Si chiama ancora Irfe dalle iniziali dei suoi mitici fondatori, la principessa Irina Romanov e il principe Felix Yusupov, la Maison creata a Parigi nel 2008 dalla modella bielorussa Olga Sorokina, griffe che ha sfilato per la prima volta nel 2013 nella capitale francese e ora ha sedi anche a Mosca e a New York. La riscoperta della casa di mode voluta dai due aristocratici nel 1924 rievoca una storia personale legata in modo indissolubile alla rivoluzione di ottobre, agli ultimi splendori della aristocrazia russa e all’omicidio di Rasputin, il monaco che ebbe un ascendente straordinario sulla zarina Alessandra al tramonto dell’Impero. Felix Yusupov (1887-1967) era l’ultimo rampollo di una delle famiglie più ricche della Russia, discendenti dai Tatari, che agli inizi del Novecento possedevano oltre 270.000 ettari di terra, sedici palazzi – tra questi uno a Mosca, un altro in Crimea -, miniere, industrie, distillerie, segherie, beni in Siberia, opere d’arte di grande valore e quant’altro.

La loro residenza, costruita verso la metà del Settecento dall’architetto francese Vallin de la Mothe e rimodellata nel 1830 dall’architetto russo Andrei Mikhailov, era la più “imperiale” di San Pietroburgo (il palazzo, restaurato da una quindicina d’anni, oggi è visitabile).

Nella seconda metà dell’Ottocento l’erede dell’immenso patrimonio della famiglia, Zinaida, definita dai contemporanei la donna più bella della Russia (un suo famoso ritratto è al Museo Russo di San Pietroburgo), sposò il conte Felix Sumarokov, al quale lo Zar concesse di assumere il cognome della moglie, e ebbe due figli. Il primogenito, Nicola, morì in duello; così Felix rimase l’unico erede di questa immensa fortuna. Uomo molto attraente, ma palesemente bisessuale (amava vestirsi da donna e gli vennero attribuiti diversi amanti), riscoprì la sua virilità innamorandosi della bellissima Irina Romanov, figlia di Ksenija, sorella dello Zar Nicola II. Il loro matrimonio, il 9 febbraio del 1914, fu l’ultimo grande evento mondano di una società sull’orlo del baratro.

Felix è passato alla storia perché nel dicembre del 1916 fu il protagonista dell’assassinio di Grigori Rasputin nel suo palazzo, assassinio che sembrava ormai necessario a tutta l’aristocrazia per la nefasta influenza del monaco sulla famiglia imperiale. Invitato ad una serata dove gli era stato promesso un incontro con Irina, Rasputin non trovò la principessa ma accettò la cena (avvelenata) che gli venne offerta. Una fortissima dose di cianuro si nascondeva nel vino e nei pasticcini, ma dopo un primo momento di torpore, l’uomo inaspettatamente, si riprese: sembrò resistere anche alle bastonate e ai colpi di revolver finché venne gettato, legato mani e piedi, nella Neva. Stupefacente ma vero, quando la polizia ritrovò il suo corpo nel fiume il giorno dopo, constatò che era morto per annegamento; piombato nell’acqua ancora vivo, era, addirittura, riuscito a slegarsi. Una fine degna della figura diabolica dipinta dai contemporanei. Il giovane Yusupov, visto il prestigio della famiglia e la parentela con quella imperiale, non fu processato, ma esiliato nella sua tenuta di Kursk, 600 chilometri a sud di Mosca. Evenienza che si rivelò fortunata alla fine, visto che dopo l’abdicazione di Nicola II, il resto della famiglia lo raggiunse in Crimea portandosi dietro diversi Rembrandt e gioielli di inestimabile valore, compresa la perla Pelegrina che apparteneva a Zinaida e molti diamanti. Nella primavera del 1919 le truppe dell’Armata Rossa arrivarono in Crimea ma gli Yusupov da Yalta su una nave da guerra inglese raggiunsero Malta, e da lì l’Italia. Zinaida e il marito si stabilirono a Roma.

Felix e Irina andarono a Parigi, dove da lì a poco diventarono protagonisti della vita mondana della capitale francese ma anche famosi per la loro generosità nei confronti di altri esuli russi meno fortunati. Ancora ricchi, lo divennero ancora di più grazie alla Casa di Moda che crearono, la Irfe (Irina sfilava con i suoi modelli) e alla loro linee di profumi, di grande successo, una per le brune, una per le bionde, un’altra per le rosse, una, infine, per le signore con i capelli grigi (la Maison venne chiusa nel 1931, in seguito al crollo di Wall Street, ma rimasero i profumi). A incrementare il patrimonio dei due esuli arrivò la causa che intentarono contro la Metro Goldwin Mayer per il film del 1932 Rasputin e l’imperatrice, dove il monaco seduceva fino allo stupro una principessa Natasha/alias Irina Romanov. La vicenda si concluse a favore degli Yusupov con un risarcimento di 25.000 sterline, somma enorme a quell’epoca (è da allora che in coda ai titoli dei film compare ogni riferimento a fatti realmente accaduti è del tutto casuale). Felix scrisse anche una autobiografia, pubblicata in Italia da Rizzoli nel 1955, Dalla corte all’esilio. L’unica figlia della coppia, Irina, cresciuta a Roma con i nonni, nel 1938 sposò nella capitale italiana un aristocratico russo, il conte Sheremetev. Dalla loro unione nel ’42 nacque Ksenia che nel 2000 ha ottenuto la cittadinanza russa e ha finalmente potuto vedere il palazzo degli avi, peraltro uno dei meno devastati durante il periodo sovietico perché sede della autorità scolastiche, contribuendo ai lavori di restauro con i ricordi tramandati a lei dalla famiglia.

Ora, la residenza degli Yusupov, tornata allo splendore originale e aperta al pubblico dal 2005, testimonia i fasti dell’epoca imperiale anche se molte opere d’arte che conteneva sono oggi al museo dell’Ermitage. Dall’incontro fra la principessa Ksenia e la modella bielorussa Olga Sorokina è scaturita l’idea di far rinascere nel 2008 la Maison Irfe. Un passato che ritorna con i suoi affascinanti, e inquietanti, fantasmi.
Foto di apertura: Felix Yusupov e Irina Romanova il giorno del loro matrimonio nel 1914 (da www.irfe.com)




