Pistoia  28 Maggio 2022

Dello scultore e grafico Jorio Vivarelli, uno dei protagonisti dell’arte italiana del secondo Novecento, scomparso nel 2008, si celebra il centenario dalla nascita – 12 giugno 1922 – e sono numerose le iniziative che lo ricordano. Tra queste, la mostra Vita Universa presso il Battistero di San Giovanni in Corte a Pistoia (fino al 23 luglio), promossa dalla Fondazione Vivarelli con il sostegno della Fondazione Caript e la collaborazione di Pistoia Musei e della Cattedrale  presso il Battistero di San Giovanni in Corte, e la donazione di due sue opere al MUSMA, il Museo di scultura e arte contemporanea di Matera, da parte del gruppo “Amici di Jorio Firenze-Pistoia” rappresentato dal professor Giulio Masotti, Presidente della Fondazione Vivarelli.

Un’immagine giovanile dello scultore

Presso la Fondazione, costituita nel 1999 per volontà dei coniugi Vivarelli e che ha sede ad Arcigliano di Pistoia, è possibile ammirare le sue opere e conoscerne il percorso artistico che inizia da giovanissimo. Il padre, abbandonato il duro e poco redditizio lavoro di carbonaio, trova impiego come marmista e Vivarelli apprende così l’uso del mazzuolo, della subbia, della sgorbia e dello scalpello che utilizza per lavorare il legno, la pietra e il marmo. Dopo gli studi alla Scuola Artigiana di Pistoia e poi all’Istituto d’Arte di Firenze, il 10 dicembre del 1942 viene chiamato alle armi e inquadrato nel 830° battaglione di fanteria con destinazione Bocche di Cattaro in Montenegro, poi in Albania. Quella che doveva essere “la gloriosa avventura” della guerra, con l’8 settembre 1943 si trasforma in una lunga prigionia presso i campi di concentramento di Trier nella parte occidentale del Land tedesco della Renania. Dopo due lunghi anni di umiliazioni e sofferenze al Konzentrationslager, riesce a fuggire e a rientrare a piedi a Pistoia, passando dalla Bulgaria, Ungheria e Austria e portando in uno scarpone la bandiera tricolore. Tornato a Pistoia trova la sua casa distrutta.
Nel difficile periodo del dopoguerra sposa nel 1949 Giannetta Angela Pini, si trasferisce a Firenze e trova impiego come direttore di una fabbrica di ceramiche con venticinque operai. Ha inizio il suo primo periodo artistico noto come Periodo Emozionale nel quale lo scultore, utilizzando materiali poveri, testimonia la fragilità della condizione umana e il legame con la terra natia. Celebri sono le sculture Vecchio predicatore, Veggente, Terra, Colona Toscana, esposte in una mostra permanente presso il Castello Villa Smilea di Montale.

In un’immagine del 1969 scattata alla Fonderia Michelucci di Pistoia, da sinistra a destra, l’artista, un operaio, l’architetto Stonorov e sua figlia Taskia

Il passo successivo fu quello di entrare a lavorare a Pistoia presso la Fonderia di Enzo Michelucci dove incontra l’architetto Giovanni Michelucci che si entusiasmò delle notevoli capacità artistiche del Vivarelli e lo scelse tra tutti gli scultori della fonderia per modellare i Crocifissi per la Chiesa della Vergine di Pistoia (1956), e della Chiesa dell’Autostrada del Sole a Campi Bisenzio (1963). La collaborazione con gli architetti Michelucci e Bassi, fa sì che Vivarelli si apra ad una nuova stagione creativa nota come La Testimonianza. Sono di Vivarelli e Bassi Conforto – Monumento ai caduti della strada (Quarrata, 1963 – ’64) e Monumento all’Unità Europea, dedicato al grande statista Alcide De Gasperi (Cutigliano 1967). Presso la casa-studio, oggi museo, è ancora possibile ammirare nel parco e nei saloni espositivi i bronzi di questi capolavori.

“Giovani”, 1967, parco della Fondazione Vivarelli

Sempre intorno alla metà degli anni Sessanta, presso la fonderia Michelucci, Jorio conosce l’architetto russo-americano Oskar Stonorov che aveva in precedenza incontrato a Firenze in occasione della mostra di Frank Lloyd Wright a Palazzo Strozzi. Con Stonorov nascerà una amicizia fraterna che permetterà a Vivarelli di affrontare progetti di architettura e scultura, non più per cimiteri, chiese o abitazioni, ma destinati alle grandi piazze di Philadelphia e di Detroit. Vivarelli e Stonorov modellano insieme tutta una serie di grandi sculture intitolate Ragazze Toscane, Adamo ed Eva, Giovani e Le Bagnanti. Nel 1964, con il progetto Riti di primavera, vincono il Primo Premio del Concorso Internazionale per Piazza Kennedy a Philadelphia.

La sala dei crocifissi, Fondazione Vivarelli, Pistoia

Negli stessi anni Vivarelli si fa promotore del movimento Intrarealista assieme a talenti artistici di rilevanza internazionale quali Rafael Alberti, Cesáreo Rodríguez-Aguilera, Miguel Angel Asturias, Abel Valmitjana, Gian Lorenzo Mellini, Federico Fellini. L’esperienza di quel gruppo culminerà nel 1967 con la mostra di Palazzo Strozzi nella Firenze del Sindaco Bargellini, in una città che si stava risollevando dalla disastrosa alluvione. Di questo periodo intrarealista alla Fondazione si ammirano Ara Pacis, I mafiosi, I dirigenti, Il marcio alla radice, Caino e Abele, Amore – salvate la vittima, Ritratto di Miguel Angel Asturias.
Il 1970, invece, è un anno tragico segnato dalla prematura perdita dell’amico architetto Stonorov, avvenuta il 9 maggio in un incidente aereo assieme a Walter Reuther, accanito sostenitore del New Deal e dei diritti civili per gli afro-americani. L’ultimo progetto di Stonorov sarà la casa-studio di Jorio edificata nel silenzio degli ulivi e destinata oltre, ad abitazione familiare, a centro di attività creativa e d’incontro tra culture diverse. L’architetto urbanista Louis Kahn si recherà personalmente a vederla e Vivarelli in onore al suo amico la chiamerà Villa Stonorov. Sempre qui si possono ammirare le opere degli ultimi due felici periodi creativi ovvero quello delle Gemmazioni e poi dell’Uomo Nuovo.

La sala dell’Uomo Nuovo, Fondazione Vivarelli

Con il periodo delle Gemmazioni, seguendo l’estetica di Gianbattista Vico, Vivarelli riesce ad armonizzare il “vero fisico” di una forma-albero con il “vero metafisico-spirituale” giocata tra elemento e significato, fra materialità e immaterialità. Sono da ricordare Monito 1968, Liberazione 1969, Ultimo taglio 1970, Ancora una gemma 1973, conservati alla Fondazione e capolavori quali il Monumento a Giacomo Matteotti, 1974 sul Lungotevere a Roma. Sempre seguendo la linea della liberazione della materia, l’artista conclude la sua produzione con Il ciclo delle sette pietre dei saggi noto come dell’Uomo Nuovo che, nel suo insieme, esprime l’idea di una genesi: dal seme nasce l’Uomo Nuovo che, dopo essere stato nutrito dalla madre, viene posto davanti alle verità supreme dal sole e della luna affinché cresca forte, cosciente, responsabile e capace di amare.

Un particolare del “Monumento a Giacomo Matteotti” 1974, Roma, Lungotevere

L’ultima suggestiva scultura de Le pietre dei saggi è Elisir Rivelazione Cosmica realizzata tra il 1982 e l’83. La figura femminile simboleggia l’integrità morale e spirituale e viene scolpita mentre fuoriesce da una colonna a forma di totem per rappresentare la nascita di una umanità nuova, quella che risorge sempre dalle ceneri di ogni tragedia della storia. La scultura ha strette connessioni con il monumento Inno alla vita (1987) che Jorio Vivarelli realizzò per il Parco della Pace a Nagasaki al fine di non dimenticare l’immane distruzione prodotta della bomba atomica. Jorio Vivarelli si è spento a Villa Stonorov il 1° settembre 2008. La sua vita è la testimonianza del suo tempo.

Immagine di apertura: la scultura in bronzo Le madri, del 1959, di Jorio Vivarelli, esposta alla mostra Vita Universa presso il Battistero di San Giovanni in Corte a Pistoia (fino al 23 luglio)

Pistoiese, storica dell'arte e docente. Laureata all’Università di Firenze è stata direttrice della Fondazione Pistoiese Jorio Vivarelli e successivamente ha lavorato presso la Fondazione di Casa Buonarroti a Firenze. Attualmente è nel CdA della Fondazione dell’Antico Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena e collabora con ArtinGenio Museum a Pisa. Ha curato numerose mostre tra le quali quelle di Luciano Minguzzi e di Jorio Vivarelli a Palazzo Vecchio, di Renato Guttuso a Pontassieve, di Michelangelo a Forte dei Marmi e Firenze. Per la Regione Toscana, ha realizzato la mostra permanente sul percorso storico-artistico sulla “Identità della Toscana” a Palazzo Pegaso. Tra le sue numerose pubblicazioni il volume “Ugo Giovannozzi” per le Edizioni dell’Assemblea della Regione Toscana e assieme ad Antonio Paolucci, Francesco Gurrieri e Aurelio Amendola, “I crocifissi di Jorio Vivarelli per le chiese di Giovanni Michelucci”.

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