Firenze 19 Dicembre 2020

A Firenze la Festa dell’Epifania era molto sentita sin dalla fine del Trecento tanto che venne costituita la Compagnia dei Magi che aveva il compito di allestire strade e piazze per accogliere il corteo. Ai tempi di Cosimo il Vecchio, e più precisamente nel 1417, ovvero l’anno seguente al suo rientro dall’esilio, la Confraternita ebbe il sostegno del Signore di Firenze e trovò la sua sede presso il Convento di San Marco. Il 6 gennaio, alla guida della sfilata c’era Cosimo, «il gran mercante», astuto, sottile, generoso con gli amici, impietoso con i nemici, e il figlio Piero.
Questo tema verrà rappresentato nel celebre ciclo pittorico di Benozzo Gozzoli che si trova al piano nobile del palazzo mediceo a Firenze nel quartiere di San Lorenzo in quella che ieri era nota come Via Larga e che oggi conosciamo come Via Cavour (Palazzo Medici Riccardi). Benozzo Gozzoli si chiamava Benozzo di Lese, ma fu ribattezzato dal Vasari nella seconda stesura delle Vite, ed aveva ricevuto una valida formazione dal maestro Beato Angelico collaborando con quest’ultimo alle decorazioni del convento e della chiesa di San Marco.

Nella parete est dell’affresco sono raffigurati Lorenzo il Magnifico in sella ad un cavallo bianco, dietro di lui il padre, Piero Il Gottoso, e il nonno, Cosimo de’ Medici, entrambi su una mula. Dietro un corteo di illustri personaggi (foto di Veronica Ferretti)

Cosimo, che aveva scartato il progetto di Filippo Brunelleschi appellandolo come “troppo imponente”, aveva affidato l’incarico della progettazione del suo palazzo al fedelissimo architetto Michelozzo, che lo aveva accompagnato nel 1433 in esilio a Padova e Venezia, dando così avvio alla realizzazione del nuovo modello di palazzo signorile di città. Il primo signore de facto di Firenze non voleva ostentare la propria posizione sociale, ma piuttosto dichiarare mediante l’edificio che lo rappresentava di essere il garante del bene pubblico e quindi, per non scatenare le invidie dei concittadini, realizzò un palazzo cubico dall’aspetto esterno imponente, ma sobrio ed austero, intorno ad un cortile centrale quadrato con colonne corinzie.
Tra il 1459 e il 1462 Benozzo Gozzoli affrescò la cappella privata della famiglia Medici. Lo spazio era originariamente a forma quadrangolare con una scarsella per l’altare. La cappella era, inoltre, priva di finestre, il che ha consentito l’ottima conservazione dei colori degli affreschi. Questo luogo fu poi rimaneggiato nel Seicento su ordine della famiglia Riccardi che in quel periodo divenne proprietaria dell’edificio.

Nella parete ovest vediamo Giuseppe, Patriarca di Costantinopoli, preceduto dal fratello minore di Lorenzo Il Magnifico, Giuliano de’ Medici con un leopardo sul cavallo (foto di Veronica Ferretti)

Cosimo e il figlio Piero scelsero di affrescare questa piccola cappella con un tema a loro particolarmente caro: il Viaggio o il Corteo dei Magi. Il programma iconografico sintetizza il tema religioso a quello politico: rievocando il Concilio di Firenze del 1439, per la riunificazione tra Oriente e Occidente dove i temi da trattare erano: l’unione con la Chiesa ortodossa, l’estirpazione dell’eresia hussita e la riforma della Chiesa. In occasione del Concilio varie persone di alto rango politico sostarono a Firenze, come Sigismondo di Lussemburgo, il quale aveva avviato il progetto di conciliazione tra le due Chiese, che è rappresentato nell’affresco come Melchiorre, il più anziano dei Magi; Baldassarre ha i tratti di Giovanni VIII Paleologo Imperatore di Costantinopoli; mentre Gaspare, il più giovane dei Magi, è Demetrio Paleologo. I ritratti della famiglia Medici sono posti in primo piano nella parete est, personificati nelle figure di Lorenzo il Magnifico, che precede il corteo su un cavallo bianco, seguito da suo padre Piero il Gottoso e dal nonno Cosimo de’ Medici, entrambi a cavallo di una mula. Sigismondo Malatesta, signore di Rimini, e Galeazzo Maria Sforza, signore di Milano, furono in quegli anni ospiti dai Medici e sono qui rappresentati per celebrare i successi politici della casata. Dietro di loro troviamo un corteo di illustri personaggi tra cui si riconoscono Giorgio Gemisto Pletone (che fece conoscere a Cosimo la filosofia di Platone) Enea Silvio Piccolomini, futuro papa Pio II e anche lo stesso pittore Benozzo, riconoscibile perché guarda verso lo spettatore. Nella stessa fila si trova, girato di tre quarti, il vero ritratto di Lorenzo dei Medici adolescente e ancora umanisti come Marsilio Ficino e Cristoforo Landino.

Nella parete sud il signore barbuto a cavallo è l’Imperatore di Bisanzio Giovanni VIII Paleologo (foto di Veronica Ferretti)

Nella parete sud, il personaggio barbuto su un cavallo bianco è l’imperatore Giovanni VIII Paleologo di Bisanzio. Accanto a lui le tre ragazze a cavallo sarebbero le tre figlie di Piero il Gottoso, Nannina, Bianca e Maria.
Nella parete ovest si riconosce Giuseppe, patriarca di Costantinopoli, su una mula e il fratello minore di Lorenzo, Giuliano de’ Medici. Nella stessa scena sono raffigurati una serie di dignitari bizantini fra esotiche fiere, come linci e falconi. Attualmente la scarsella ospita la copia de “L’Adorazione del bambino” di Filippo Lippi, conservata a Berlino.

Immagine di apertura: un particolare della parete ovest del Corteo dei Magi, l’affresco della cappella privata dei Medici in Palazzo Medici Riccardi, realizzato tra il 1459 e il 1462 da Benozzo Gozzoli (foto di Veronica Ferretti)

Veronica Ferretti
Pistoiese, storica dell'arte e docente. Laureata all’Università di Firenze è stata direttrice della Fondazione Pistoiese Jorio Vivarelli e successivamente ha lavorato presso la Fondazione di Casa Buonarroti a Firenze. Attualmente è nel CdA della Fondazione dell’Antico Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena e collabora con ArtinGenio Museum a Pisa. Ha curato numerose mostre tra le quali quelle di Luciano Minguzzi e di Jorio Vivarelli a Palazzo Vecchio, di Renato Guttuso a Pontassieve, di Michelangelo a Forte dei Marmi e Firenze. Per la Regione Toscana, ha realizzato la mostra permanente sul percorso storico-artistico sulla “Identità della Toscana” a Palazzo Pegaso. Tra le sue numerose pubblicazioni il volume “Ugo Giovannozzi” per le Edizioni dell’Assemblea della Regione Toscana e assieme ad Antonio Paolucci, Francesco Gurrieri e Aurelio Amendola, “I crocifissi di Jorio Vivarelli per le chiese di Giovanni Michelucci”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.