Firenze 28 Aprile 2022

Città di Castello, la terra di Alberto Burri, offre ai visitatori l’opportunità di apprezzare le opere del grande Maestro del Novecento presso gli Ex Seccatoi del Tabacco, oggi museo. I capannoni, cessata l’attività di essiccazione non più redditizia, nel 1990 erano stati messi in vendita per diventare un centro fiere, ma Burri li acquistò. L’artista era affezionato a quel luogo perché i proprietari, nel 1978, gli avevano concesso l’uso gratuito di un capannone per lavorare a Grande Cretto, opera di imponenti dimensioni (15×5 metri) conservata in esposizione permanente al Museo di Capodimonte a Napoli.

La sala M, “Metamorfotex” del 1991, omaggio a Kafka, propone la metamorfosi in nove opere connesse l’una all’altra

Successivamente, sempre in quell’enorme spazio da lui trasformato in studio d’artista, elaborò su una parete di faesite (pannelli di fibre lignee-cellulosiche) il primo ciclo de Il Viaggio (1979) destinato ad una mostra presso l’Alte Pinakothek di Monaco. Negli anni Ottanta qui prendono vita Orsanmichele 1980, Sestante 1982, e i grandi cicli come Rosso e Nero 1984, Annotarsi 1985-87, Non Ama il Nero 1988, Neri 1989 – 1990, Metamorfotex 1991, Il Nero e L’Oro 1992 – 1993.
La Fondazione Burri, in occasione del centenario dalla nascita del Maestro (1915-1995), decise di esaudire il suo sogno e mise mano, a più riprese, alla ristrutturazione dell’ex complesso industriale trasformandolo, dal 2015 al 2022, in un vero e proprio museo con una spesa di oltre 10 milioni di euro. Grazie all’ultimo, definitivo, intervento, durato due anni, è stato possibile cablare, rinforzare e climatizzare nove capannoni suddivisi in 11 sale per una superficie di 7.500 metri quadrati distribuiti su due livelli, di cui quello inferiore riporta un’altezza di 3,30 e quello superiore un’altezza che varia dai 16 ai 18 metri.

La Sala G “Cellotex”, 1975-1984. Le opere qui raccolte documentano l’attività dell’artista intorno a questo materiale  nel decennio 75/85. Il cellotex è un prodotto industriale composto da un impasto ligneo compresso e altri componenti

Nel suo complesso lo sviluppo delle pareti espositive dello stabile è di 1.250 metri quadrati. Così la Fondazione Burri, nel suo insieme, vanta un eccezionale percorso espositivo che inizia da Palazzo Albizzini nel centro di Città di Castello e si conclude negli spazi esterni ed interni degli Ex Seccatoi del Tabacco. Lo storico e critico d’arte Bruno Corà, Presidente della Fondazione, lo scorso 12 marzo, giorno di ricorrenza della nascita dell’artista, si è congratulato per l’esemplare lavoro di restauro condotto dall’architetto Tiziano Sartianesi, coadiuvato da Stefano Valeri, entrambi membri del Comitato esecutivo della Fondazione. Afferma Corà: «Avere una sede come questa ci inorgoglisce molto e ci rende in grado di interloquire con le massime istituzioni internazionali. A maggior ragione richiamo, a nome della Fondazione e della Città di Castello questo primato perché sono veramente pochissimi i musei al mondo dedicati ad un singolo artista che hanno questa dimensione e questa qualità di accoglienza del pubblico, delle scuole e della cittadinanza. La capacità titanica di Burri si esprime oggi al massimo nelle nuove sale dove le sue opere lasciano, negli occhi dello spettatore, stupore e meraviglia. Un patrimonio che ci invidia il mondo intero».

La sala C, “Il viaggio”, 1979. Una serie di dipinti accomunati da un unico titolo. E’ il primo ciclo realizzato dall’artista, che ripercorre alcune tappe fondamentali delle sue esperienze pittoriche

Gli stabili, che originariamente erano privi di intonaco esterno e caratterizzati da mille comignoli, ora ne sono privi e tinteggiati di nero, seguendo il desiderio di Burri. Le vecchie coperture, che nei mesi estivi facevano temere per la trasmissione del caldo con possibili danni ai collanti usati nei supporti dei telai delle opere, ora sono impermeabilizzate e dotate internamente di un sistema di raffrescamento. Sotto i pavimenti, che anticamente erano ricoperti di moquette interrotti da botole in lamiera, si trovavano i condotti dell’aria calda per essiccare il tabacco mentre ora i pavimenti sono con riscaldamento a terra e rivestiti da resine con trattamento opaco antipolvere. Le pareti di faesite attualmente sono di cartongesso tinteggiate di bianco. I problemi di umidità da risalita del terreno sono stati risolti mediante una imponente opera di bonifica e di restauro. Le luci al neon sono sostituite con led ad alta resa cromatica. Gli impianti antincendio sono stati dislocati lungo tutto il perimetro.

L’opera “Scultura”, cretto in ferro del 1978 (i cretti sono opere caratteristiche di Burri su cui si dipana un fitto intreccio di crepe e screpolature)

Aggiunge l’architetto Sarteanesi: «Sono già pronti i fotovoltaici. Inoltre nei due capannoni esterni c’è il progetto di realizzare un bunker che accolga in sicurezza le opere e un laboratorio di restauro. In un altro spazio vorremmo costituire una sezione didattica rivolta non solo alle scuole primarie e secondarie del territorio, ma anche all’Università, ad esempio La Sapienza di Roma. Infine, con l’acquisto da parte della Fondazione di una palazzina adiacente il perimetro dell’ampio giardino della struttura, c’è il progetto di realizzare un punto di ristoro».
Il visitatore può godere all’esterno delle sculture Grande Ferro Sestante, 1982, Grande Ferro K, 1982, Grande Ferro U, 1990. All’interno si trova un’esposizione che complessivamente ospita 128 opere realizzate fra il 1970 e il 1993, 196 grafiche che vanno dal 1957 al 1994, una sezione documentaria, una multimediale, le sale cinema e le mostre temporanee.

Immagine di apertura: la Collezione Burri agli Ex Seccatoi del tabacco; in primo piano la scultura Grande Ferro Sestante del 1982

  • le foto del servizio sono di Veronica Ferretti
Pistoiese, storica dell'arte e docente. Laureata all’Università di Firenze è stata direttrice della Fondazione Pistoiese Jorio Vivarelli e successivamente ha lavorato presso la Fondazione di Casa Buonarroti a Firenze. Attualmente è nel CdA della Fondazione dell’Antico Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena e collabora con ArtinGenio Museum a Pisa. Ha curato numerose mostre tra le quali quelle di Luciano Minguzzi e di Jorio Vivarelli a Palazzo Vecchio, di Renato Guttuso a Pontassieve, di Michelangelo a Forte dei Marmi e Firenze. Per la Regione Toscana, ha realizzato la mostra permanente sul percorso storico-artistico sulla “Identità della Toscana” a Palazzo Pegaso. Tra le sue numerose pubblicazioni il volume “Ugo Giovannozzi” per le Edizioni dell’Assemblea della Regione Toscana e assieme ad Antonio Paolucci, Francesco Gurrieri e Aurelio Amendola, “I crocifissi di Jorio Vivarelli per le chiese di Giovanni Michelucci”.

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