Milano 27 Maggio 2023

Il primo settembre del 1772 è una data “storica” a Versailles: finalmente Maria Antonietta, la Delfina di Francia, dopo tante ramanzine ricevute da sua madre, l’Imperatrice d’Austria Maria Teresa, rivolge la parola all’odiata Madame du Barry, l’amante del Re Luigi XV pronunciando la famosa frase «C’è molta gente oggi a Versailles!».

Charles-André van Loo, “Ritratto di Luigi XV”, olio su tela, copia dell’originale del 1751, palazzo di Versailles. Il Re all’epoca aveva 41 anni

Finalmente la favorita ha il riconoscimento ufficiale della futura Regina, cosa non da poco visto che sia il Re, sia l’Imperatrice, vogliono mantenere quei buoni rapporti costruiti a fatica dopo tante guerre. Le asperità con la Delfina non sono l’unica difficoltà della seducente Madame du Barry, nata Jeanne Bécu, alla Corte di Francia. Le figlie del Re la osteggiano, i cortigiani la disprezzano per le sue origini plebee e promiscue, eppure lei brilla e domina sul cuore di questo Re sessantenne che dopo tanto libertinaggio e un grande amore – la Pompadour – dovrebbe mettersi finalmente tranquillo, ma così non è.

Ma chi era questa favorita, tornata alla ribalta grazie al film presentato al Festival di Cannes e che sarà nelle sale alla fine di agosto, regia di Maïwenn (che ne è anche la protagonista femminile), con il mitico Johnny Depp nei panni di Luigi XV? L’unica biografia che abbiamo a disposizione è quella del giornalista e saggista francese André Castelot tradotta in italiano e pubblicata da Mursia nel 1992, dalla quale attinge anche il film. Jeanne Bécu, donna di grande bellezza – occhi blu, si dice, e splendidi capelli biondi – nacque nel 1743 a Vaucoleurs, una piccola città nel Nord Est della Francia, da una signora non proprio irreprensibile, Anne Bécu, e da padre “ignoto” anche se pare si trattasse di un prete, per la precisione un monaco francescano non dedito al celibato, evidentemente. Padre che la fa accogliere a dieci anni nel collegio delle monache di Saint-Aure a Parigi dove impara a leggere e a scrivere, a suonare il clavicembalo, a ricamare e quelle buone maniere che le saranno molto utili in seguito.

La copertina della biografia di Jeanne du Barry, del giornalista André Castelot, pubblicata in Italia da Mursia nel 1992

Dopo cinque anni, torna dalla madre che ora vive a Parigi, ma sarà questa educazione che le permetterà, una volta salita ai fasti di Versailles, di comportarsi adeguatamente e di amare la lettura, soprattutto Voltarie di cui sarà amica fino alla morte di lui, e le opere di Shakespeare. Jeanne lavora prima come cameriera, poi come venditrice dal mercante di mode Labille, uno dei centri della frivolezza femminile più in voga in quel momento nella capitale, a due passi dai giardini del Palais Royal. Ed è proprio in questa boutique che Jeanne, all’epoca diciannovenne, viene notata dal cinico nobile tolosano Jean du Barry, definito il “mezzano del bel mondo”, grande sperperatore di denaro, che propone alla ragazza e alla madre di andare a vivere con lui. Così Jeanne diviene la sua amante e dopo di lui di l’amante di molti altri, gestita dal du Barry, che diventa di fatto il suo protettore. Esistono varie versioni su chi fu l’artefice dell’incontro di Jeanne con Luigi XV, ma la più probabile sembra quella che attribuisce il ruolo principale al maresciallo di Richelieu, stimato a Corte. Sta di fatto che Luigi XV si innamora pazzamente di lei al primo incontro tanto da dire al Maresciallo: «É la sola donna di Francia che abbia trovato il segreto di farmi dimenticare che ho sessant’anni». Nella primavera del 1768 Jeanne si installa a Versailles, ma per essere presentata a Corte, come vuole il Sovrano, ha bisogno di un titolo nobiliare. Ci pensa Jean du Barry, facendole sposare alle cinque del mattino suo fratello Guillaume, di trentasei anni, poi frettolosamente rispedito a casa sua in Linguadoca con un viatico di cinquemila lire.

Madame du Barry ritratta con il piccolo indiano Zamor che le portava ogni giorno il caffé nei suoi appartamenti a Versailles (fonte: Press de la Cité)

Finalmente, il 22 aprile del 1769, Madame du Barry, scintillante dei diamanti che il Re le ha fatto recapitare e per nulla imbarazzata dal lungo strascico d’ordinanza, viene presentata a Luigi XV e alla Corte. È diventata ufficialmente l’amante del Re. Ben presto assume un ruolo importante, segue il sovrano in tutti i suoi spostamenti, gli inoltra continue richieste di grazia che vengono regolarmente accettate, si interessa di arte e di lettere. Anche perché Luigi XV è vedovo: la regina Maria Leszczyńska, figlia del ex Re di Polonia, dopo avergli dato ben dieci figli, è morta nel giugno del 1768 e non c’è più, quindi, una imbarazzante consorte. E Jeanne riceve molti doni; tra questi il castello di Louveciennes, a una ventina di chilometri da Parigi, che lei fa ingrandire e abbellire. Ma gli attacchi contro di lei sono feroci: canzoni licenziose, opuscoli che la dileggiano… Senza alcuna prova, viene messa in giro la voce che abbia rapporti intimi con Zamor, un moretto di dieci anni che ha preso al suo servizio! Intanto, mano a mano che cresce il favore di Jeanne presso il Re, le sue spese aumentano fino a livelli vertiginosi. «Se si vuole avere una stima globale, precisiamo che Madame du Barry comprerà fra il 1768 e 1774, gioielli per 2 milioni di lire» scrive Andrè Castelot.

Il padiglione della musica fatto costruire da Madame du Barry nel parco del Castello di Louveciennes (foto di David Pendery)

Certo, Jeanne doveva essere notevolmente bella, stando alle testimonianze dei contemporanei. Così la descrive un ufficiale, il signor di Belleval, che viene ricevuto dalla favorita: «I capelli, che spesso portava non incipriati, erano del biondo più incantevole e molto vaporosi. Aveva il naso grazioso, la bocca piccola e la pelle di un bianco splendente, subito si era conquistati dal suo fascino….». E il signor di Belleval è solo uno dei tanti estimatori. Ma il regno della favorita è destinato a concludersi presto, dura soltanto cinque anni: nel 1774 Luigi XV muore di vaiolo. La Corte e i nuovi regnanti, Luigi XVI e Maria Antonietta, non perdonano: la salma del Re non è stata ancora traslata nella basilica di Saint-Denis (dove riposavano tutti i Re di Francia finché la Rivoluzione non li gettò in una fossa comune) quando arriva l’ordine di relegare Madame du Barry nel convento di Pont-aux-Dames con “la proibizione di vedere chiunque”. Il suo esilio in convento durerà 11 mesi, mitigato dai permessi che le concede l’austera Badessa, conquistata (anche lei!) dal fascino della signora che nel marzo del 1775 torna libera e acquista il castello di Saint-Vrain ( Luigi XVI le ha lasciato le sue entrate fisse) fino a quando potrà far ritorno all’amato Castello di Louveciennes, dove ricrea una sua piccola Corte. Maria Antonietta va su tutte le furie quando viene a sapere che suo fratello, l’Imperatore Giuseppe II, di passaggio in Francia in incognito, le ha fatto visita. Ma l’ira della Regina è ormai lontana e Jeanne fa la sua vita: si concede nuovi amanti, prima il conte inglese Henry Seymour, poi il duca di Cossè- Brissac.

Elisabeth Vigée-Lebrun,”Ritratto di Madame du Barry”, olio su tela, 1781, Philadelphia Museum of Art, Filadelfia. Jeanne all’epoca aveva 38 anni ed era ancora molto bella

Nel 1789 scoppia la Rivoluzione, ma Madame resta fedele alla monarchia. Nella notte tra il 10 e l’11 gennaio 1791, grazie a una scala trovata nelle vicinanze, i ladri riescono ad entrare nella sua camera del castello di Louveciennes e rubano diamanti e gioielli preziosi per un valore di sessanta milioni di euro attuali. I preziosi vengono ritrovati un mese dopo a Londra, e Madame attraversa ben quattro volte la Manica per tentare di recuperarli. Senza successo.
Il 10 agosto 1792 il Palazzo delle Tuileries viene preso d’assalto dai rivoltosi e la famiglia reale incarcerata alla Torre del Tempio. Parigi è insanguinata dai massacri che non risparmiano il duca di Brissac: la sua testa viene gettata attraverso una finestra nel salone della contessa du Barry. Dopo l’esecuzione di Luigi XVI il 21 gennaio 1793, Jeanne torna precipitosamente in Francia per evitare l’apposizione dei sigilli sulla sua proprietà di Louveciennes. Ma a quell’epoca, un soggiorno in Inghilterra era equiparato ad un aiuto agli emigrati che erano riusciti a sfuggire alla Rivoluzione e implicava l’arresto e la condanna. Malgrado una petizione firmata in suo favore da 59 abitanti di Louveciennes, dichiarata nemica della Rivoluzione, Madame du Barry, dopo un processo sommario, viene condannata alla ghigliottina. L’esecuzione ha luogo nell’attuale Piazza della Concordia l’8 dicembre 1793. Le sue grida, prima che il pesante collare di legno le serrasse il collo, furono udite fino all’altro capo della grande piazza. Aveva cinquant’anni.

Immagine di apertura: la scena della presentazione a Corte del film Jeanne du Barry- La favorita del Re della regista Maiwenn con Johnny Depp nei panni di Luigi XV

Toscana, milanese di adozione, laureata in Medicina e specializzata in Geriatria e Gerontologia all'Università di Firenze, città dove ha vissuto a lungo, nel 1985 si è trasferita a Milano dove ha lavorato per oltre vent'anni al "Corriere della Sera" (giornalista professionista dal 1987) occupandosi di argomenti medico-scientifici ma anche di sanità, cultura e costume. Segue da tempo la problematica del traffico d'organi cui ha dedicato due libri, "Traffico d'organi, nuovi cannibali, vecchie miserie" (2012) e "Vite a Perdere" (2018) con Patrizia Borsellino, editi entrambi da FrancoAngeli. Appassionata di Storia dell'Ottocento, ha scritto per Rubbettino "Costantino Nigra, l'agente segreto del Risorgimento" (2017, finalista al Premio Fiuggi Storia). Insieme ad Elio Musco ha pubblicato con Giunti "Restare giovani si può" (2016), tradotto in francese da Marie Claire Editions, "Restez Jeune" (2017). Nel gennaio del 2022, ancora con Rubbettino, ha pubblicato "Cavour prima di Cavour. La giovinezza fra studi, amori e agricoltura".

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