Firenze 27 Novembre 2021

Daniel Fessler, professore californiano di antropologia, sostiene che il fascino che esercitano su tutti noi i fuochi di artificio sia frutto di un retaggio primordiale: riconducono la nostra mente al fuoco (con tutti i significati che porta con sé) ed alla Preistoria. Tuttavia, la loro pericolosità provoca ogni anno morti e feriti fra uomini ed animali, viste le scarse precauzioni con cui vengono maneggiati. Non a caso, negli ultimi anni in molte città sono stati vietati botti e razzi, anche per la loro rumorosità, senza peraltro risolvere del tutto il problema.
Così, da un decina di anni, la tecnica avanzata del mondo digitale ha  realizzato i fuochi artificiali virtuali, che stanno sostituendo quelli classici. I vantaggi? Sono silenziosi (le esplosioni sonore sono assenti o unite alla musica), e producono effetti speciali particolarmente attraenti, come fontane, cascate e girandole di luce. Inoltre rispettano l’ambiente e la salute dato che non immettono nell’aria sostanze nocive come il cromo, il piombo, lo stronzio, l’alluminio, il titanio e i molti altri inquinanti dei fuochi artificiali tradizionali.

Un drone con quattro rotori, detto anche quadricottero, a pilotaggio remoto, utilizzato per i fuochi d’artificio virtuali

Un’esibizione di queste nuove tecniche è stata già sperimentata in Cina per la notte di Capodanno 2020, a Shanghai, utilizzando coreografie tridimensionali che ingegneri esperti in materia hanno creato. Per ottenere questi effetti di luce sono state utilizzate animazioni in 3D sospese in aria da molte centinaia di droni a pilotaggio remoto. Un computer controlla movimenti, forme, colori, e a più di 100 metri di altezza si forma una cascata di fuochi d’artificio ecologici a fiamma fredda, sopra il profilo della città che fa da sfondo, a volte accompagnati da musica o dal (simulato) classico crepitio della loro esplosione, una specie di colonna sonora. Ormai sono stati sperimentati in molte parti del mondo. Anche a Vasto Marina il 16 agosto scorso c’è stato uno spettacolo piromusicale simulato, un’esecuzione contemporanea e sincronica di brani musicali e fuochi d’ artificio. Così come a Torino, e in altre città italiane, si fanno volare sciami di piccoli droni luminosi e silenziosi che, lanciati in aria, formano effetti visivi di grande fascino.

I fuochi artificiali “virtuali” delle Olimpiadi di Tokyo di questa estate

Questi fuochi, essendo simbolo di festa, buonumore e di celebrazione, sono divenuti tradizionali e quasi indispensabili per dare il benvenuto al nuovo anno, e per concludere degnamente giochi sportivi importanti, come quelli olimpici. I Giapponesi, cultori dei fuochi d’artificio, li chiamano Hanabi cioè “fiori di fuoco” e per i festeggiamenti a conclusione dei giochi olimpici 2021 hanno usato un simulatore, con effetti pirotecnici virtuali che ricordano crisantemi, ruote di fuoco e fontane di luce. Per ora sono spettacoli complessi e molto costosi e richiedono una grande competenza tecnica. Ma è solo l’inizio.

Ma come sono nati i fuochi d’artificio? Fra il X e il XII secolo, gli alchimisti cinesi, che erano alla ricerca dell’elisir dell’immortalità, scoprirono per caso la polvere da sparo facendo una miscela che, riscaldandola, diveniva esplosiva. Cominciarono ad usarla prevalentemente per festeggiare matrimoni, riti religiosi e per scacciare gli spiriti malvagi, per uso militare e altro ancora. In pratica, furono i primi ad impiegare i fuochi artificiali.

La statua di Ruggero Bacone al Museo di Storia Naturale dell’università di Oxford (foto di Michael Reeve)

Nel 1257 il celebre filosofo, frate, scienziato e alchimista inglese Ruggero Bacone (1214/1292), chiamato Doctor Mirabilis per le sue vastissime conoscenze, riportò nella sua epistola De secretis operibus artis et naturae, et de nullitate magiae la formula di una polvere nera esplosiva, da lui ottenuta rielaborando formule antiche. La composizione descritta è quasi la stessa usata ancora oggi (75 per cento nitrato di potassio, detto anche salnitro, 13 per cento carbone di legna polverizzato, 12 per cento polvere di zolfo).
Quest’invenzione da alcuni viene attribuita al monaco alchimista tedesco Berthold Schwartz nel 1359, che, probabilmente, ne provò solo gli effetti con il lancio a distanza di proiettili (ma potrebbe essere solo una leggenda). Nel 1379 a Vicenza, per la festa dell’Ascensione, fu ideato il volo della colomba: un fuoco artificiale che consisteva nel tendere una corda con un fuoco che la percorreva fra il palazzo vescovile e l’immagine della Madonna con gli Apostoli.

Il famoso “scoppio del carro” a Firenze la Domenica di Pasqua, una tradizione antica di oltre trecento anni

Spettacolo ripreso poi a Firenze, nel 1622 per celebrare la Pasqua, il famoso Scoppio del carro, che esiste ancora oggi. All’esterno del Duomo, davanti al Battistero, viene posizionata una torre di legno molto decorata, carica di fuochi artificiali detta Il Brindellone. L’avvio allo spettacolo lo dà il sacerdote dall’altare accendendo il meccanismo all’interno di una statuetta a forma di colomba che scivola lungo una corda tesa fra l’altare del Duomo e il Brindellone. Quando lo raggiunge lo fa scoppiare in mille luci saettanti.
Nel Medioevo vennero utilizzati i fuochi d’artificio in scene teatrali per meravigliare il pubblico e in drammi sacri, quando si rappresentavano demoni e temi infernali. Le prime fabbriche di fuochi pirotecnici a scopo di spettacolo sorsero in Germania nella prima metà del Trecento ad Augusta e Spandau. Dall’inizio del XVII secolo si affermarono due principali scuole di pirotecnica: l’italiana, a Bologna, famosa per la spettacolarità dei fuochi nei quali venivano usati degli scenari trasparenti o colorati, grazie all’abilità della famiglia Ruggeri e quella di Norimberga.

I fuochi di artificio della Festa del Redentore che si tiene a Venezia ogni anno la terza Domenica di luglio per ricordare la fine della Peste del 1575 (fonte: live.comune.venezia.it)

Da allora le feste popolari e gli avvenimenti importanti in Europa cominciarono ad essere impreziositi da spettacoli pirotecnici, ma ancora non erano stati inventati i fuochi colorati. I primi risalgono al 1785 quando il conte francese Claude Louis Berthollet (1748/1822), professore di chimica e scienziato, usò per la prima volta il clorato di potassio nella miscela base. Cominciò così l’uso di vari metalli che permettevano di ottenere la policromia nei colori dei fuochi d’artificio con effetti sfolgoranti e spettacolari.

Fra i fuochi più suggestivi adesso, ricordiamo quelli realizzati ogni anno il 14 luglio a Carcassonne, in Francia, per commemorare la presa della Bastiglia, festa nazionale francese, e quelli in luoghi dove i loro riverberi si specchiano nell’acqua, come al Monaco-Art en Ciel a Montecarlo o alla festa del Redentore a Venezia.

Immagine di apertura: i fuochi d’artificio di Carcassone (Francia) famosi per la loro grandiosità, il 14 luglio, festa nazionale

Daniela Vannini
Toscana, ha vissuto l’infanzia a Siena per poi studiare lingue a Firenze e conseguire il diploma in Langue et Civilisation Françaises Université de Grénoble. Pittrice, ha esposto le sue opere a Villa Bottini a Lucca nel 2005 (personale), alle Terme Tamerici e alle Terme Tettuccio di Montecatini Terme (dove vive) nel 2006, alla Versiliana di Marina di Pietrasanta nel 2007. Si interessa ad ogni forma d’arte, specialmente se insolita o curiosa.

1 commento

  1. Lo spettacolo con i droni sarà: bellissimo, perfettamente sincronizzato, senza odori e rumori molesti… ma vuoi mettere la magia dei fuochi tradizionali!!!

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