Firenze 27 Marzo 2026

Una puntuale ricostruzione della vita e dell’attività politica di un uomo che fu vittima di un manipolo di squadristi guidati dal federale Scorza a compiere la brutale aggressione nei paraggi di Montecatini Terme, in provincia di Pistoia.

La copertina del libro “L’uomo che sfidò Mussolini” di Antonio Carioti, pubblicato da Laterza

Una ricostruzione che si distingue per acume e completezza narrativa. Si tratta della biografia L’uomo che sfidò Mussolini, “Giovanni Amendola, antifascista liberale” per le edizioni Laterza, di cui è autore Antonio Carioti, giornalista culturale del Corriere della Sera e autore di saggi di storia contemporanea. Messa a confronto, come ho potuto fare, perfino con gli Atti di un convegno su “Giovanni Amendola tra etica e politica” che venti e più anni fa si svolse proprio a Montecatini con interventi di Giorgio Spini e Gaetano Arfe’, l’interpretazione dell’attività politico-parlamentare di Amendola opera di Carioti può essere considerata, per la ricchezza e completezza di documentazione storica, come un’opera esaustiva e definitiva. Dopo l’iniziale e drammatica ricostruzione del pestaggio notturno subito il 20 luglio 1925 dal leader aventiniano mentre, fuggendo dalla città termale per tornare a Roma, fu vittima di bastonate che mesi più tardi a Cannes lo condurranno a morte in conseguenza della gravi lesioni riportate, il pregio più evidente dell’autore è la scelta metodologica di seguire Amendola a partire dagli scritti pubblicati sui maggiori quotidiani e riviste culturali del suo tempo.

Giovanni Amendola in una foto del 1915 con la moglie Eva e i figli Giorgio e Adelaide

Amendola nacque a Napoli, da famiglia di Sarno nel 1882. Dopo un primo tirocinio giornalistico, prese le mosse da uno spiccato interesse speculativo, e precisamente dalla filosofia tedesca (alla cui conoscenza diretta contribuì un soggiorno a Lipsia nel 1906), soprattutto kantiana. Nel 1909-1911 visse a Firenze, legato a quell’ambiente culturale, come direttore della Biblioteca filosofica; pur non essendo laureato, nel 1913 tenne come libero docente un corso universitario a Pisa. Una parte della sua produzione filosofica e saggistica uscì sulle riviste fiorentine: Leonardo (1905-1906), La Voce (1908-1912), L’Anima, che nel 1911 fondò e diresse insieme con Giovanni Papini.
Ancor prima dei tempi in cui Amendola diventerà leader politico parlamentare, Carioti ci mostra un giovane di grande “spirito religioso” in dissidio con Benedetto Croce e cultore della filosofia etica di Kant. Un Amendola che presto diventerà figura di rilievo giornalistico e intellettuale come editorialista de Il Resto del Carlino prima e poi del Corriere della Sera diretto, ai tempi della Prima Guerra Mondiale, da Luigi Albertini.

Giovanni Amendola con il direttore del “Corriere della Sera” Luigi Albertini in una foto del 1920 (fonte: Ottavio Borié “Albertini” UTET 1972)

Utilizzando le pagine del Corriere, l’autore evidenzia «il dissenso tra Amendola e Albertini su Caporetto e nella valutazione sul modo in cui la guerra è stata condotta fino alla disfatta del 1917, con Albertini arroccato in difesa di Cadorna e del governo Salandra e Amendola che mette in evidenza deficienze e responsabilità a carico di Salandra e Sonnino».
Carioti ha l’abilità di presentare gli antifascisti Albertini e Amendola con tutti i loro continui dissensi e consensi, come figure diverse del liberalismo classico, ma tra loro strettamente complementari. Il racconto si snoda in un confronto che via via si scompone e si ricompone – come ha già scritto Andrea Carandini – sospinto «dall’istanza superiore del pensiero come ideale di vita per le generazioni future».

Uno scatto giovanile di Eva Kühn, moglie di Amendola (fonte: russi in Italia)

Prima di ricordare la coraggiosa e drammatica svolta dell’Aventino del 27 giugno 1924 all’insegna del “Qui si vince o si cade” in nome di una “fede nella democrazia” contro la violenza fascista (che nei giorni precedenti, il 10 giugno, ha fatto rapire e uccidere Giacomo Matteotti) Carioti ci mostra come la tumultuosa vita di leader politici come Amendola, porti perfino a rotture provvisorie della stessa vita coniugale come avvenne tra lui ed Eva Kühn, l’intellettuale ebrea lituana che aveva sposato nel 1907 (dalla loro unione nasceranno quattro figli: Giorgio, Adelaide, Antonio e Pietro).
La prima separazione, durata poco tempo «per il bene che si vuole ai propri figli», è dovuta al fatto che lei, trasferitasi a Milano, si prodigò per una lista fascista nella quale figurava anche il capo dei futuristi, Filippo Maria Marinetti. La seconda crisi sentimentale che Carioti rievoca con una puntuale ricerca della documentazione epistolare, è invece provocata dallo stesso Amendola che nell’estate del 1924 ha una relazione passionale con la giornalista bulgara Cornelia Pavlova, detta Nelia, la donna che dopo la morte di Giovanni, si dichiarerà «sposata» con lui e madre di «un suo bambino che vive ancora».

La statua dedicata a Giovanni Amendola a Salerno (fonte: campania beni culturali)

L’ ultimo capitolo di questo preziosa biografia presenta un Giovanni Amendola che ormai è diventato capo delle opposizioni parlamentari. «Negli ultimi fuochi della lotta al fascismo ormai trionfante – scrive Carioti – Amendola sul Mondo del 2 luglio 1925, teorizza una alleanza rivolta a sinistra per fermare la deriva totalitaria sulla base delle idealità democratiche e del metodo liberale, un blocco che potrebbe chiamarsi progressista».
Dopo l’attentato di Montecatini che avverrà diciotto giorni più tardi, pur continuando a combattere invocando gli amici ad aiutarlo «a camminare con le grucce per non sentire il peso della mia infermità», Amendola, rifugiatosi in Francia, non avrà più tempo per vedere realizzata questa sua aspirazione.
Lasciato un testamento «con struggenti manifestazioni di affetto e gratitudine per i figli, per la moglie Eva Kühn, per Nelia Pavlova e per il segretario Donnarumma», il 7 aprile 1926 Giovanni morirà a Cannes con accanto il figlio Giorgio e Nelia Pavlova.
Con meschina malafede, il governo di Mussolini all’indomani dirà che «La morte di Amendola non è dovuta alle violenze esercitata sulla sua persona e che perciò non deve essere sfruttata come quella dell’onorevole Giacomo Matteotti».

Immagine di apertura: Giovanni Amendola negli anni della maturità

Vasco Ferretti
Toscano, laureato in Scienze dell'educazione all'Università di Urbino, giornalista fin dal 1975, ha lavorato alla "Nazione" per molti anni ed è stato Direttore dei fogli culturali "Fabbrica e cultura" e "Artetoscana". Per decenni docente di Storia e Filosofia nei licei classici, ha pubblicato vari libri. Fra questi, "Stragi naziste sotto la Linea Gotica: Sant'Anna di Stazzema e Marzabotto (Mursia, 2004), "La resistenza nell'area tosco-emiliana" (1943-45) edito nel 2018 dalla Regione Toscana. Autore di poesie, nel 2020 ha vinto il Premio "Città di Sarzana" con la lirica "Oh, presto, usciamo dalla guerra!" e il Premio "Rocco Carbone" con la raccolta "Come voce di mare sullo scoglio"; nel 2022 il Premio "Lord Byron Porto Venere Golfo dei Poeti", con la raccolta di epigrammi in poesia sulla vita dei poeti Alighieri, Calvalcanti, Rimbaud, Keats, Leopardi ed altri.

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