Milano 23 Giugno 2021

Un filo rosso lega le istituzioni italiane dal Risorgimento ai giorni nostri, un continuum che influenza e indica allo Stato la direzione da intraprendere. Il fenomeno della Massoneria è tutt’altro che scomparso in Italia: le tre «obbedienze» principali, il Grande Oriente d’Italia, la Gran Loggia Nazionale d’Italia e la Gran Loggia Regolare d’Italia contano oggi circa 40mila affiliati. Come ha scritto Norberto Bobbio ne Il futuro della democrazia «mentre la presenza di un potere invisibile corrompe la democrazia, l’esistenza di gruppi di potere che si avvicendano mediante libere elezioni resta, almeno sino ad ora, l’unica forma in cui la democrazia ha trovato la sua concreta attuazione». Non è una questione di numeri, ma di metodo.

La taverna “Goose and Gridiron” di Londra dove fu fondata la prima loggia massonica il 24 giugno 1717

La Massoneria è attiva in Italia dal 1730. La prima loggia, che si riuniva in una taverna-albergo, fu creata a Firenze nel 1731 da un gruppo di inglesi con alcuni toscani; altre si aggiunsero poi a Napoli, Torino e Milano. La sua presenza è una costante in tutti i momenti chiave della nostra storia, a partire dall’Unità d’Italia, per la quale è stato determinante il ruolo di massoni di grande spessore come Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini, Camillo Benso di Cavour. L’apporto della «fratellanza» agli sviluppi politici del Paese lo si ritrova anche in occasione della presa del potere da parte del Fascismo: erano massoni molti sansepolcristi, così come lo erano i quadrumviri Bianchi, De Bono, Balbo e De Vecchi, prima che il Regime bandisse le obbedienze. Ancora, influenze massoniche, ormai documentabili, hanno coinvolto molti degli inquilini del Quirinale, dal primo Presidente, Enrico De Nicola, a Giuseppe Saragat. Fino ad arrivare alle confessioni del Gran Maestro Giuliano Di Bernardo che rivela l’esistenza di un patto segreto tra Bettino Craxi e Giulio Andreotti, mediato dalla massoneria, pensato per portare il leader Dc alla Presidenza della Repubblica.

La copertina del libro “Potere Massonico” di Ferruccio Pinotti edito da Chiarelettere

Di questo, e di quanto conta ancora oggi la Massoneria in Italia, si è occupato il giornalista de il Corriere della Sera Ferruccio Pinotti, già autore di noti libri di inchiesta, in Potere massonico, “La fratellanza che comanda l’Italia: politica, finanza, industria, mass media, magistratura, crimine organizzato” (Chiarelettere). Un lavoro denso di approfondimenti esclusivi – la prefazione è di Aldo Cazzullo – , strutturato attorno all’analisi di alcuni delicati capitoli di storia recente, uno su tutti la privatizzazione dei gioielli di Stato degli inizi degli anni Novanta, partendo dall’analisi dei rapporti dei “potenti” con la Massoneria. Il libro mette in evidenza le reali dimensioni del network degli incappucciati, esteso ad ogni sfera della politica e non solo, grazie ad una corposa analisi delle commistioni che legano alcuni ambienti della Massoneria alle “cupole” del crimine organizzato. Un’attenta lettura di documenti giudiziari, testimonianze esclusive di magistrati coraggiosi come Luca Tescaroli e Antonio Ingroia (oltre ad un’intervista a Luca Palamara) permettono di delineare un quadro che, in alcune occasioni, appare disarmante. Le rivelazioni di Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia, di cui Ferruccio Pinotti è consulente, mostrano gli sforzi dello Stato per contrastare questo fenomeno, raccontando i progressi ottenuti dalla precedente Commissione Bindi. Esiste un’immagine che descrive al meglio il ruolo delle logge a contatto con i clan e le cosche mafiose. È quella della «camera di compensazione», il luogo protetto dove politica, finanza e imprenditoria privata collusa scambiano informazioni, stringono alleanze e realizzano affari con esponenti dell’ndrangheta.

Palazzo Giustiniani a Roma, sede del Grande Oriente d’Italia dal 1901 al 1985

Rivelatrici, in questo senso, le parole di Pantaleone Mancuso, per anni a capo dell’omonima cosca, intercettate dalle autorità nel 2013: «La ‘ndrangheta non esiste più! (…) Adesso la ‘ndrangheta fa parte della Massoneria, diciamo è sotto la massoneria. (…) La ‘ndrangheta non c’è più è rimasta la Massoneria e quei quattro storti che ancora credono alla ‘ndrangheta!…». Non manca poi il racconto delle connessioni con il mondo della grande finanza. Al centro dell’attenzione le valenze massoniche che hanno connotato la nascita e lo sviluppo di grandi gruppi industriali come la Fiat, delle grandi banche, dalla Comit alla Bnl, fino a colossi come l’Eni. Significative a questo proposito le confessioni di un grande vecchio della finanza come Florio Fiorini, che aiuta a tracciare la rete di connessioni e intrecci fondati sull’appartenenza alle logge.

Il Museo della Simbologia Massonica nel cuore di Firenze: dal 2012 vi sono esposti 10.000 oggetti databili dalla fine del Settecento ad oggi

Il quadro che emerge è quello di un Paese immobile, privo di ascensori sociali. La Massoneria finisce per cumularsi con molti altri “poteri” occulti che popolano l’Italia, in grado di trasformarsi nel veicolo per accedere a carriere e posizioni di prestigio. Un Paese che ancora soffre di una limitata libertà di informazione (siamo al 41esimo posto nella classifica di Reporters sanf frontières) e si rivela più un punto di partenza che di arrivo. Il rischio è che nei prossimi anni siano più coloro che desiderano partire piuttosto che restare. Molte colpe di ciò le hanno i poteri, invisibili ma concreti, quale, appunto, la Massoneria.

Immagine di apertura: alcuni dei simboli più significativi della Massoneria: l’occhio della Provvidenza, forse il più famoso, la squadra che indica la rettitudine morale e il compasso che evoca l’abilità di mantenere la propria condotta entro certi limiti. La G sta per God, Dio, o per Grande Architetto (foto di OpenClipart-Vectors)

 

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