Viareggio 21 Febbraio 2020

Il Carnevale presenta in tutte le epoche caratteristiche ricorrenti quali il corteo, la maschera, la festa licenziosa. Quello di Viareggio si caratterizza per la satira politica e lo spirito dissacratore tanto che nel 1964 un mascherone che raffigurava Fanfani che “svendeva” i disoccupati italiani fece gridare allo scandalo.

Un hangar della Cittadella del Carnevale (foto di Veronica Ferretti)

Il luogo dove tutto ha origine è la Cittadella del Carnevale: qui operano pittori, scultori, scenografi, decoratori di assemblaggi fatti di vetro, polistirolo, gesso, colla e carta sui quali stendere il colore. È la fabbrica dei sogni che nel mese di febbraio di ogni anno sforna i giganteschi carri che sfilano lungo i viali a mare. Preceduti da ragazzi a passo di danza, animati da congegni meccanici che muovono i soggetti rappresentati, questi carri, costruiti come vere e proprie opere d’arte, raffigurano di volta in volta temi allegorici che si riferiscono a problemi della vita sociale e a personaggi noti. La Cittadella di Viareggio è il più grande parco tematico d’Europa dedicato alle maschere. Realizzato su progetto dell’architetto Francesco Tomassi, sorge sulla grande piazza ellittica intitolata a Burlamacco, la maschera simbolo di Viareggio, ideata da Uberto Bonetti. Sulla piazza si aprono le porte degli hangar dove si modellano e si decorano carri giganteschi.

Un particolare del museo del Carnevale (foto di Veronica Ferretti)

In anni recenti, all’interno della Cittadella, è stato allestito il Museo del Carnevale. Vi si racconta l’arte del costruire le grandi macchine allegoriche e la storia del Carnevale in Europa dal 1500 al 1873. Al piano superiore modellini di carta, bozzetti originali raccontano, invece, la lunga storia del Carnevale di Viareggio dal 1925 in poi, completata dall’Espace Gilbert che conserva la grande Ballerina alta 13 metri vincitrice nel 2004.
Nella Cittadella lavorano decine di maestri nell’arte di plasmare e decorare la cartapesta, come i fratelli Renato e Arnaldo Galli che assieme a Silvano Avanzini hanno modellato materiali di scena per i film Casanova e Boccaccio 70 di Federico Fellini. Altri, come i fratelli Bonetti con la loro “fabbrica del sogno”, hanno fatto altrettanto per il teatro Puccini di Torre del Lago, collaborando con scultori celebri come Pomodoro e Mitoraj.

Il bozzetto di Burlamacco, la maschera del Carnevale di Viareggio, ideata da Uberto Bonetti negli anni Trenta (foto di Veronica Ferretti)

Hanno disegnato manifesti e scenografie i pittori viareggini Lorenzo Viani, che nel 1911 ispirò la realizzazione del carro “Il trionfo della vita’, e Renato Santini. Il manifesto più celebre è senz’altro quello disegnato da Uberto Bonetti nel 1930. Lo stesso autore anni dopo racconterà: «Mi fu chiesto di fare un manifesto del Carnevale. Piacque subito. La maschera fece presa perché era la sintesi delle maschere italiane: il cappello di Rugantino, il manto del Dottor Balanzone, il costume a scacchi che aveva un riferimento ad Arlecchino, la gorgiera di Capitan Spaventa; volli, insomma, realizzare per il Carnevale di Viareggio un simbolo (…) Prima che Burlamacco avesse un nome passarono otto anni. Accadde nel 1939. Furono le autorità di allora a decidere che la maschera avesse un nome e fui io a trovarglielo. (…) Il suggerimento mi venne dal Canal Burlamacca, così chiamato perché attraversava i terreni della famiglia Burlamacchi di Lucca. La desinenza poi, dava al significato della parola un suggerimento ulteriormente scherzoso, burla, e assonante con il Buffalmacco Buonamico, pittore fiorentino personaggio del Decamerone di Boccaccio».

il bozzetto del carro “Guerra e Pace”, di Arnaldo e Giorgio Galli , realizzato nel 1973 (foto di Veronica Ferretti)

Il carro che ha visto oltre duecentomila presenze nel Viale a Mare, e che è stato considerato in assoluto il più bello mai realizzato, è Guerra e Pace di Arnaldo e Giorgio Galli. Opera del 1973, presentava una bomba, simbolo della guerra, che si apriva scomponendosi in tanti anelli dai quali fuoriuscivano coriandoli. L’immagine finale resa dalla “bomba aperta” era quella delle Olimpiadi per ricordare la fratellanza e la pace tra tutti i popoli. Il progetto, per l’epoca, fu grandioso nella sua complessità. Altro evento particolarmente felice fu la collaborazione di Dario Fo con i fratelli Silvano e Alessandro Cinquini alla realizzazione di Ridendo e ballando che male vi fo del 1998. Il carro presentava il Nobel per la Letteratura nelle sembianze di un clown in un tripudio festante di maschere e burattini, gli eroi della commedia dell’arte italiana. Tutt’intorno alla caricatura dell’attore, gufi, corvi e barbagianni recanti i simboli del potere minacciano il corteggio assumendo ieratiche espressioni di sdegno. Nelle cronache dell’epoca apparvero parole come “indignazione”, “caduta di tono”, “buffonata”. La destra lo condannava per evidenti motivi di schieramento, il mondo accademico perché non accettava che un guitto da palcoscenico avesse raggiunto le vette più alte della poetica.

Nello stesso anno a Dario Fo e Franca Rame furono consegnati i premi Burlamacco e Ondina d’oro a testimonianza del profondo impegno sociale e civile espresso con particolare qualità attraverso il loro lavoro. Il premio conferma il valore della satira, dell’ironia e dello sberleffo contro il potere del malcostume che il Carnevale di Viareggio ha sempre rimarcato, allora come oggi.

Immagine d’apertura: il bozzetto del Carro dedicato a Dario Fo nel 1998 (foto di Veronica Ferretti)

Pistoiese, storica dell'arte e docente. Laureata all’Università di Firenze è stata direttrice della Fondazione Pistoiese Jorio Vivarelli e successivamente ha lavorato presso la Fondazione di Casa Buonarroti a Firenze. Attualmente è nel CdA della Fondazione dell’Antico Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena e collabora con ArtinGenio Museum a Pisa. Ha curato numerose mostre tra le quali quelle di Luciano Minguzzi e di Jorio Vivarelli a Palazzo Vecchio, di Renato Guttuso a Pontassieve, di Michelangelo a Forte dei Marmi e Firenze. Per la Regione Toscana, ha realizzato la mostra permanente sul percorso storico-artistico sulla “Identità della Toscana” a Palazzo Pegaso. Tra le sue numerose pubblicazioni il volume “Ugo Giovannozzi” per le Edizioni dell’Assemblea della Regione Toscana e assieme ad Antonio Paolucci, Francesco Gurrieri e Aurelio Amendola, “I crocifissi di Jorio Vivarelli per le chiese di Giovanni Michelucci”.

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