Firenze 28 Giugno 2022

I pregiudizi sull’invecchiare e quindi sui vecchi, ancora oggi, potrebbero riempire diverse pagine di un elenco telefonico. Idee precostituite, fondate spesso su convinzioni diffuse e di segno negativo, riguardano sia il processo di invecchiamento sia le persone che lo rappresentano. L’origine dei pregiudizi sulla vecchiaia si perde nel tempo quando, lontani dai progressi attuali della medicina, arrivare alla tarda età in condizioni di fragilità e di dipendenza dall’ambiente, non era una situazione ideale da vivere. Menandro, poeta, commediografo e aforista dell’antica Grecia (342 a.C.-291 a.C.) affermava che «muore giovane colui che gli Dei amano», ripreso più tardi da Giacomo Leopardi: «Muore giovane colui ch’al cielo è caro». Quindi, morire da giovani per sottrarsi alla decadenza. Ancora oggi pensare alla nostra vecchiaia, facendo tutto quanto ci viene suggerito per mantenerci in buona salute, fiduciosi nei progressi della medicina, non basta ad allontanare da noi i fantasmi di una sempre più pesante vulnerabilità.

Francesco Maria Antonini in una immagine della maturità. Ha diretto la Cattedra di Geriatria e Gerontologia dell’università di Firenze fino al 1990

La rivoluzione che, nella seconda metà del secolo scorso, ha portato ad uno studio più sistematico e approfondito dell’invecchiamento e delle malattie dell’anziano è iniziata con la creazione  dell’insegnamento universitario di Gerontologia e Geriatria all’università di Firenze. La Gerontologia come studio dei fenomeni biologici correlati all’invecchiamento e degli aspetti sociologici della Terza Età, e la Geriatria per l’individuazione delle particolari caratteristiche cliniche che le malattie assumono nell’anziano. Due campi inesplorati quando in Italia nel 1962 fu istituita, prima in Europa, la Cattedra di Gerontologia e Geriatria, presso l’Ateneo fiorentino, affidandola al Professor Francesco Maria Antonini (1920-2008), subito rivelatosi personaggio di spicco, innovatore, entusiasta, trascinatore, dalle intuizioni geniali, vero maestro. Un caposaldo dell’insegnamento di quella Scuola fu quello della riattivazione funzionale dell’anziano neuroleso e non più autosufficiente.

Anziani in panchina di fronte al mare; una visione un po’ triste se non si riesce a inventarsi nuovi scopi dopo la pensione

Quindi Geriatria rivolta soprattutto alla riabilitazione, al recupero delle funzioni motorie, del linguaggio, della capacità di manipolazione e dell’uso degli oggetti, creando le condizioni che restituiscano all’anziano la possibilità di un certo grado di autonomia. Quella esperienza clinica, di grande successo, che riportava il paziente nel proprio ambiente familiare poteva essere considerata già la dimostrazione empirica della possibilità di recupero di una funzione cerebrale compromessa. Allora le Neuroscienze erano ancora lontane, quindi l’intuizione di Antonini va vista come la scoperta remota di quella plasticità cerebrale che, nei decenni successivi, si sarebbe sempre più affermata poi come la base di ogni forma di adattamento.

Non è mai troppo tardi per tornare sui banchi di scuola (fonte: Ceteco)

Quella della scuola di Antonini (che ha mantenuto la cattedra fino al 1990) fu una vera e propria rivoluzione copernicana che modificava profondamente la visione gerontofobica della organizzazione sociale fino ad influenzare profondamente vissuti e comportamenti. Nell’ambito della Gerontologia, Antonini fu il primo a parlare di Geragogia, intendendo con quel termine la possibilità di imparare a invecchiare nel miglior modo possibile tenendo conto che l’invecchiamento della popolazione – insisteva, e dagli torto – sarebbe stato il fenomeno più importante del nuovo millennio. Una capacità di previsione davvero straordinaria per l’epoca – eravamo negli anni Sessanta – guardata con scetticismo e supponenza dalla maggior parte dei colleghi. Ma il geriatra insisteva: bisognava insegnare agli anziani a non isolarsi, a vedere il pensionamento come l’inizio di una nuova vita e non come il capolinea dell’esistenza. E fu uno dei primi sostenitori delle università della Terza Età quando l’idea che una persona sopra i sessant’anni tornasse sui banchi di scuola pareva un’eresia, realtà che hanno avuto poi grande diffusione nel nostro Paese. Lui ora non c’è più, è mancato  nel 2008, ma la sua “lezione” si rivela assolutamente valida ancora oggi, visto che i pregiudizi sono difficili da superare.
Che dire? Anziani uscite dall’isolamento in cui vi siete messi accettando passivamente i consigli del cosiddetto buon senso!

Immagine di apertura: foto di Sofia Shultz

Nato a Reggio Calabria, fiorentino di adozione, neuropsichiatra e geriatra. Laureato in Medicina presso l'università di Messina, dopo l’esperienza di medico condotto in Aspromonte, si è trasferito a Firenze presso l’Istituto di Gerontologia e Geriatria diretto dal professor Francesco Maria Antonini. Specializzato in Gerontologia e Geriatria, Malattie Nervose e Mentali, presso l'Ospedale I Fraticini di Firenze si è occupato del settore psicogeriatrico. È stato docente di psicogeriatria all'Università di Firenze. Ha collaborato al "Corriere della Sera" con una rubrica dedicata alla Geriatria.

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