultore e pittore (in arte Clizia) che nel 1958 va a vivere tra i ruderi di Bussana Vecchia, all’epoca disabitata e nel 1960 fonda la Colonia Internazionale Artisti. Giovanni Carli, ceramista piemontese considerato uno dei promotori del reinsediamento, Carla Mursia, pittrice francese che contribuì a definire l’immagine poetica del borgo, Susanne Feurer, ceramista svizzera nota per l’integrazione tra forma artistica e architettura, e Fritz Günther, scultore tedesco che lavorò sul rapporto tra materia, spazio e rovina. Accanto a loro operarono numerosi altri artisti meno noti al grande pubblico ma fondamentali nella costruzione dell’identità collettiva del luogo, dando vita a una rete di atelier e botteghe aperte in cui l’opera non è separata dal processo né dalla vita quotidiana.

Il carattere distintivo del borgo non risiede soltanto nella presenza degli artisti, ma nel modo in cui l’arte permea ogni elemento dello spazio urbano: i fronti degli edifici diventano superfici narrative, le piazzette luoghi di installazioni spontanee, le case laboratori abitati, creando tutti insieme un paesaggio estetico in continua trasformazione che dialoga con la memoria delle rovine e con il contesto naturale circostante.
Bussana Vecchia è un esempio emblematico di rigenerazione culturale dal basso, in cui la creatività diventa strumento di riappropriazione del territorio e di costruzione di un’identità collettiva alternativa ai modelli di sviluppo turistico convenzionali. Il borgo degli artisti non è soltanto un luogo di produzione estetica, ma un’esperienza sociale che mette in discussione il rapporto tra patrimonio, uso dello spazio e comunità, dimostrando come l’arte possa essere un motore di resilienza capace di restituire senso a un luogo apparentemente perduto.

Ancora oggi in Bussana Vecchia, in una dimensione sospesa e fertile, il visitatore percepisce la compresenza di passato e presente, rovina e invenzione, riconoscendo nel tessuto irregolare delle sue architetture recuperate non un museo statico, ma un organismo vivo che continua a rinnovare la propria vocazione artistica attraverso il contributo di nuove generazioni di creativi attratti da un modello di vita fondato sull’autenticità, sulla condivisione e sulla possibilità di fare dell’arte non un ornamento, ma una forma concreta di abitare il mondo.
Immagine di apertura: l’ingresso al borgo di Bussana Vecchia (Sanremo) con la vista sulla chiesa di Sant’Egidio (foto di Lorenzo Taccioli)




