Firenze 28 ottobre 2022

Arricchito di opere significative grazie al nuovo allestimento curato da Daniele Rapino, responsabile del museo, ha riaperto a Firenze alla fine di settembre Palazzo Davanzati, la casa torre medievale della città. Un palazzo costruito verso la metà del Trecento dai Davizzi, ricchi mercanti dell’arte della Calimala (l’arte fiorentina del commercio di panni di lana forestieri) che ne rimasero proprietari per più di un secolo: uno di questi, Lorenzo nel 1498, lo descrisse “un palagio con tre botteghe di lana”, che effettivamente si trovavano al piano terra.

Come si presenta oggi il trecentesco Palazzo Davanzati, una casa torre tipica della Firenze dell’epoca. Si trova in via Porta Rossa, nel cuore del centro storico

L’imponente dimora venne rivenduta ai Bartolini per passare nel 1578 ai Davanzati, una famiglia importante che già aveva molti immobili in quella zona e che ne rimase in possesso per oltre tre secoli e della quale ancora oggi conserva il nome. Fu un periodo vivace per il palazzo che accolse dal 1772 gli “Accademici Armonici”, che vi tennero concerti e spettacoli: lì si esibì Luigi Cherubini e vi esordì nella sua produzione teatrale e lì il Granduca Pietro Leopoldo presenziò all’apertura della Stagione Teatrale del 1773.
Nel 1838 il tragico suicidio di Carlo, l’ultimo discendente dei Davanzati, lasciò incerto il destino del palazzo, che rischiò di essere demolito nel progetto di riordino del centro di Firenze in occasione di “Firenze Capitale” d’Italia, fino a quando Elia Volpi, mercante d’arte e antiquario, lo acquistò nel 1904 con l’idea di far recuperare al palazzo il suo aspetto originario di Casa Fiorentina Antica, sia nelle parti architettoniche che nell’arredo, con una seria e scrupolosa ricerca documentale. Riuscì nel progetto grazie alla sua dedizione e alla consulenza dei migliori studiosi di arte del momento. Nel 1910 la dimora venne aperta al pubblico come museo privato con una maestosa inaugurazione alla quale vennero invitati i personaggi più in vista della cultura, dell’aristocrazia e del commercio antiquario del tempo e la Regina Margherita, alla quale Elia Volpi donò un ventaglio dipinto da lui stesso.
Dopo soli sei anni dall’inaugurazione Volpi decise di concludere quell’avventura e di vendere tutti gli arredi in un’unica, famosissima asta, che si svolse all’American Art Galleries di New York. L’antiquario dovette chiarire di aver proposto l’acquisto del Palazzo e dei suoi arredi al Governo Italiano che aveva declinato l’impegno.

il cortile interno scoperto del palazzo che si sviluppa su cinque piani. Il pavimento della corte ha una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana

Nel 1951 il palazzo diventò proprietà dello Stato e grazie all’appassionata ricerca di mobili, maioliche, arazzi, sculture, dipinti e oggetti di arredo dei Sovrintendenti del passato, fu finalmente riaperto nel 1956 come “Museo della Casa Fiorentina Antica”. Salendo i suoi cinque piani, attraverso le prime scale in pietra e le successive in legno, si provano ancora le sensazioni che un signore medievale doveva avere vivendo o frequentando quella casa torre, struttura frequente a Firenze in quel periodo. Il piano terra non è destinato ad abitazione e si sviluppa con un loggiato che circonda una corte interna scoperta con un pavimento con compluvium che permette di raccogliere l’acqua piovana in una cisterna sottostante.
Salendo, invitati da un leone trecentesco posto all’inizio delle scale in pietra, si raggiungono i vari piani, che si sviluppano in pianta con la stessa distribuzione di ambienti, intorno alla corte con un ballatoio interno. Il nuovo allestimento, finanziato dal Ministero della Cultura, è suddiviso per epoca: il primo piano espone opere e arredi del Trecento e del Quattrocento, il secondo del Cinquecento fino al Settecento, mentre il terzo piano accoglie la nuova sala dedicata ai merletti e ai ricami e ospita la splendida cucina.
Iniziando il percorso, al primo piano nel bellissimo salone di rappresentanza con soffitti lignei decorati, molto luminoso grazie alle grandi finestre, si trovano alcuni arredi quattrocenteschi.

La splendida “Sala dei pappagalli” con il caminetto ornato dallo stemma di famiglia. Gli affreschi rappresentano arazzi decorati con pappagalli

Una finestra interna si apre sul pozzo che serve tutti i piani del Palazzo. Dalla grande sala si accede al locale dove è stato ambientato lo studio di Elia Volpi con ritratti di famiglia, opere d’arte e mobili di gran pregio e una scultura originale cinquecentesca della Madonna con il bambino che l’antiquario teneva a casa sua. Bellissime sono la Sala dei Pappagalli, forse adibita a sala da pranzo, con il caminetto con lo stemma della famiglia, impreziosita da pochi arredi del XV secolo, una pregevole madonna lignea e affreschi che rappresentano arazzi appesi al muro decorati con pappagalli; la Camera Nuziale arricchita da una alta decorazione con stemmi di varie famiglie fiorentine legate ai Davizzi accompagnati da pavoni e per questo chiamata la Sala dei Pavoni, e decorazioni geometriche sulle pareti. Una curiosità: a tutti i piani sono presenti gli “agiamenti”, ovvero i gabinetti, predisposti semplicemente con un buco che va a finire all’esterno.
Molti sono le opere esposte di rilievo: uno scrigno antico, stemmi, il desco da parto. E, capolavoro tessile del Trecento, la cosiddetta Coperta Guicciardini, ispirata alle storie di Tristano, un esemplare unico che dopo più di trent’anni torna visibile in una bacheca, dopo il restauro.

La sala del cinquecentesco armario decorato a grottesche, che contiene armature originali dei Lanzichenecchi. E’ un oggetto molto raro

Al secondo piano abbiamo la stessa distribuzione dei locali, con un nuovo salone principale dove si trovano arredi e oggetti che impreziosiscono gli ambienti, una Sala da Giorno con uno straordinario cassone cinquecentesco appena restaurato con decorazioni a pirografo, lo studiolo e la particolarissima camera da letto (vedi immagine di apertura) con una fascia in alto affrescata con la storia medievale della Castellana di Vergy, e le pareti decorate a panneggi. Era infatti abitudine nel Medioevo nelle case più ricche rivestire le pareti con arazzi e panneggi così da isolare gli ambienti dal freddo invernale.

La Camera delle Impannate con i quattro dipinti su tavola ricurva realizzati verso la metà del Quattrocento

Ma esisteva anche il costume di dipingerli sul muro, uso assai più economico che consentiva di dare vitalità a locali spesso bui a causa delle finestre piccole e affacci su strade strette ed anguste. Vanto del museo è anche un rarissimo armario cinquecentesco decorato a grottesche, realizzato in ambito senese, che contiene armature originali dei Lanzichenecchi ed una cassaforte arricchita di decori straordinari. Al terzo piano molto interessante è la cucina con tutti i suoi arredi dell’epoca e le scritte sulle pareti, particolarità ricorrente sulle pareti non decorate di tutto il palazzo, probabilmente nascoste da arazzi per molti secoli.

La cucina che conserva utensili da cucina e arredi di epoca medievale

La Camera delle Impannate ci ricorda quanto era costoso il vetro nel passato: era uso di “impannare” cioè vestire con “panni” le finestre per proteggersi dal vento e dal freddo, uso frequente nelle campagne toscane fino alla metà del secolo scorso.
All’ultimo piano trova collocazione una straordinaria collezione di merletti e ricami, italiani e stranieri, tra le più importanti d’Italia con un allestimento moderno, facilmente fruibile, dove queste delicate rarità sono facilmente esaminabili in cassetti con umidità e temperatura controllati. Il riallestimento di Palazzo Davanzati è avvenuto sotto la guida della direttrice dei Musei del Bargello Paola D’Agostino con la collaborazione dell’architetto Lorenzo Greppi.

Immagine di apertura: la camera della Castellana di Vergy con le pareti decorate a panneggi

  • Le foto del servizio sono dei Musei del Bargello – Firenze
Nata a Montecatini Terme (Pistoia), si è laureata in architettura a Firenze dove vive e lavora come progettista e arredatrice. Ha collaborato a lungo con l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura, con vari architetti di fama e studi legali. Ha contribuito in passato a pubblicazioni su riviste specializzate in architettura come “l’Arca” e “Villegiardini”.

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