Firenze 27 Maggio 2024

Sono sempre di più i giovani che, dopo la laurea, hanno scelto di lavorare all’estero per valorizzare il proprio talento e avere nuove opportunità. I numeri sono ormai impressionanti – il 5-8 per cento dei laureati, stando ai calcoli del Sole24ore – e spia di un disagio tutto “italiano” nel trovare sbocchi professionali e stipendi decenti. Tra loro c’è Irene Guidotti, 38 anni, che viene da di Borgo San Lorenzo, una tranquilla cittadina del Mugello, e oggi  vive in Australia dal 2015 dove ha ottenuto la residenza permanente. Laureata in Scienze della Comunicazione a Firenze, nasce come bibliotecaria: al momento ricopre il ruolo di Acting Head of World Cultures, Archives and Library all’Australian Museum di Sydney,  il museo più antico d’Australia, dedicato alle scienze naturali ma anche alle culture antiche. L’abbiamo intervistata per ilbuongiorno.com.

Un’immagine suggestiva dell’Opera House di Sydney, al centro della baia, simbolo della città (foto di Stanbalik)

Come è nata l’idea di andare in Australia Irene, e come si è concretizzata?

«Fin da piccola sono stata interessata ai paesi lontani. Poi, crescendo, mi sono sentita a mio agio in viaggio, soprattutto in solitaria, con una curiosità particolare per come si vivesse in un determinato luogo. Mi sarebbe piaciuto fare l’Erasmus, ma dovevo aspettare qualche anno prima di poter vivere all’estero. L’Australia non era tra le mie mete desiderate, ma avevo comunque intenzione di visitarla, prima o poi. Lavoratrice a tempo pieno nelle biblioteche fiorentine (Scandicci,  le Oblate), volevo proseguire gli studi universitari, ma mi è stato rifiutato un permesso di studio. Ho pensato, allora, di lasciare il mio posto indeterminato e ho fatto domanda per una specialistica all’estero. L’Australia aveva una ottima offerta universitaria affine ai miei interessi; avendo ottenuto una borsa di studio, ho deciso di partire».

Irene nella sezione dei Libri Rari della Research Library del museo

Di che cosa ti occupi nello specifico?

«Attualmente il mio ruolo è Acting Head of World Cultures, Archives and Library all’Australian Museum a Sydney. Sono responsabile delle tre collezioni del museo (la prima include anche oggetti dell’Antico Egitto, Cina, Indonesia e Africa), supervisiono il team e i progetti di digitalizzazione. In particolare, come bibliotecaria, gestisco la Research Library del museo, fondata nel 1836, la seconda biblioteca più antica di Australia. Oltre a preservare le collezioni, ci impegnamo a promuoverle e a renderle accessibili per i ricercatori e il vasto pubblico».

Come è organizzato il settore della cultura e, in particolare delle biblioteche, in Australia?

«Le attività culturali sono un aspetto importante dell’economia del Paese, con una crescente attenzione per  le popolazioni indigene. L’offerta è estremamente ricca soprattutto in città come Melbourne e Sydney, con teatri e musei piuttosto visitati. L’associazione nazionale dei bibliotecari (ALIA) è molto attiva sul territorio e collabora anche con le altre istituzioni culturali, discutendo di tendenze, tecnologie, problematiche e strategie comuni. Un ottimo ambiente per crescere professionalmente e personalmente: in pochi anni ho avuto l’opportunità di lavorare in biblioteche pubbliche, accademiche e statali»

Uno scatto di Irene ad un evento estivo dell’Empoli Football Academy di Sydney di cui è allenatrice per i ragazzi dai 3 ai 16 anni (foto: Empoli Football Academy)

 La tua esperienza fa pensare che ci sia più meritocrazia che in Italia……

«Credo che la mia esperienza professionale dimostri che qua un percorso insolito e soddisfacente è possibile, anche quando siamo in un luogo completamente nuovo. Ho trovato ambienti lavorativi vitali e, fin dalle prime esperienze, mi ha colpito il sincero interesse nell’ascoltare opinioni diverse da parte dei superiori, all’interno di team differenti e nel dare fiducia allo spirito di iniziativa. Per esempio, quando ero ancora una studentessa, sono diventata membro ALIA e dopo poco sono stata coinvolta attivamente, diventando poi Social Media Coordinator per l’associazione».

Qual è il rapporto tra gli italiani in Australia e come si vive da emigrati?

«L’Australia ospita una comunità italiana piuttosto vasta che è presente in tutte le città principali. Io da qualche anno faccio parte dell’Empoli Football Academy, che è l’accademia australiana della squadra di Serie A. Questa presenza diffusa è un aspetto importante sia per ambientarsi e trovare risposte alle domande tipiche di chi va a vivere in un luogo lontano e diverso, sia per ritrovare quella vicinanza con il paese d’origine di cui si può sentire la mancanza. Alcuni di noi che espatriano condividono una certa malinconia data da sentimenti contrastanti che nascono nel momento in cui si parte, e trovare persone con esperienze di vita simili può dare conforto».

Una bella immagine di Irene in una delle sale espositive del museo (fonte: ilfilo.net)

Quali sono le opportunità che offre l’Australia ai giovani rispetto all’Italia?

«Sappiamo che è un paese con un costo della vita molto alto, ma allo stesso tempo offre servizi e opportunità in tutti i campi. Ci sono vari programmi di formazione per tutte le esigenze e servizi online accessibili per tutti. Anche il volontariato è un aspetto importante della società, ben gestito con il giusto supporto, che dà reali opportunità di apprendimento e di occupazione, e molto riconosciuto. Recentemente nel nostro museo c’è stato un evento annuale dedicato a tutti i volontari del museo, specialmente quelli con un servizio più lungo: dai 5 ai 20 anni e ancora oggi con la stessa passione. Sicuramente questo è fonte di ispirazione per i più giovani».

Quando e ogni quanto torni in Italia che cosa ti manca e cosa invece proprio non ti manca?

«Idealmente sarebbe bello poter tornare una volta l’anno almeno, ma considerati i ritmi di vita e i costi (e tempi) da sostenere, è difficile mantenere questa aspettativa. Mi mancano tante cose, ovviamente i miei cari, alcuni cibi e sapori, i panorami e anche le nostre tradizioni. L’attaccamento culturale sarà sempre fonte di orgoglio, ma allo stesso tempo non mi mancano quelle resistenze nei confronti dell’altro o una generale sfiducia o arrendevolezza che spesso si nota. Certamente, il mio percorso personale e le esperienze fatte in Italia hanno contribuito a farmi raggiungere la posizione che ricopro oggi. L’importante è saper valorizzare che cosa si è appreso, perché ogni esperienza può tornare utile in futuro».

Quali sono le difficoltà che hai incontrato nel tuo percorso professionale in Australia?

«L’Australia dà opportunità ma mette anche alla prova, essendo un paese con le proprie dinamiche, logiche e regole. Per poter lavorare è necessario avere un visto adeguato che non sempre è facile ottenere, soprattutto se permanente. È un ambiente dinamico e per non rimanere disorientati credo sia importante avere un piano professionale definito. Inoltre, per quanto si possa sapere bene l’inglese, non essere madrelingua può risultare uno svantaggio, sia nelle opportunità lavorative sia nell’interagire in contesti dove si ricoprono anche ruoli di responsabilità. Questi aspetti rendono il mercato ancora più competitivo».

Immagine di apertura: Irene Guidotti mostra una immagine dell’opera del 1848 The birds in Australia in seven volumes di John Gould conservata all’Australian Museum di Sydney

Fiorentina, laureata in Scienze Politiche all’università del capoluogo toscano, ha collaborato fin da giovanissima con alcune testate giornalistiche della sua città. Giornalista pubblicista dal 2006, ha lavorato presso l’emittente televisiva Video Firenze - Toscana Channel, poi all’ufficio stampa della Casa Editrice Giunti fino al 2017. Oggi è giornalista freelance e si occupa di uffici stampa e comunicazione. Vive a Marradi, nel Mugello. Nel 2022 ha pubblicato, insieme al collega Franco Mariani "Lelio Lagorio, un socialista tricolore", per le Edizioni dell'Assemblea della Regione Toscana

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