Pavia 28 Giugno 2022

In concomitanza con gli eventi più attesi dal mondo del design italiano, poco prima dell’apertura del Salone del Mobile, negli spazi dei Musei Civici di Pavia è stata inaugurata la mostra Il mondo di Poggi. L’officina del design e delle arti (resterà aperta fino al 30 settembre), allestita all’interno della Sala del Rivellino del Castello Visconteo e curata da Roberto Dulio, Fabio Marino e Stefano Andrea Poli, docenti del Politecnico di Milano, autori dell’omonimo volume pubblicato da Electa nel 2019.

Roberto Poggi al lavoro con uno dei suoi operai negli anni Cinquanta

La collezione offre una densa e importante retrospettiva sulla figura di Roberto Poggi (1924-2020) e sul ruolo chiave che questo artigiano ha avuto nella storia del design italiano. Per oltre sessant’anni, lui con i suoi operai ha realizzato arredi considerati oggi icone del design industriale tuttora presenti nelle collezioni di prestigiosi musei internazionali. La storia della fabbrica affonda le radici nel laboratorio di falegnameria condotto dalla sua famiglia dall’inizio del secolo scorso fino al 1953, anno in cui i fratelli Ezio e Roberto trasferiscono l’attività nell’attuale sede di Via Campania, nella periferia est di Pavia. Negli stessi anni, grazie ad un incontro nel cantiere del rifugio Pirovano a Cervinia, i fratelli Poggi vengono coinvolti nella realizzazione di alcuni pezzi di arredo, dando inizio ad una strettissima e prolifica collaborazione con l’architetto Franco Albini che continuerà, in esclusiva, sino agli anni Sessanta.

Poltroncina “Luisa”, Franco Albini, 1953 (foto di Giuliano Carraro)

Il primo grande risultato frutto di questo sodalizio è l’assegnazione del Compasso d’Oro nel 1955 per la realizzazione della seduta PT1, nota come poltroncina Luisa, opera che fa parte della collezione permanente del MoMA di New York. A partire da questo momento numerosi sono i pezzi prodotti su disegno di Albini da Poggi, come il tavolo Cicognino, la libreria LB7 o il tavolo TL2; alla necessità di sperimentazione dell’architetto milanese si unisce la precisione scrupolosa e artigiana di Roberto (rimasto da solo alla conduzione della fabbrica dal 1962), unione che porterà alla produzione di oggetti dalle forme semplici ed essenziali e per questo senza tempo, la cui vera ricchezza sta nella cura maniacale del dettaglio, dell’incastro e dell’unione tra le singole parti.

Uno scatto della mostra: in primo piano moduli della libreria LB52, 1970, e la lampada “globo tissurato”, 1966, di Ugo La Pietra

Alla fine degli anni Sessanta s’interrompe il rapporto di esclusiva con Albini e iniziano collaborazioni con giovani architetti designer – tra i quali Ugo La Pietra, Vico Magistretti, Marco Zanuso, Afra e Tobia Scarpa – aprendo la produzione a nuovi approcci, spesso quasi opposti tra loro, da parte di una generazione di progettisti che propone inediti sistemi modulari di arredo e l’impiego innovativo di materiali plastici.
In tutte queste collaborazioni rimane imprescindibile la relazione di complementarità tra produttore e progettista sperimentata a lungo con Albini, che si dimostra la chiave per il successo delle realizzazioni. Così come poliedrica è stata la produzione della fabbrica, tanto lo era la personalità di Roberto Poggi, artigiano, progettista e collezionista d’arte. Ai materiali d’archivio si affiancano alcuni significativi dipinti, tra cui opere di Mauro Reggiani, Gianni Dova, Roberto Crippa, Paolo Scheggi, che testimoniano la raffinata sensibilità artistica che guidò uno dei padri fondatori del Design italiano.

Lo spazio della fabbrica Poggi dove sono esposte le realizzazioni più significative di Roberto Poggi (foto Alberto Montaldi, Studio Nerò)

Poggi amava collezionare lavori di notevole significato, acquistandoli attraverso scambi con pezzi d’arredo di sua produzione. La collezione di dipinti e sculture, raccolta tra gli anni Quaranta e Settanta – decenni che corrispondono alla fase più significativa per la fabbrica dal punto di vista della produzione e della vivacità imprenditoriale – si traduce in un veicolo di creatività nei confronti di un lavoro da sempre impostato su una rigorosa sapienza artigianale, ma influenzato da intuizioni artistiche e architettoniche.
È proprio a partire dalla ricca eredità culturale e artistica lasciata da Roberto Poggi che il figlio Carlo, docente del Politecnico di Milano, dal 2020 ha voluto dare nuova vita agli spazi della fabbrica – la cui produzione ha cessato nel 2005 ed è stata seguita nel 2010 dalla chiusura definitiva – e oggi i locali riaprono offrendo ampi opportunità per architetti e designer, per la realizzazione di workshop e progetti legati all’arte, alla fotografia, al cinema, per conferenze ed eventi e per l’installazione di mostre temporanee.

Fabbrica Poggi, la lounge (foto di Alberto Montaldi, Studio Nerò)

Alcuni degli ambienti più strutturati, come la grande sala espositiva, il foyer, la lounge e la terrazza sono dimora dei singoli arredi prodotti dalla fabbrica e di alcuni dei pezzi d’arte collezionati da Poggi padre. Il risultato del costante e sentito lavoro di rinnovo è l’aver restituito al pubblico uno spazio poliedrico ed eclettico, un luogo che può ospitare eventi legati al panorama artistico, architettonico e del design contemporaneo ma con uno sguardo sempre rivolto all’origine e all’identità della fabbrica. Ne è un esempio l’ex archivio tecnico, oggi Archivio storico, in cui sono conservati con cura e precisione i disegni dei prototipi e delle varie fasi di studio e progettazione dei pezzi realizzati, i carteggi, le fotografie da catalogo (alcuni dei quali esposti in mostra) e una vastissima biblioteca ed emeroteca. L’intento è quello di aprirsi nei confronti del mondo accademico per offrire agli studenti l’opportunità di avvicinarsi e studiare in prima persona un’importantissima e fondamentale parte della storia del design italiano.

Immagine di apertura: uno scatto della mostra in corso al Castello Visconteo di Pavia: in primo piano la poltrona Dondolo, Franco Albini, 1958

Giovane architetto pavese, formatasi al Politecnico di Milano e alla Pontificia Universidad Católica di Santiago del Cile, si è laureata con una tesi sulla valorizzazione paesaggistica del patrimonio UNESCO nel territorio di Tivoli. Dal 2019 collabora alla progettazione di mostre e musealizzazioni di siti archeologici e alla didattica presso la facoltà di Architettura dell'ateneo milanese. Appassionata di viaggi e di arte in ogni sua forma, ricerca il bello nella complessa realtà di ogni giorno.

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