Milano 27 Novembre 2021

Provate a trovare un solo graffio o un’imperfezione nelle opere di acciaio inossidabile, specchiante, di Jeff Koons esposte a Firenze a Palazzo Strozzi nella mostra Shine. Non li troverete. Il grande artista americano è maniacale, ossessionato da questo aspetto del suo lavoro. Che non si limita alle sculture (tra le più famose Sacred Heart, Hulk, Balloon Dog) ma anche all’esecuzione dei dipinti.

Jeff Koons, “Gazing Ball (Rubens Tiger Hunt)”, 2015 olio su tela, vetro e alluminio. Collezione dell’artista. © Jeff Koons Foto: Tom Powel Imaging

Prendiamo ad esempio quelli che riproducono le opere di Rubens: per fare un centimetro quadrato di pittura il miniaturista incaricato usa 267 pigmenti, e per realizzare una delle sue famose sfere riflettenti di vetro blu, le gazing ball, ne vengono eliminate 300 per tenerne poi una sola, per essere apposta sulla riproduzione di una figura scelta dalla statuaria antica. L’artista dice che questa ricerca della perfezione è una questione di rispetto verso l’osservatore e il collezionista che poi acquisterà l’opera.

Jeff Koons, “Rabbit”, 1986, acciaio inossidabile; Chicago, Museo di Arte Contemporanea © Jeff Koons

A caro carissimo prezzo, come quel coniglietto venduto all’asta nel 2019 da Christie’s per oltre 91 milioni di dollari. Anche in questa mostra fiorentina (che ha visto affluire finora oltre 70.000 persone, ed è a cura di Arturo Galansino e Joachim Pissarro, aperta fino al 30/01/22) ne troviamo uno, nella versione del 1986. Jeff, che ha iniziato a disegnare all’età di tre anni e a sette prendeva già lezioni private di arte, esponendo le proprie opere nel negozio di arredamento del padre e che prima di scegliere questa carriera è stato anche venditore porta a porta di caramelle e carte da regalo, ha lavorato con tutte le materie tipiche della pratica artistica: marmo, legno, vetro, porcellana, bronzo, ma nel 1996 ha scoperto l’acciaio inossidabile, perché, come afferma, voleva lavorare con un materiale proletario, di uso quotidiano, nobilitandolo al punto da renderlo così glossy e invitante anche grazie alla messa a punto di una patina che ha studiato anche con la collaborazione di scienziati. La mostra è un percorso che prende avvio dalle opere degli anni Settanta come lo Sponge Shelf (un ripiano con le spugne che si riflettono in uno specchio), ai famosi fiori gonfiabili, poi un ‘opera iconica come la One Ball Total Equilibrium Tank del 1985 con il pallone da basket della Spalding immerso in un liquido che molto ricorda quello amniotico di un utero.

Jeff Koons, “Italian Woman”, 1986 acciaio inossidabile. Collezione di  Barbara Bertozzi Castelli. © Jeff Koons Foto: Douglas M. Parker Studios, L.A.

C’è anche una Italian Woman che è il busto di Lucia Mondella dei Promessi Sposi di Manzoni, un’opera dedicata a Leo Castelli, il grande gallerista che tanto amava quel romanzo. Tra i dipinti anche quei Tulips (1995/1998) che poi ritroviamo anche come scultura monumentale al Guggenheim di Bilbao dove è anche installato il suo famoso Puppy, scultura “topiaria”.

L’acciaio, sotto le mani di Jeff Koons, diventa malleabile fino a sembrare plastica e un vero e proprio gonfiabile (ma così non è) come in quell’opera Lobster, raffigurante un’aragosta e i cui baffi richiamano quelli di Salvador Dalì, il grande surrealista spagnolo al quale Koons ha spesso guardato.

 

Jeff Koons, Lobster, 2007-2012, acciaio inossidabile lucidato a specchio con verniciatura trasparente; © Jeff Koons Serie Lobster. Foto: Marc Domage/Courtesy Almine Rech Gallery

Le due Veneri esposte a Palazzo Strozzi (Balloon Venus Dolni Vestonice del 2013/2017 e Balloon Venus Lespugue del 2013/2019) confermano i riferimenti di Koons nell’arte antica, anzi preistorica, attingendo appunto a immagini ancestrali. In questi mesi, Palazzo Strozzi ha offerto un ricco palinsesto che affianca questa mostra (promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi con il sostegno del Comune di Firenze, Regione Toscana, Camera di Commercio di Firenze, Fondazione CR di Firenze, Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi e main sponsor Intesa Sanpaolo), tra gli eventi che si possono trovare sul canale Youtube del museo fiorentino, anche la registrazione video di una conversazione tra l’artista americano in dialogo con docenti e ricercatori di fama mondiale su temi quali arte, filosofia e spiritualità.

Approfondire il pensiero dell’artista ascoltandolo dalla sua stessa voce è ancora un’altra, interessante esperienza.

Immagine  di apertura: Jeff Koons, Tulips, 1995-1998, olio su tela; Collezione privata  ©Jeff Koons. Foto: Tom Powel Imaging

Milanese, è giornalista professionista del "Corriere della Sera" da molti anni. Scrive di arte per il "Magazine 7", occupandosi di tematiche che spaziano dall'archeologia al contemporaneo. Con il filosofo francese Jean Guitton ha scritto un libro di dialoghi sul tema della religione e della contemporaneità pubblicato prima in Francia, poi in Portogallo e in Italia ("L’infinito in fondo al cuore", Mondadori, 1998). È autrice e regista di video e di documentari, andati in onda in Francia sul canale televisivo "Arte". Si ricordano in particolare i suoi filmati dedicati a Giorgio Strehler; i suoi dialoghi con il maestro sono stati raccolti nel volume "Il tempo di una vita. Conversazione con Giorgio Strehler", pubblicato dalla De Ferrari Devega. Nel 2013 ha ricevuto a Roma, dalla Galleria Nazionale di Arte Moderna, il premio "Arte Sostantivo Femminile" per essersi distinta nel giornalismo d'arte. Nel corso della sua attività ha intervistato i principali protagonisti del mondo dell'arte: direttori di musei, curatori, collezionisti come François Pinault e artisti tra cui Keith Haring, Cattelan, Damien Hirst, Jeff Koons. Al museo MAMM di Mosca ha curato nel 2017 un'antologica del maestro Pino Pinelli. Collabora alla programmazione artistica di Borsa Italiana; tra le ultime mostre realizzate, quelle dedicate a Lucio Fontana (con un focus sui tessuti disegnati dall'artista) e su Gio Ponti.

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