Firenze 21 Dicembre 2021

È in mezzo all’Oceano Pacifico, nell’atollo Kiritimati o Christmas Island nelle Sporadi Equatoriali (dove dal 1956 al 1962 si fecero test nucleari) che ogni nuovo anno si affaccia sul mondo. Dal 1884 si è stabilito a livello internazionale che da lì passi la linea immaginaria del cambiamento di data. Gli ultimi a festeggiare questo avvenimento sono invece gli abitanti delle isole Samoa, in Polinesia, con tradizionali feste sulla spiaggia.

Una splendida spiaggia dell’atollo Kiritimati o isola di Christmas nel Pacifico. Da lì passa la linea immaginaria del cambiamento di data (fonte:viaggio-vacanza.it)

Il Capodanno è un po’ una rinascita: per questo, nelle varie parti del mondo ci sono riti, superstizioni e tradizioni mirate a questo scopo, spesso fin dall’antichità più remota. Il primo esempio conosciuto di Capodanno risale a circa 4000 anni fa a Babilonia con il nome di Akitu (o Zagmuk) che significava Forza che fa rivivere il mondo. Poteva avere luogo solo alla presenza del Re, durava 12 giorni ed era nel mese di Nisan (aprile). Nella mitologia mesopotamica si celebrava la vittoria del dio Marduk contro il mostro marino Tiamat e simboleggiava la vittoria dell’ordine sul caos, così tutto poteva essere rinnovato proprio dalla notte tra fine anno e Capodanno.

il dio Marduk in una immagine proveniente da un sigillo risalente al IX Secolo a.C

Per gli antichi Egizi la data del Capodanno cambiava seguendo il ciclo delle esondazioni del Nilo nelle varie stagioni; perciò, in alcune zone il primo dell’anno era in primavera, in altre in estate. I festeggiamenti seguivano un rituale: si usava accendere fuochi nei templi e davanti alle porte delle case. Per gli antichi Romani, il Capodanno coincideva con il primo di marzo, ma a partire dal 46 a.C. con l’introduzione del calendario Giuliano, basato sul ciclo delle stagioni, da parte di Gaio Giulio Cesare, fu spostato al 1° gennaio.
A quei tempi, in gennaio i romani celebravano il nuovo anno insieme ai Saturnalia ed ai festeggiamenti in onore di Giano Bifronte (da lui deriva il nome di Gennaio), padre degli Dei e Dio degli inizi, dato che la sua figura suggeriva sia il passato che il futuro, proprio come la fine e l’inizio dell’anno. Dal 4 ottobre 1582, con l’introduzione del calendario gregoriano da parte di Papa Gregorio XIII, si stabilì che il Capodanno fosse il 1° gennaio. Comunque, le molte diversità locali facevano spostare l’inizio dell’anno in date molto diverse tra loro fino a quando, nel 1691, papa Innocenzo XII stabilì che l’anno cominciasse dappertutto il 1º gennaio.

Il busto del dio Giano Bifronte conservato ai Musei Vaticani di Roma (foto di Fubar Obfusco)

Però ancora oggi ci sono delle eccezioni; ad esempio, il Capodanno fiorentino. A Firenze l’anno iniziava il 25 marzo per la festa dell’Annunciazione perché nove mesi dopo c’era l’Incarnazione di Gesù, cioè il Natale; e fino al 1749 nella città toscana si continuò a festeggiare il Capodanno due volte, a marzo e a gennaio. Le cose cambiarono quando il granduca Francesco di Lorena nel 1750 decretò l’inizio dell’anno al 1° gennaio sopprimendo quello del 25 marzo. Ma non si può dimenticare che Benito Mussolini nel 1927 mise l’obbligo di iniziare l’anno al 29 ottobre, il giorno successivo alla Marcia su Roma, associato ad una numerazione degli anni parallela a quella tradizionale contando come “Anno I° dell’Era Fascista” il periodo tra il 28 ottobre 1922 e il 27 ottobre 1923, e poi di seguito. Assurda ricorrenza che durò per tutto il ventennio fino al 1943 (fino al 1945 nella Repubblica di Salò).

La torta di San Basilio, o “Vasilopita”, il dolce tradizionale di Capodanno dei greci. Al suo interno si mette una moneta: porta fortuna a chi la trova

Ciò che accomuna tutti i riti augurali di capodanno sono le abbondanti cene con la scelta di cibi tradizionalmente ben auguranti, indossare abiti eleganti e biancheria rossa, baciarsi sotto il vischio, scambiarsi doni, disfarsi di qualcosa di vecchio, giocare a tombola, fare fuochi d’artificio. Fra i mille riti, tradizioni, superstizioni, ce ne sono alcuni veramente particolari. Nella Grecia antica ogni città aveva il proprio calendario che adattava all’anno lunare quello solare e il Capodanno era a fine inverno, durante i festeggiamenti per il dio Dioniso. In quella moderna è tradizione gettare a terra una melagrana per capire, dai chicchi fuoriusciti, quanta fortuna si avrà nell’anno nuovo. A tavola poi si serve la Vasilopita, o torta di San Basilio, al cui interno viene nascosta una monetina. Chi la trova avrà un anno ricco e fortunato. In Austria e Baviera, per tradizione, le negatività si cacciano già dall’8 dicembre con la famosa Krampus Parade, una terrificante processione fatta per strada con maschere demoniache, mostri ed elfi. E così il primo dell’anno ci si rilassa assistendo al famosissimo Concerto di Capodanno eseguito dalla Filarmonica di Vienna nella sala dorata del Musikverein.

In Giappone alla mezzanotte del 31 dicembre le campane dei templi buddisti suonano 108 volte per cancellare i peccati (foto di Mehmet Turgut Kirkgoz)

In Giappone, alla mezzanotte del 31 dicembre, la campane nei templi buddisti suonano 108 volte, perché si ritiene che questo sia il numero di peccati che una persona commette in un anno, liberandoli dalle colpe. Ogni rintocco inizia quando il suono del precedente è del tutto sparito. Poi si va nei templi e si festeggia bevendo saké. La Russia festeggia il Capodanno due volte: il 31 dicembre secondo il calendario Gregoriano e il 13 gennaio secondo quello Giuliano (il Paese ha adottato il calendario gregoriano solo nel 1940). Tradizione vuole che si scriva un desiderio su un foglio di carta, per poi bruciarlo e gettarlo in un bicchiere di champagne che va bevuto prima che arrivi mezzanotte e un minuto. Inoltre, al dodicesimo rintocco prima della mezzanotte delle campane della Torre Spasskaja del Cremlino, si deve aprire la porta di casa per far entrare l’anno nuovo.

In Cina per Capodanno bisogna lasciare le finestre aperte alla mezzanotte e indossare qualcosa di rosso (foto di Mentat dgt)

In Cina il Capodanno viene festeggiato in gennaio e in febbraio nel giorno della seconda luna piena dopo il solstizio d’inverno. Durante i festeggiamenti che durano 15 giorni, si deve indossare qualcosa di rosso perché è il colore che spaventa Niàn, la bestia divoratrice che, proprio a Capodanno, esce dalle profondità marine per nutrirsi di carne umana. Una tradizione ben augurante in Cina è quella di lasciare le finestre aperte alla mezzanotte oppure di gettare le cose vecchie per far spazio alle nuove.

La torre Spasskaja del Cremlino, a Mosca, costruita nel 1491 dall’architetto italiano Pietro Solari (foto di Milan Nykodym)

In Brasile si indossano abiti bianchi sperando di attirare la felicità e la tradizione vuole che si salti 7 volte sulle onde sulla riva del mare esprimendo altrettanti desideri. E per attirare la fortuna, si devono mangiare 7 acini d’uva o 7 chicchi di melagrana. In Cile si usa dormire nel cimitero la notte di Capodanno per trascorrerla con i cari defunti ed è anche tradizione che il 31 dicembre si pulisca la casa per eliminare le energie negative. In Thailandia, il Capodanno Thai si celebra dal 13 al 15 aprile, in corrispondenza dell’inizio dell’anno buddhista, sparando e facendo rumore (tanto!) per cacciare i demoni. In Turchia a mezzanotte si aprono i rubinetti di casa per far scorrere, insieme all’acqua, la negatività accumulata nell’ultimo anno.
Wellington, in Nuova Zelanda, è la prima capitale a salutare il nuovo anno. Secondo la tradizione Maori, il Matariki, cioè il Capodanno, segna il momento in cui ricordare i morti dell’anno appena trascorso, ma anche gli eventi felici come i buoni risultati di vari lavori nei campi, della pesca e della caccia.

Immagine di apertura: foto Pixabay

Toscana, ha vissuto l’infanzia a Siena per poi studiare lingue a Firenze e conseguire il diploma in Langue et Civilisation Françaises Université de Grénoble. Pittrice, ha esposto le sue opere a Villa Bottini a Lucca nel 2005 (personale), alle Terme Tamerici e alle Terme Tettuccio di Montecatini Terme (dove vive) nel 2006, alla Versiliana di Marina di Pietrasanta nel 2007. Si interessa ad ogni forma d’arte, specialmente se insolita o curiosa.

1 commento

  1. Brava. Mi è particolarmente piaciuta la rappresentazione del fine/inizio dell’anno con il Giano bifronte. È così ben dimostrativo del contemporaneo morire e rinascere di tutto. Collegare questo meraviglioso evento ad una data, la fine convenzionale dell’anno o qualsiasi altra, può sembrare irrilevante ma è simbolicamente un modo per creare la illusione , ma preferisco la certezza, che niente scompare.

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