Firenze 23 Gennaio 2021

Sono numerosi i mitrei, luoghi dedicati al culto di Mitra (divinità che sembra derivi dall’omologo dio persiano), disseminati nel territorio italiano a testimonianza di un culto religioso nato nell’area del Mediterraneo orientale intorno al II-I secolo a.C., ancora diffuso al tempo degli imperatori romani, e poi dimenticato. Sappiamo, infatti, che verso la fine del IV secolo d.C. con l’avvento del Cristianesimo come religione ufficiale dell’Impero Romano, le sette pagane furono proibite.
Recenti scavi archeologici hanno permesso di ritrovare i mitrei, cavità create dall’uomo o caverne naturali, sotto edifici di culto attuali. Hanno tutti le stesse caratteristiche: il sito ha un vestibolo d’accesso che conduce ad un rettangolo chiamato spelaeum o spelunca, con panche laterali per il banchetto rituale (l’agape) e si conclude con una nicchia prima della quale si trova un altare dove è raffigurato il dio Mitra nel momento drammatico e sacro della tauroctonia, ovvero dell’uccisione del toro.

Il mitreo di Marino, non distante da Roma, che risale al III Secolo d.C. La divinità indossa una tunica rossa ed è impegnata nell’uccisione del toro, la tauroctonia. Scoperto casualmente nel 1962, è uno dei meglio conservati

La divinità indossa una tunica rossa, con un allegorico mantello stellato e la testa rivolta verso il sole. Il sangue del bovino cola e un serpente e un cane bevono il prezioso liquido. Si tratta di una rappresentazione allegorica della nascita dell’universo che racconta come la stella primigenia (Mitra) versando la linfa della luna, (cioè, il sangue dal toro bianco), spargeva la forza vitale nel cosmo così da generare le creature. L’universo nasceva dunque da un solenne e cruento sacrificio. Per certi versi questa religione si avvicina al culto, anch’esso scomparso, dello Zoroastrismo, la religione dell’Iran antico fino all’avvento dell’islam, che prende il nome dal suo fondatore, Zarathustra e si basa sul dualismo tra due spiriti: da una parte Mazda, Dio supremo e massima espressione del bene, dall’altro Mainyu, lo spirito malvagio creatore del male.

La facciata della Basilica di San Clemente a Roma (foto di Veronica Ferretti)

A Roma, gli scavi archeologici condotti nel 1857 da padre Joseph Mullooly O.P. nella Basilica di San Clemente hanno fatto emergere la chiesa originaria, cui si riferiva San Girolamo nel 392 d.C. e poi i resti risalente al mitreo del I secolo d.C. Nel corso del III secolo d.C. questo edificio fu abbandonato e riempito di terra e pietre, affinché potesse servire da fondamenta per la nuova struttura, la prima Basilica di San Clemente, esistita fino al XII secolo quando essendo pericolante fu abbandonata e riempita di detriti fino alla cima delle colonne che separavano le tre navate. Su queste nuove fondamenta venne eretta l’attuale basilica di San Clemente.

Particolare del sarcofago di Fedra e Ippolito, Basilica di San Clemente, Roma (foto di Veronica Ferretti)

Nella Basilica inferiore di San Clemente si trovano l’antico affresco con le Storie di San Clemente e di Sant’Alessio risalenti al 1080 – 1099 e lo splendido sarcofago romano su cui è rappresentata la leggenda di Fedra e Ippolito. Di grande importante spirituale è anche la tomba dei due apostoli slavi, i Santi Cirillo e Metodio. Da questo livello una scalinata conduce al vestibolo con l’altare mitraico (vedi immagine di apertura) mentre alla fine del corridoio c’è la schola mitraica. Uno stretto corridoio conduce alla maestosa struttura rettangolare, composta da una serie di stanze, risalenti a Vespasiano (67-79 d.C.) che si pensa fosse in qualche modo collegata alla zecca dell’antica Roma.

L’affresco all’ingresso del mitreo di Sutri: raffigura la Madonna con il bambino, San Michele, San Giacomo e San Cristoforo con le frecce

A Sutri, non lontano da Viterbo, troviamo un altro sorprendente mitreo, quello della chiesa rupestre della Madonna del Parto protettrice delle partorienti. Il piccolo edificio di culto, interamente scavato nel tufo nel XIII-XIV secolo ai piedi della collina sulla quale sorge Villa Savorelli e a pochi metri dall’Anfiteatro, è un luogo di antiche suggestioni mistiche. Prima di accedere all’ipogeo è ammirabile l’affresco con la Madonna, San Cristoforo, San Giacomo e San Michele in Gargano: da qui si passa all’ambiente principale diviso in tre navate e scandito da due file di pilastri, dieci per lato. La navata centrale è ricoperta da una volta a botte mentre le navate laterali hanno la larghezza di circa un metro e presentano una copertura piana.

Lungo le pareti ci sono delle banchine utilizzate anticamente per il banchetto mistico durante le celebrazioni in onore del dio Mitra. Successivamente questo luogo è stato trasformato da culto pagano a culto cristiano e, come già detto, accoglie le immagini della Madonna del Parto.

Immagine di apertura: il mitreo della Basilica di San Clemente a Roma. Risale al I secolo d.C.

Veronica Ferretti
Pistoiese, storica dell'arte e docente. Laureata in Lettere all'università di Firenze, è stata direttrice della Fondazione Pistoiese “Jorio Vivarelli” e successivamente ha lavorato presso la Fondazione di “Casa Buonarroti” a Firenze. Ha curato numerose mostre tra le quali quelle di Luciano Minguzzi e di Jorio Vivarelli a Palazzo Vecchio, di Renato Guttuso a Pontassieve, di Michelangelo a Forte dei Marmi. Per la Regione Toscana, ha realizzato la mostra permanente sul percorso storico-artistico sulla “Identità della Toscana” presso Palazzo Pegaso. Tra le sue pubblicazioni, il volume “Ugo Giovannozzi maestro dell'architettura eclettica” per le Edizioni dell’Assemblea della Regione Toscana e assieme ad Antonio Paolucci, Francesco Gurrieri e Aurelio Amendola, “I crocifissi di Jorio Vivarelli per le chiese di Giovanni Michelucci”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui