Milano 27 Settembre 2023

Roma, Corso Rinascimento, 22 giugno 1983. In un’Italia che sta riemergendo dalla violenza terroristico-mafiosa e sullo sfondo degli ultimi scampoli della Guerra fredda, sono da poco passate le 19 quando Emanuela Orlandi viene vista per l’ultima volta davanti all’ingresso della scuola di musica Tommaso Ludovico da Victoria, al civico 49 di via Sant’Apollinare. La ragazza è esitante, si lascia alle spalle le compagne, come se aspettasse qualcuno. Poi di lei si perdono le tracce, a due passi dal Senato.

Il manifesto affisso nelle strade di Roma nei giorni seguenti alla sua scomparsa

Le ore immediatamente successive alla scomparsa della flautista si riempiono di mezze e false verità, di testi sobri e di altri inattendibili, di enormi falle investigative e di misteri che si intrecciano, formando un dedalo inestricabile. Non sorprende, dunque, che in questi quarant’anni siano fiorite le piste più disparate su quello che è divenuto un vero e proprio cold case: dall’allontanamento volontario da casa all’attentato a Giovanni Paolo II, dallo scandalo IOR-Ambrosiano alla Banda della Magliana, dalla pedofilia al trasferimento della corista di Sant’Anna in terra inglese. Il caso è stato perfino collegato a quello di Mirella Gregori, una quindicenne scomparsa per sempre a Roma, il 7 maggio di quel 1983. Tuttavia, ancora oggi non si sa quale sia l’ipotesi che cela la verità sul destino di Emanuela e il corpo non è mai stato ritrovato.
Cimentarsi in un caso come questo implica il rischio di cadere preda di facili soluzioni, di piste apparentemente solide, di testimonianze facilmente risolutorie. Ferruccio Pinotti, giornalista de Il Corriere della Sera e autore di molti libri di inchiesta (Vaticano Massone, La Lobby di Dio, L’unto del Signore, Wojtyla segreto, solo per citarne alcuni), si è calato nel caso, forte dell’esperienza maturata sugli intrighi vaticani e sul mondo cattolico.

Un fotogramma del programma televisivo “Tandem” che ritrae Emanuela Orlandi il 20 maggio del 1983 poco prima della sua scomparsa (screenshot di Rosa Mauro)

Coadiuvato da Giancarlo Capaldo, il magistrato che più si è occupato del caso Orlandi a livello giudiziario, Pinotti ha costituito un team di cui ha fatto parte anche l’autore di queste righe. Il risultato è stato La ragazza che sapeva troppo, edito da Solferino, nelle librerie dal 27 giugno. Che cosa aggiunge questo libro a quanto scritto finora sul caso? Ferruccio Pinotti e Giancarlo Capaldo svelano i retroscena dell’affaire: ricatti, perversioni e lotte di potere. Basandosi su un’analisi minuziosa della scena del crimine che fissa incontrovertibilmente l’impossibilità di un sequestro attuato in uno dei contesti italiani più controllati dagli apparati di sicurezza, gli autori portano alla luce l’ambiguo brulicare di soggetti e di membri del Sisde intorno alla famiglia Orlandi.

La copertina del libro “La ragazza che sapeva troppo” di Ferruccio Pinotti e Giancarlo Capaldo, pubblicato da Solferino

Con testimonianze e documenti inediti, il team investigativo rafforza la plausibilità della cosiddetta “pista inglese”, frettolosamente archiviata a livello mediatico. Dal controverso (qualcuno sostiene che sia falso) dossier intitolato “Resoconto sommario delle spese sostenute dallo stato Città del Vaticano per le attività relative alla cittadina Emanuela Orlandi”, custodito dalla Prefettura degli affari economici vaticani, emerge un misterioso trasferimento a Londra di uomini molto vicini a Giovanni Paolo II, tra il 1988 e il 1993: è lo stesso periodo in cui l’arcivescovo di Canterbury George Carey spedisce una lettera al cardinale Ugo Poletti. Il prelato mostra uno strano interessamento al caso Orlandi e a destare ulteriori sospetti è l’indirizzo londinese a cui sarebbe stata spedita: il civico 170 di Clapham Road. Al 176 della stessa strada, c’era l’ostello cattolico femminile dove, secondo il dossier pontificio datato 1998, Emanuela Orlandi sarebbe rimasta nascosta fino al luglio del 1997. Per la prima volta, l’inchiesta pone in relazione la tardiva acquisizione della cittadinanza vaticana e del passaporto – il 23 marzo 1983, tre mesi prima della scomparsa – da parte di Emanuela con l’inizio dell’interesse per lei mostrato dalle alte sfere vaticane. Dal dossier emerge infatti che, nel gennaio ’83, il Vaticano comincia a spendere ingenti somme per «l’allontanamento domiciliare» della quindicenne; è segno di una precisa volontà di trattare la ragazza come “un caso” da gestire con estrema cura.
Nel libro si stagliano potentemente i profili dell’universo vaticano ancora sconosciuti, perché non coinvolti dalle indagini. L’inchiesta ha messo sotto la lente d’ingrandimento anche la figura controversa di Karol Wojtyla, uno dei papi più politici della storia della Chiesa.

Karol Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II dal 1978 al 2005 (foto di Jerycho1960)

La carica emotiva che una figura così ingombrante provoca in tutti coloro che se ne occupano – siano essi estimatori o detrattori – non ha ostacolato la ricerca della verità de La ragazza che sapeva troppo, che rievoca il contesto d’Oltrevere che fa da sfondo alla scomparsa della ragazza. In Vaticano, all’epoca un’aspra spaccatura opponeva il “partito filoamericano” di Wojtyła e dell’arcivescovo Paul Marcinkus al “partito romano” facente capo alla Pontificia Accademia Ecclesiastica di piazza della Minerva, alla diplomazia della Segreteria di Stato e all’Ostpolitik innovatrice del potentissimo Agostino Casaroli e del “ministro degli Esteri” Achille Silvestrini. Il neo-pontefice Wojtyła tentò di arginare la politica dei fautori vaticani del dialogo con l’Est comunista appoggiandosi ai sostenitori della crociata contro l’Impero del Male sovietico: l’Istituto per le Opere di Religione gestito da Marcinkus, i settori conservatori della Curia e l’Opus Dei. Che ruolo avrebbe avuto il papa polacco nella scomparsa di Emanuela? Una possibile risposta arriva dell’audio con le rivelazioni (raccolte nel 2009 dal reporter Alessandro Ambrosini) di Marcello Neroni, un fiancheggiatore di Enrico De Pedis, uno dei capi della Magliana. Il sonoro chiama in causa direttamente Giovanni Paolo II nella scomparsa della ragazza, con accuse gravissime.
Ora gli estratti del nastro vengono pubblicati per la prima volta in esclusiva in questo libro, con l’assenso di Ambrosini. Comunque il promotore di giustizia vaticano Diddi ha riaperto, il 9 gennaio, le indagini e il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi ha affidato un nuovo fascicolo d’inchiesta al sostituto procuratore Stefano Luciani.

La vicenda di Emanuela Orlandi, quarant’anni dopo, è tutt’altro che conclusa.

Immagine di apertura: foto di Glavo

Classe 1987, lombardo, ha studiato Filosofia all’università di Bergamo, ma continua a fare ricerca sui temi che lo interessano. Appassionato lettore e amante della scrittura, ha intrapreso un’attività giornalistica per varie testate cartacee e online. Molto attento alle vicende di storia e di intelligence, ha collaborato con Ferruccio Pinotti al libro “Untold, la vera storia di Giangiacomo Feltrinelli”, pubblicato da Round Robin nel 2022. Nel 2023, insieme a Maurizio Fiorentini, ha pubblicato "The Masquerade" con Frascati & Serradifalco Editori. Si divide tra la ricerca storico-filosofica e il giornalismo.

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